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I filmati veri del 7 ottobre 2023 sul punto di essere resi pubblici

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I filmati veri del 7 ottobre 2023

Israele valuta se diffondere pubblicamente l’intero documentario “Bearing Witness to the October 7th Massacre”?

Sono venuta a sapere che Israele sta valutando di rendere pubblico il filmato integrale delle atrocità commesse il 7 ottobre 2023.

La notizia mi ha sconvolta e ho voluto capire esattamente di che cosa si trattasse.

Non parliamo di una ricostruzione cinematografica, né di testimonianze raccontate a distanza di tempo.

Parliamo di 47 minuti di registrazioni autentiche, raccolte dall’IDF nelle settimane successive al massacro: immagini provenienti dalle telecamere indossate dagli stessi terroristi di Hamas, dai loro cellulari, dalle telecamere di sicurezza dei kibbutz, dalle dashcam delle automobili, dai telefoni delle vittime e dei soccorritori, insieme a registrazioni di chiamate e comunicazioni di quella mattina.

Una parte considerevole dell’orrore, quindi, è stata filmata dagli stessi uomini che lo stavano compiendo.

Non cercavano di nasconderlo: volevano mostrarlo, celebrarlo, portarne le immagini a Gaza come un trofeo.

Il filmato, preparato dall’unità del portavoce dell’IDF e conosciuto come
“Bearing Witness to the October 7th Massacre”, documenta l’uccisione di civili, gli incendi nelle case, i rapimenti, l’assalto ai kibbutz e al festival Nova.

Non voglio descrivere le singole sequenze: sarebbe soltanto doloroso e, soprattutto, significherebbe trasformare la sofferenza reale di esseri umani in un elenco dell’orrore.

Finora questo film non è mai stato messo liberamente in rete.
Dal 2023 è stato mostrato soltanto in proiezioni riservate e rigidamente controllate a giornalisti, parlamentari, diplomatici, funzionari governativi, responsabili dei servizi di sicurezza e personalità internazionali.

Gli spettatori dovevano consegnare i telefoni, non potevano registrare nulla ed erano tenuti a firmare un impegno a non riprodurre né diffondere le immagini.

Già nelle prime settimane dopo il massacro furono organizzate decine di proiezioni in numerosi Paesi.

Lo videro esponenti della Casa Bianca, dirigenti dei servizi segreti occidentali, politici e redazioni delle maggiori testate internazionali.

Molti uscirono sconvolti, alcuni senza riuscire a terminare la visione.

Occorre, però chiarire, una cosa: al momento il filmato integrale non è ancora disponibile al pubblico.

Israele sta discutendo se pubblicarlo interamente oppure dividerlo in tre parti di circa quindici minuti.

Tra le possibilità considerate ci sono la diffusione attraverso il ministero degli Esteri e le ambasciate israeliane e attraverso le piattaforme ufficiali dello Stato, X e Telegram.

Non è stata ancora comunicata una decisione definitiva, non esiste una data ufficiale e non esiste ancora un sito autorizzato sul quale poter vedere quei 47 minuti.

In rete circolano da tempo singoli filmati autentici: l’attacco al Nova,
le immagini dei kibbutz, il rapimento delle giovani osservatrici, gli ostaggi trascinati sui veicoli, le riprese delle telecamere di sicurezza.

Nel 2023 lo stesso IDF pubblicò un montaggio di circa dieci minuti.

Ma nessuno di questi materiali corrisponde al filmato integrale riservato.

Chi oggi sostiene di possederlo potrebbe proporre una raccolta di spezzoni già conosciuti, un montaggio non ufficiale, materiale manipolato o perfino un collegamento pericoloso.

Perché Israele sta pensando di pubblicarlo proprio ora?

La discussione è ripresa mentre si prepara la distribuzione internazionale di “NAZA”, il documentario presentato e premiato a Venezia che formula accuse gravissime contro l’esercito israeliano e il suo comportamento a Gaza.

Di fronte alla risonanza ottenuta dal film, una parte delle autorità israeliane ritiene che il mondo debba vedere anche ciò da cui questa guerra è cominciata.

Non la solita frase pronunciata distrattamente “naturalmente condanniamo Hamas” prima di dimenticare tutto.

Ma la realtà concreta del 7 ottobre: uomini armati entrati nelle case, famiglie sterminate, ragazzi inseguiti e uccisi durante una festa, donne violate, persone anziane e bambini trascinati a Gaza, ostaggi esibiti come bottino.

Capisco profondamente le ragioni di chi vorrebbe rendere pubblico quel film.

In questi anni abbiamo assistito alla progressiva cancellazione del 7 ottobre.

Lo abbiamo visto ridotto a una premessa formale, relativizzato, giustificato, trasformato in una conseguenza inevitabile o addirittura negato.

Abbiamo visto gli assassini descritti come combattenti per la libertà e le loro vittime sottoposte a una continua, oscena richiesta di prove.

Israele deve sempre dimostrare.

Deve dimostrare di essere stato attaccato, deve dimostrare che i suoi cittadini sono stati assassinati, deve dimostrare che gli ostaggi sono stati rapiti, deve dimostrare che Hamas utilizza la popolazione civile e, infine, deve persino dimostrare il proprio diritto a esistere.

Eppure, comprendo anche le famiglie che si oppongono alla pubblicazione.
Alcune non vogliono che gli ultimi istanti dei propri cari diventino immagini virali, ritagliate, manipolate e condivise senza rispetto.

La vedova di un uomo ripreso mentre si sacrificava per salvare i figli da una granata disse una frase che racchiude tutto: “Io ricordo le loro vite, non le loro morti”.

È questo il dilemma terribile: mostrare la verità al mondo oppure proteggere ancora una volta le vittime.

Una volta immesso in rete, quel film non potrebbe più essere ritirato.

Verrebbe copiato, spezzettato, decontestualizzato, usato dalla propaganda e forse persino celebrato negli ambienti jihadisti.

Potrebbe raggiungere bambini, sopravvissuti e familiari senza alcuna protezione, provocando un nuovo trauma.

Credo che Israele abbia il diritto e forse anche il dovere di conservare e rendere accessibile la documentazione storica del 7 ottobre.

Ma dovrebbe farlo rispettando la volontà delle famiglie, oscurando o eliminando le sequenze che esse non autorizzano e accompagnando ogni immagine con informazioni precise, verificate e incontestabili.

La verità deve essere preservata e mostrata, ma non al prezzo di sacrificare una seconda volta le vittime.

Io quei 47 minuti non li guarderò.

Non ne sono capace e non ne ho bisogno.

Sapere che esistono mi fa già troppo male.

Non occorre assistere alla morte di un essere umano per riconoscere che è stato assassinato.

Le prove del 7 ottobre sono migliaia: corpi identificati, sopravvissuti, telefonate, registrazioni, reperti, telecamere, confessioni, immagini girate dagli stessi terroristi.

Il mondo potrà scegliere se guardare oppure voltarsi ancora una volta.

Ma nessuno potrà più sostenere di non sapere.

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