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Trump sarà un’anatra zoppa? O un’anatra libera?

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Trump sarà un'anatra zoppa? O un'anatra libera?

Oggi si vota negli Stati Uniti. Gli esiti elettorali, per noi italiani, saranno a disposizione nella giornata di domani

Primo avvertimento ai naviganti.

Gli orari per chi vuole seguire l’evento, che è sicuramente uno dei più importanti dell’anno sono i seguenti.

I primi risultati delle elezioni di metà mandato (Midterm) negli Stati Uniti inizieranno ad arrivare in Italia nella notte tra martedì 3 novembre e mercoledì 4 novembre.

A causa dei diversi fusi orari statunitensi, la chiusura dei seggi e lo spoglio delle schede avvengono gradualmente:

Dalle 00:00 all’01:00 (ora italiana): chiudono le prime urne negli Stati della costa Est (come Indiana, Kentucky, Georgia e Florida) e si iniziano ad avere i primissimi dati parziali.

Tra le 02:00 e le 03:00 (ora italiana): si entra nel vivo della nottata elettorale con la chiusura dei seggi in molti Stati chiave del Midwest e del Sud (tra cui Pennsylvania, Michigan, Texas, Arizona e Wisconsin) e in questa fascia oraria si delineano solitamente i primi trend significativi.

Alle 05:00 – 06:00 (ora italiana): chiudono i seggi nella costa Ovest (California, Oregon, Washington) e infine in Alaska e Hawaii.

Quando si conoscerà il risultato definitivo? Mattina di mercoledì 4 novembre (ore 06:00 – 08:00 italiane). Solitamente si ha un quadro abbastanza chiaro del controllo della Camera e del Senato, salvo gare molto contese. In presenza di seggi in forte bilico, spoglio dei voti per posta o eventuali riconteggi (specialmente in Stati con spoglio lento come la California), la conferma definitiva per il controllo di una delle due camere potrebbe richiedere alcuni giorni.

Secondo avvertimento ai naviganti.

Le elezioni sono negli Usa. Se vincono i democratici non ha vinto la Schlein, Bonelli e Fratoianni possono evitare di esultare. Giuseppe Conte può stare tranquillo che non ha vinto lui. Le elezioni USA non sono le primarie per decidere chi è il più bravo tra i “polli di Renzi”.

Terzo avvertimento ai naviganti

Le lezioni di medio termine sono state perse da vari presidenti in carica: nel 1986 Ronald Reagan, nel 1998 Bill Clinton, nel 2006 George W.Bush e nel 2014 da Barack Obama. Se accadrà anche a Donald Trump sarà in buona compagnia.

Quarto avvertimento ai naviganti

Se Trump perdesse le due camere potrebbe partire alla Camera un processo di impeachment, che sarebbe solo propaganda, in quanto affinché vada a buon fine ci vuole la maggioranza dei due terzi del Senato.

Partiranno sicuramente una quantità di inchieste e di azioni tese bloccare l’iniziativa di Trump, alle quali il Presidente opporrà raffiche di veti.

Cose già viste, che non impediranno a Trump di agire, soprattutto in politica estera, con maggiore libertà, non avendo più niente da perdere, non essendo rieleggibile.

Quinto avvertimento ai naviganti

La questione Epstein. È già cominciato il gioco al massacro delle fotografie che ritraggono Trump con il giro di Epstein. Il fatto è che Epstein e Ghislaine Maxwell non sono solo trafficanti di minori per ricatti sessuali “privati”, ma agenti o asset legati a servizi (in particolare Mossad), e che i dossier completi siano in mano a più agenzie (inclusa l’FSB).

Con ragionevole certezza si sa che Jeffrey Epstein gestiva una rete di traffico sessuale di minori e di ricatti. Questo è stato accertato in sede processuale (accuse, testimonianze, condanne, accordi di plea).

Ghislaine Maxwell è attualmente in prigione negli USA dopo essere stata condannata da un tribunale federale americano per il suo ruolo centrale in quel sistema.

Il padre di Ghislaine, Robert Maxwell, aveva legami documentati e sospetti con i servizi israeliani (e non solo). Questo è un fatto storico riconosciuto da più parti.

Epstein aveva rapporti con persone di entrambi gli schieramenti americani, con politici, miliardari, scienziati e membri di famiglie reali. Non era un “asset” di un solo partito.

È possibile che servizi stranieri abbiano raccolto materiale (Epstein viaggiava molto e aveva relazioni internazionali). L’affare Epstein non è monocolore. Ci sono nomi e frequentazioni che toccano ambienti democratici (Clinton, alcuni donatori, figure di Hollywood e finanza progressive) tanto quanto ambienti repubblicani e bipartisan.

Chi spinge per una riapertura totale e selettiva rischia effettivamente di far emergere materiale scomodo per la propria parte. Una “slavina” di documenti non controllati può colpire in modo trasversale.

Previsioni e sondaggi

Le rilevazioni aggiornate a ieri mostrano un quadro abbastanza netto alla Camera dei Rappresentanti, mentre il Senato resta molto più incerto.

La distinzione fondamentale è questa: il voto nazionale può indicare un orientamento politico, ma il controllo del Senato dipende da una serie di competizioni nei singoli Stati, ciascuna con equilibri propri.

Camera dei Rappresentanti: è composta da 435 membri. Per controllarla servono 218 seggi.

Le analisi pubblicate alla vigilia del voto mostrano: un vantaggio democratico nel voto generico nazionale fra 7,8 e 8,9 punti, a seconda dell’aggregatore; un numero consistente di collegi considerati competitivi; stime esterne molto diverse sul numero finale di seggi: Fox News indica un intervallo di 223 – 240 seggi democratici nel proprio scenario, mentre Election Lab pubblica una propria proiezione centrale di 234.

Il Senato parte da una maggioranza repubblicana di 53 a 47. Per i Democratici, il percorso verso il controllo passa da una combinazione di riconferme e conquiste in Stati dove il voto è molto ravvicinato.

Ecco alcuni dei dati più significativi pubblicati fra il 1° e il 2 novembre:

Senato USA

Sono rilevazioni YouGov riportate da Forbes il 1° novembre, non risultati ufficiali. Alcuni campioni e date di rilevazione differiscono; scarti di uno o due punti sono compatibili con un esito incerto.

Altri Stati da tenere d’occhio:

Georgia: Jon Ossoff 48%, Mike Collins 40% in un sondaggio del 21 ottobre.

North Carolina: Roy Cooper 52%, Michael Whatley 39% in una rilevazione del 20 ottobre.

South Carolina: situazione ravvicinata, con un sondaggio che registra un pareggio 48–48.

Alaska: Mary Peltola 50%, Dan Sullivan 43%, ma il dato citato risale al 3 ottobre e va trattato con maggiore cautela.

Perché il quadro del Senato è diverso da quello della Camera

Ci sono tre elementi da considerare.

1. La geografia elettorale. Gli Stati in cui si decide il Senato non riproducono fedelmente la distribuzione del voto nazionale. Alcuni Stati conservatori possono avere competizioni senatorie ravvicinate, ma questo non significa che il loro elettorato sia diventato stabilmente democratico.

2. Il peso di Trump. Il voto di domani sarà anche una valutazione dell’amministrazione presidenziale. Il sondaggio Reuters/Ipsos del 26 ottobre rilevava un’approvazione di Trump al 32%, con il costo della vita indicato come una delle principali preoccupazioni degli elettori.

3. La partecipazione elettorale. L’affluenza può modificare sensibilmente il risultato. In particolare, occorre verificare se la maggiore mobilitazione registrata nei sondaggi fra gli elettori democratici si tradurrà effettivamente in voti.

Il sondaggista John McLaughlin ha dichiarato sabato a Newsmax che i repubblicani otterranno risultati migliori rispetto a quelli che ha definito “sondaggi fasulli” nelle elezioni di metà mandato di martedì.

Intervenendo al programma “America Right Now, il cofondatore di McLaughlin & Associates ha esortato i repubblicani a continuare a votare fino al giorno delle elezioni. “I repubblicani – ha affermato – stanno andando a votare, ma devono continuare a farlo perché le elezioni sono martedì”.

“Non potete credere ai sondaggi fasulli”, ha detto McLaughlin. “Ricordate che due anni fa, a quest’ora, Kamala Harris sarebbe diventata presidente?”

McLaughlin aveva previsto che i repubblicani avrebbero mantenuto il controllo della camera alta.

“Manterremo – ha detto – il controllo del Senato e questo darà al presidente Trump molto su cui lavorare per i prossimi due anni.”

McLaughlin, che ha affermato di aver lavorato per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, ha citato le elezioni israeliane del 27 ottobre come un monito sui sondaggi. Ha detto che i sondaggi in quella zona avevano previsto che il partito di Gadi Eisenkot sarebbe arrivato primo, “e invece il Likud, con Netanyahu, è al comando”.

In gioco c’è anche l’affluenza.

Se l’affluenza dovesse essere in linea con quella delle precedenti elezioni di midterm, nel 2022, quest’anno potrebbero votare oltre cento milioni di persone. Al voto anticipato sono andati già in venti milioni. La cifra di quasi quattro miliardi di dollari spesi in spot elettorali dà la misura di quanto sia considerata importante questa tornata elettorale.

Il solo Elon Musk, a capo di SpaceX, Tesla e X, alleato di Donald Trump e uomo più ricco al mondo (con un patrimonio di 940 miliardi di dollari, secondo l’ultima statistica Forbes), ha speso 366 milioni di dollari per sostenere i repubblicani, secondo i documenti sui finanziamenti elettorali.

Le elezioni di medio termine, tuttavia, attirano generalmente meno elettori rispetto alle più seguite presidenziali. Nel 2024 per esempio, furono espressi oltre 155 milioni di voti.

Lo spostamento radica di sinistra dei democratici

Un elemento interessante da valutare sarà anche la geografia interna dei democratici.

Nel Partito Democratico USA sta emergendo (o consolidandosi) un’ala più radicale, con candidati che si definiscono democratici socialisti o sono fortemente legati alla Democratic Socialists of America (DSA).

Nelle primarie democratiche del 2026 diversi candidati di sinistra/socialisti hanno sconfitto incumbent moderati o establishment in distretti molto “blu” (sicuri democratici). Si tratta soprattutto di sfide interne, non di battaglie in distretti contendibili.

Esempi principali di candidati democratici socialisti o DSA-endorsed destinati quasi certamente al Congresso (elezioni generali del 3 novembre):

Darializa Avila Chevalier (NY-13) – attivista, ha sconfitto l’incumbent Adriano Espaillat.

Melat Kiros (CO-1, Denver) – ha battuto un incumbent di 15-30 mandati (Diana DeGette).

Donavan McKinney (MI-13, area Detroit) – state representative, democratico socialista, ha sconfitto Shri Thanedar.

Claire Valdez (NY-7).

Chris Rabb (PA-3).

Altri nomi in orbita DSA o progressisti molto a sinistra: Adam Hamawy (NJ), e in California alcuni (Angela Gonzales-Torres, Mai Vang).

Se si uniscono agli già presenti Alexandria Ocasio-Cortez e Rashida Tlaib (entrambe membri DSA), il gruppo in Camera potrebbe passare da 2 a 7-9 democratici socialisti dichiarati o strettamente allineati. Alcuni parlano di un nuovo “Bloc” o di un’espansione della “Squad”.

Anche a livello Senato ci sono figure progressiste forti (non sempre DSA ufficiali): Abdul El-Sayed (Michigan) – supportato da Bernie Sanders e AOC, vince le primarie contro una moderata; non si definisce socialista ma è in orbita e altri come Angie Nixon (Florida, legata a DSA locale) o Peggy Flanagan (Minnesota).

La DSA ha supportato centinaia di candidati a livello locale/statale e una decina a livello federale. Molte vittorie primarie (circa 57% delle sfide in cui erano impegnati) sono arrivate grazie a rabbia su Gaza, critiche all’establishment democratico e richieste di Medicare for All, abolizione dell’ICE, Green New Deal, tasse sui ricchi e fine del denaro corporate in politica.

L’ala sinistra organizzata (DSA + Justice Democrats + rete Sanders/AOC) sta conquistando più spazio interno, specialmente nelle primarie di distretti sicuri, e potrebbe avere più peso nel prossimo Congresso se i democratici vincono la maggioranza.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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