Introdotto il principio della neutralità tecnologica
L’Italia torna al nucleare. È legge. La sinistra del no a tutto ci ha fatto pagare la luce a peso d’oro. Per una vita.
L’altro ieri ha votato compatta contro.
Quanto deve costarci ancora il loro no?
Il Senato ha approvato la legge delega in via definitiva.
PD, Cinque Stelle e AVS si sono opposti fino all’ultimo voto.
Nessuna sorpresa. Non è una posizione, è un riflesso.
No al nucleare. No al Ponte sullo Stretto. Cinque Stelle e AVS pure no alla TAV, no al termovalorizzatore di Roma.
Ogni cantiere è un nemico, ogni opera una minaccia.
Perché?
Perché il no è la rendita politica perfetta. Non costa niente a chi lo dice. Costa a tutti gli altri.
A loro che gli frega?
Nessuno inaugura una centrale mai costruita. Nessuno chiede conto di una bolletta arrivata cara per mancanza di una infrastruttura.
Chi ferma un’opera non paga mai.
Chi la fa, paga tutto: ritardi, costi, proteste.
Così il no diventa comodo. Porta voti, riempie le piazze, regala quella sensazione di superiorità morale di cui la sinistra non sa fare a meno.
Sul nucleare lo strumento è stato uno solo: la paura. Non la loro. La nostra.
L’hanno prodotta, coltivata, cavalcata. Nel 1987 si votò 18 mesi dopo Chernobyl. Nel 2011, 3 mesi dopo Fukushima.
Nel 1987 nessuno dei quesiti aboliva il nucleare. Non importava.
Le centrali furono spente lo stesso. Gli italiani non votarono su un decreto. Votarono sulla paura che qualcuno aveva avuto cura di tenere accesa.
Dopo Chernobyl la sinistra, che stava perdendo la classe operaia, trovò un’apocalisse nuova. Il nemico non fu più il padrone, fu il reattore.
L’ambientalismo diventò identità. E un’identità non si discute: si difende, contro ogni numero.
I numeri, appunto. Il conto lo abbiamo pagato noi.
Il prezzo dell’energia dipende da mille fattori. Nel 2025, però, l’elettricità all’ingrosso è costata in Italia 115,9 euro al megawattora. In Francia, che produce con l’atomo, 61,1.
Ogni mese, per anni, una famiglia italiana ha pagato salato le centrali che non abbiamo costruito. Senza saperlo. Per il loro no.
Le imprese pagano la luce il 24,1% più della media dell’area euro.
Poi le fabbriche chiudono, nel mentre nei salotti si organizzano accorati convegni sulla deindustrializzazione.
Il capolavoro è un altro.
L’atomo ce lo siamo vietato, ma lo compriamo: il 15% della nostra elettricità arriva dall’estero.
Guardate una cartina. Francia a nord-ovest, Svizzera a nord, Slovenia a nord-est. Siamo circondati. Le più vicine stanno tra 100 e 200 chilometri dal nostro confine.
Il rischio ce lo teniamo, perché una nube non si ferma alla frontiera. Il guadagno lo lasciamo agli altri. E sui loro impianti non abbiamo alcun controllo. Tanto c’è Santa Pupa che ci aiuta.
C’è un personaggio che conosciamo tutti. Adesivo No Nuke, auto elettrica in garage. La ricarica di notte, quando costa meno. Con la corrente nucleare francese.
E non è finita.
Dal 2000 in ogni bolletta c’è una voce per smantellare le vecchie centrali, chiuse prima che potessero mettere da parte i soldi per il proprio funerale.
Il funerale lo paghiamo noi. Paghiamo il nucleare senza averlo. Da 26 anni.
Poi ci sono le scorie. Qui il partito del No dà il meglio di sé.
Le 51 aree idonee a ospitare il deposito nazionale hanno detto no tutte. Un solo Comune si è offerto, Trino. È durato 2 mesi.
Così le scorie le abbiamo spedite in Francia, a La Hague.
Ci sono stato: le piscine del combustibile sono vasche d’acqua azzurra, ci si cammina accanto in tuta e cappellino. Sono io quello a sinistra in foto.

Quei rifiuti dovevano tornare nel 2025. Parigi ci ha concesso una proroga fino al 2040. Perché non sappiamo dove metterli.
In Svezia 2 Comuni si sono contesi il deposito. In Finlandia un Comune si è candidato da solo, in cambio di compensazioni e tasse nelle casse comunali.
Lassù il deposito è un’industria. Qui è uno spauracchio da agitare.
Oggi, sconfitti, hanno cambiato registro. Non dicono più “pericolo”. Dicono: tempi troppo lunghi, costi incerti, tecnologie “inesistenti”, come ha detto il PD alla Camera.
Inesistenti. La Cina ha aperto il cantiere del suo piccolo reattore modulare nel 2021 e nel 2025 lo stava già collaudando.
I tempi sono lunghi? Certo. Li hanno allungati loro, per 40 anni. Chi ti ha fatto perdere il treno non può rimproverarti di arrivare tardi.
AVS è arrivata a protestare perché la legge non esclude esplicitamente il nucleare militare. Si parla di bollette e loro evocano la bomba.
Sempre lo stesso strumento. Quando mancano gli argomenti, si alza la paura.
Il governo ha mantenuto un impegno preso con gli elettori. Adesso ogni anno perso è una bolletta in più, una fabbrica in meno, un ingegnere italiano che va a costruire reattori altrove.
Per tutta una vita ci hanno detto che il nucleare era il pericolo.
Il pericolo erano loro.





