Home Politica estera Eritrea, la sponda africana di Hormuz

Eritrea, la sponda africana di Hormuz

0
Eritrea, la sponda africana di Hormuz

La nuova geografia dei corridoi energetici

Hormuz → Oman/Fujairah → Bab el-Mandeb → Eritrea

La crisi di Hormuz sta riportando l’Eritrea al centro di una geografia strategica che sembrava marginale.

Mentre il petrolio cerca nuove modalità per uscire dal Golfo e Bab el-Mandeb diventa più vulnerabile, la costa eritrea acquista valore come parte dello stesso corridoio che collega Golfo Persico, Oman, Mar Rosso e Oceano Indiano.

La spiegazione alla decisione americana di rimuovere le sanzioni contro alcune delle principali entità eritree. Le misure erano state imposte nel 2021, durante la guerra del Tigray, per il ruolo delle forze eritree nel conflitto.

Dopo l’accordo di pace del 2022 erano rimaste in vigore nel quadro dell’emergenza nazionale americana relativa all’Etiopia. Il 18 settembre 2026 quell’emergenza è scaduta e il Tesoro statunitense ha rimosso le relative designazioni.

Non ci sono elementi sufficienti per sostenere che Washington abbia riaperto il rapporto con Asmara per ragioni petrolifere, ma la coincidenza geografica e temporale merita attenzione.

Hormuz è la porta attraverso cui il Golfo Persico comunica con l’Oceano Indiano e Bab el-Mandeb è quella attraverso cui il sistema del Mar Rosso comunica con il Golfo di Aden, ed è tra i due che si sviluppa una delle principali direttrici energetiche e commerciali del pianeta.

Sulla sponda africana di Bab el-Mandeb si trova l’Eritrea, con una lunga costa sul Mar Rosso e il porto di Assab.

La notizia, quindi, non riguarda soltanto la fine di alcune sanzioni ma il ritorno di un Paese sulla carta strategica nel momento in cui quella carta sta cambiando.

Hormuz è diventato più difficile da attraversare e Bab el-Mandeb è più vulnerabile; la dinamica da comprendere è che il petrolio saudita continua comunque a muoversi, attraverso trasferimenti nave – nave, rotte più complesse e costi di sicurezza più elevati.

La guerra non sta semplicemente interrompendo i corridoi energetici, ma li sta costringendo a reinventarsi.

Quando una rotta diventa insicura, il valore si sposta sulla geografia alternativa e proprio per questo Hormuz e Bab el-Mandeb non sono due crisi separate, sono le due porte della stessa vulnerabilità.

È tra queste due porte che l’Eritrea torna sulla carta.

Autore

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui