Home Opinioni URSULA II HA TOCCATO IL FONDO, MA L’EUROPA NE PUÒ USCIRE

URSULA II HA TOCCATO IL FONDO, MA L’EUROPA NE PUÒ USCIRE

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Ursula von der Leyen ha perso la scommessa politica sebbene sia stata riconfermata con la sua seconda eterogenea Commissione. Un colpo di mano (autoritario) le ha garantito una risicata maggioranza parlamentare (solo una decina di voti) lasciando sul terreno un morto conclamato, l’umiliato Parlamento europeo. Inoltre, Ursula si trova a capo di una struttura funzionariale disfunzionale che la detesta e che nel futuro prossimo non avrà altro ruolo che diventare il segretariato del Consiglio, cioè dell’opaco club a porte chiuse dove regnano i governi nazionali.

Ursula, la novella imperatrice autoincoronatasi ha perso la Francia, votata ormai ad un caos politico, sociale, ed economico-fiscale. Lontani e irraggiungibili sono i tempi del funzionalismo d’ispirazione francese che furono incarnati da Jacques Delors. Irripetibili sono anche i recenti tempi del debito pubblico comune, pandemico e post-pandemico.

L’antico euro-lirismo incentrato sull’intesa franco-tedesca non esiste più. Ad esso si è sostituita la divergenza franco-tedesca, con Ursula von der Leyen determinata a fare gli interessi nazionali tedeschi sotto il manto stellato europeo, in un’Europa sempre più ispirata da pulsioni localiste, nazionaliste e autoritarie. Qualcuno sostiene che ciò può essere il viatico per un suo precipitoso ritorno in patria dopo le elezioni anticipate tedesche del prossimo 25 febbraio, con il ruolo di cancelliere tedesco di unità nazionale. Se così sarà, si tratterà di un tradimento tedesco dell’Unione europea, in particolare del Partito popolare europeo (PPE), nell’estremo tentativo di salvare la faccia di Ursula von der Leyen per salvare quella della Germania. Morta l’Europa, Viva l’Europa!

L’Unione europea di Ursula II ricorda gli ultimi giorni della Lega dei comunisti jugoslavi all’inizio degli anni ’90. Come avvenne in quello sfortunato paese vicino, i pasticci costituzionali del ’74 – per l’UE quelli da Maastricht ‘92 a Lisbona ’10 – misero le basi per la rinascita dei nazionalismi, con i drammatici esiti che conosciamo. L’Europa attuale si trova ad essere governata da 27 sciovinismi e populismi mascherati da nazionalismi europei che adottano gli incomprensibili lemmi di “sovranisti”, “conservatori e riformisti”, “europeisti della tradizione” (PPE). Delle forze politiche socialiste e riformiste (S&D) non resta che lo sbiadito ricordo, mentre dei liberali (Renew) e degli ecologisti (Green) ormai si vedono solo le controfigure cooptate da Ursula in ben remunerati incarichi istituzionali.

L’Unione europea dei Trattati è defunta nella sostanza poco dopo essere nata, nel 2001 e poi nel 2008. Durante il lungo regno dell’immobilismo merkeliano, dal 2014 l’Europa vive una profonda sconfitta morale che ha trascinato nel baratro la politica costretta a servire gli interessi dei potentati economici interni ed esterni. Di tutto ciò, oggi sopravvive una stanca retorica delle tradizioni istituzionali e qualche rappresentazione delle antiche glorie europeiste. Proprio come avvenne nell’iconografia jugoslava delle “staffette” antifasciste fino agli anni ‘80.

Un’Europa circondata da guerre che coinvolgono direttamente o indirettamente le due potenze vincitrici del ’45 non offre spazi per lirismi o chiacchiere retoriche. Lo avevano capito i tecnocrati globalisti Draghi e Letta che avevano progettato delle soluzioni “amerikane” rivelatesi inapplicabili vieppiù dopo la schiacciante elevazione del duo Trump-Musk al governo del nostro principale alleato (e protettore occupante). Un indirizzo di protezionismo nazionalista americano (MAGA) combinato all’anarco-tecnologia finanziaria (Musk e la consistente mafia di PayPal), da un lato, e l’autoritarismo etno-religioso mascherato da iper-nazionalismo russo (ed ebraico), dall’altra, pongono l’Europa in una tenaglia da cui è difficile svincolarsi. Oggi è finanche impossibile immaginarlo con le mediocri élite politiche di cui disponiamo. Finanche antichi blasoni dell’identità europea, la Chiesa e la Massoneria, lasciano libero il campo europeo in balia di direttrici esogene ed aliene alle nostre culture. Due universalismi, l’uno sempre più incentrato sull’Asia (sulla Cina in particolare) e l’altro assorbito dal vortice transatlantico che ha trasformato templi e fratelli in comparse hollywoodiane. Delle nostre tradizioni culturali e politiche non resta che un’immagine sbiadita.  

Abbiamo toccato il fondo della parabola europea e di quella europeista. Ma rassegnarsi significa lavorare contro di noi. Non ci conviene affatto!

Segnalando l’utile lettura del libro di un maestro della diplomazia italiana che ripercorre i lunghi decenni di storia vissuta durante la sua carriera (Sergio Vento, “Il XX secolo non è finito. Transizioni e ambiguità”, prefazione di Mario Caligiuri, Rubettino, 2024) è proprio la “guerra fredda” kissingeriana che potrebbe essere la soluzione più utile per l’Europa, l’Unione europea e per i suoi stanchi ed esangui Stati-nazione. Se ben intesa (cfr Ennio Di Nolfo) “la guerra fredda non è la spartizione e sottomissione dell’Europa” come vogliono le rispettive propagande, ma è una “mutua definizione dei ruoli” che si chiude sui singoli scacchieri una volta completate le spartizioni di essi in due aree di influenza. “La guerra fredda non è il bipolarismo”, cioè la falsa guerra fredda che si fonda sulla “minaccia” da contrastare e combattere fino alla “vittoria”. Una tale impostazione mentale non è altro che la visione distorta venuta da un uomo dell’Est (Brzezinski) che si era convinto di una realtà distopica in cui la “minaccia” ne era il perno permanente (ancora oggi tale visione è congenita tra polacchi e baltici). Visione distopica che purtroppo è stata poi ulteriormente deviante nelle mani di abili manipolatori (George Soros) e degli apprendisti stregoni neoCon e neoDem, fino ad oggi. Invece, chi scrive è convinto che per salvarci, noi europei abbiamo bisogno di una “definizione dei ruoli”, una realpolitik nel quadro dell’attuale multipolarismo. Con buona pace anche degli Stranamore della NATO, non abbiamo alcun bisogno di “nemici” e di fantomatiche minacce per esistere e sostenerci.  

Coraggio Europa!

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