Home Opinioni MONDO E ARMI SONO CAMBIATI MA MOLTI NON SE NE SONO ACCORTI

MONDO E ARMI SONO CAMBIATI MA MOLTI NON SE NE SONO ACCORTI

0

di Achille Nobiloni

Guardando i talk show televisivi della sera e della mattina mi sorprendo nel notare tra gli ospiti segnali di cambiamento nel modo di giudicare la crisi crisi russo-ucraina e ascolto affermazioni che solo pochi mesi fa suonavano come un’eresia: cose come “sì è vero che la Russia ha aggredito l’Ucraina ma gli Stati Uniti hanno contribuito a determinare le condizioni perché ciò avvenisse”, oppure che “il sostegno offerto a Zelensky era finalizzato solo al proseguimento della guerra” o che “l’unica soluzione ipotizzata dall’Italia è stata quella militare senza alcuna alternativa”. Io queste cose le vado sostenendo da tre anni e quindi sono contento di sentirle dire un po’ più spesso anche in televisione perché forse vuol dire che non sono poi così ingenuo, filorusso o pregiudizialmente antiamericano come mi sentivo rispondere ogni volta che le dicevo.
Dopo lo shock provato a seguito di quello che molti ritengono un voltafaccia di Trump e che a me sembra invece un suo aver finalmente calato la maschera, sono tanti quelli che parlano di un cambiamento mondiale sostenendo, meglio tardi che mai, che l’Europa debba darsi una smossa per emanciparsi dagli Usa.
Ma quale sembra essere la principale, se non addirittura unica, proposta di cambiamento di cui si sente parlare? “Gli Usa non ci garantiranno più la loro protezione militare? Bene, ci dovremo organizzare per difenderci da soli: un solo esercito europeo unificato, massicci investimenti militari, unico tipo standardizzato di armamenti, unico comando militare” e via dicendo!
Ebbene a me viene da chiedermi cosa abbiano veramente in testa i politici, giornalisti e opinionisti che sostengono queste cose. Vogliamo continuare a ragionare in termini di armi? Ho sentito dire che la Russia, nostro potenziale aggressore, dispone di oltre 6.200 testate nucleari e gli Usa, nostri ex-difensori, ne hanno oltre 5.500. Come Europa cosa vogliamo fare, ne mettiamo in cantiere due o 3.000 tanto per dire che ci siamo anche noi?
Quando tre anni fa ci fu l’aggressione russa dell’Ucraina le strade possibili erano due: la via diplomatica e l’opzione militare. Non starò qui a ripetere per l’ennesima volta in che modo la prima fu liquidata come una scemenza di pochi codardi pacifisti e di vigliacchi filorussi antiamericani né come nel frattempo si sia puntualmente verificato tutto quello che “pacifisti” e “antiamericani” avevano facilmente previsto.
Mi chiedo solo con quale ragionamento i politici, giornalisti e opinionisti di cui sopra riescano a parlare di “cambiamento” pensando di poterlo affrontare nel modo più vecchio di sempre. L’unica risposta che mi viene in mente è che il solo cambiamento che riescono a vedere sia quello degli schieramenti militari in campo e quindi, ancora una volta, la loro risposta non possa essere che quella delle armi pensando a riorganizzare la difesa militare europea. E sì che nel mondo di cambiamenti ce ne sono stati tanti, sia nel suo assetto sia nel modo di farsi la guerra!
Una volta, e fino a non troppo tempo fa, i popoli si combattevano per motivi di sopravvivenza, conquista, espansione. I romani si ritrovarono in guerra con i sabini dopo aver rapito le loro donne, senza le quali Roma non sarebbe sopravvissuta.
Nell’antichità le risorse naturali conosciute e utilizzabili erano poche e il più delle volte procurarsele voleva dire sottrarle ai popoli vicini per mezzo della guerra il cui esito produceva sempre dei vinti e dei vincitori con il totale assoggettamento dei primi ai secondi. Gli sconfitti venivano sottomessi e spesso fatti schiavi.
Nel corso dei secoli sono nati e spariti grandi imperi, la guerra è stata una costante nella vita dell’Umanità e dei paesi del mondo divisi da tradizioni, lingua, cultura e condizioni economiche diverse e da saldi confini difesi con le armi.
In epoca assai più recente le due guerre mondiali del Novecento, credo si possano definire la prima più politica e la seconda più ideologica ma comunque derivata dall’esito della prima, hanno segnato un punto di svolta contrassegnato dall’avvento della bomba atomica; un punto di svolta che ha aperto la strada all’assetto del mondo che conosciamo oggi e destinato a subire a breve quell’ulteriore cambiamento di cui tutti parlano.
Senonché il mondo degli ultimi ottant’anni è molto diverso da quello precedente: è un mondo globalizzato in cui tutti a tutti i livelli hanno e avranno sempre più bisogno gli uni degli altri.
Blocchi e aree di influenza sono destinati a diventare sempre più anacronistici (sempre che nel frattempo non si decida di fare saltare tutto in aria!); i confini diventeranno sempre più aperti e le guerre, che prima si combattevano con le mazze di legno, poi con le spade, poi ancora con i fucili e infine con la bomba atomica, già ora si combattono con la tecnologia e la ricerca scientifica, con la corsa all’energia pulita, con la conquista dello spazio e con lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Solo chi continua a pensare a un mondo diviso in blocchi con Paesi e popoli intenti a conquistare e sottomettere i propri vicini (a che scopo poi, se le ricchezze e le risorse anziché sottrarle le une agli altri vengono meglio e più abbondanti se costruite insieme?) può continuare a credere che sia utile dirottare risorse economiche da ricerca, crescita e sviluppo per concentrarle su armamenti quali carrarmati, caccia, missili, bombe di ogni tipo fino a quelle nucleari tattiche per finire con quelle intercontinentali.
Quando tre anni fa scrivevo che l’Europa avrebbe dovuto ritagliarsi un suo ruolo indipendente dagli Stati Uniti per provare a perseguire con tutti i mezzi a sua disposizione l’organizzazione di una conferenza internazionale per ridefinire un nuovo assetto mondiale basato non più sui confini di nuovi blocchi contrapposti e rispettive aree di influenza ma su accordi di collaborazione su: ricerca; sanità; energia; ambiente; sviluppo sociale; ecc. mi sentivo rispondere che erano sogni e belle parole e che prima era comunque necessario sconfiggere Putin. Chissà che invece di fronte all’evidenza dei fatti questa ingenua visione del futuro non possa piano piano iniziare a farsi strada?
Del resto quale futuro potrebbe riservarci un assetto del mondo basato su una tensione costante fra blocchi contrapposti e sulla deterrenza reciproca? Cosa propone in concreto chi sentendosi orfano dello scudo americano sostiene come prima cosa la necessità di difenderci da soli? Difenderci da cosa, da un mondo ostile che invece di cercare di cambiare ci ostiniamo a voler mantenere bellicoso così com’è?

Autore

  • Redazione

    Nuovo Giornale Nazionale è una testata Online totalmente indipendente, di proprietà dell’associazione Libera Stampa e Libera Comunicazione LIBERCOM.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui