
La copia del giornale – qui allegata- è datata 6 ottobre 2018 e riguarda le truffe dei contributi INPS del gruppo Gedi per un danno di quei bei tempi di 3,8 milioni di euro: questione che però ad oggi non è mai stata risolta .

Gedi a quei tempi era controllata dal Gruppo De Benedetti. Carlo, il capostipite, era la tessera N. 1 del Pd e dettava la linea morale al mondo variegato della politica e del sindacato.
Oggi il Gruppo editoriale Gedi è passato al gruppo Agnelli ex Fiat.
La questione non solo non si è mai risolta. Anzi si è aggravata economicamente di molto ma, di molto molto ….
Il rosso del Bilancio ultimo e di 102 milioni di Euro. In compenso la linea è sempre molto “progressista” su quel colore che si ritrova in piena sintonia con il peggio del bilancio pubblicamente esposto .
Che si può fare ? C’è chi pensava di rifarsi l’immagine di potenza utilizzando la disponibilità della spesa pubblica . Di usare la stessa tecnica dei giornalisti con l’Inpgi , trasferendo i debiti del loro fondo autonomo pensionistico nelle casse dell’Iinps , lasciando inalterati i tanti privilegi costruiti con furbizia e costanza di servizio nel passato .
Era l’occasione propizia per dimostrare potenza politica. In fondo una buona mano di comprensione la sta dando da tempo anche Mauro Rinaldini, capo della Cgil.
Pare da segnali che arrivano che questa potenza posta in campo non impressioni molto.
Gli Agnelli- Elkann purtroppo non hanno più un Marchionne da mettere in campo, ne tantomeno un grande protettore del nonno , l’autorevole Haney Kissinger .
Per noi vale il detto, mai scordare i sentieri politici del passato per non cadere nella trappola del trasformismo politico.
L’importante è mantenere una buona memoria e magari iniziare a studiare quale differenza politica esista da sempre tra “la cultura riformista “e quella “progressista “ che è ben frequentata e utilizzata costantemente dal mondo della tecno-finanza green.
Quello che emerge da questa situazione di intreccio tra mondo economico, industriale, finanziario e editoriale è una eclatante incompatibilità.
Incompatibilità che il mondo istituzionale e ha sempre sottovalutato ,ma che nella realtà mette in discussione molti aspetti riguardanti il diritto individuale di ogni cittadino alla trasparenza e alla libera e plurima informazione.
Forse è più che opportuno su temi così importanti fare un serio “esame di realtà” ed inserirlo in una riflessione culturale e politica.





