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Cina – USA: due potenze rivali che hanno bisogno l’una dell’altra

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Cina - USA

Il significato politico dell’incontro

Xi Jinping è arrivato a Washington. Trump è andato ad accoglierlo personalmente, insieme a Melania, ai piedi dell’aereo.
Tappeto rosso, inni, salve di cannone, bombardieri in volo.

Alla Casa Bianca gli onori militari previsti, una grande cerimonia e poi la cena di Stato con alcuni dei più importanti dirigenti della tecnologia americana.

Trump ama lo spettacolo, lo sappiamo.

Ma questa volta lo spettacolo ha un significato politico preciso: mostrare al mondo che Stati Uniti e Cina, per quanto rivali, devono parlarsi. E che ciascuno possiede qualcosa di cui l’altro ha bisogno.
(whitehouse.gov, reuters.com)

L’incontro non è stato improvvisato.
Nei giorni scorsi il segretario al Tesoro americano Scott Bessent e il vicepremier cinese He Lifeng hanno discusso a New York per preparare il terreno.

Anche il segretario di Stato Marco Rubio e il ministro degli Esteri cinese Wang Yi hanno avuto contatti diplomatici. Prima che i due presidenti si stringano la mano davanti alle telecamere, le rispettive delegazioni hanno già cercato di capire dove sia possibile un’intesa.
(reuters.com)

Che cosa c’è sul tavolo?

I dazi, anzitutto.

Poi le terre rare, indispensabili a molte industrie e tecnologie avanzate; i semiconduttori e l’intelligenza artificiale; gli acquisti cinesi di prodotti agricoli e aerei americani.

E ancora Taiwan e l’Iran: questioni sulle quali un’intesa è molto più difficile, ma sulle quali un errore di calcolo può avere conseguenze enormi.

Un primo risultato è già stato annunciato da parte americana: secondo Bessent, la tregua commerciale tra i due Paesi, che sarebbe scaduta a novembre, verrà prorogata fino al 10 gennaio.

È un modo per evitare che la guerra dei dazi riesploda subito.
Non equivale, però, alla soluzione dei contrasti tra Washington e Pechino. (reuters.com, apnews.com)

Ieri mattina a Radio 24 ho sentito un ragionamento che mi ha colpita:
Trump ha bisogno di Xi e Xi ha bisogno di Trump.

È vero, ma vorrei soffermarmi soprattutto sul debito pubblico americano, perché è facile raccontarlo in modo troppo semplice.

Gli Stati Uniti spendono più di quanto incassano ed emettono “titoli di Stato” per finanziarsi.

Per anni la Cina ne ha comprati in grandi quantità, investendo una parte dei dollari guadagnati con le esportazioni.

Questo ha legato finanziariamente le due economie.

Ma non è vero che oggi l’America resterebbe immediatamente senza soldi se la Cina smettesse di comprare quei titoli.

A luglio, secondo il Tesoro americano, i titoli attribuiti alla Cina ammontavano a 618 miliardi di dollari: una cifra enorme, ma inferiore agli oltre 1.300 miliardi raggiunti nel 2013.

Esistono molti altri compratori, americani e stranieri. Inoltre i dati non permettono di vedere con precisione tutti gli investimenti cinesi, perché alcuni possono essere custoditi attraverso intermediari in altri Paesi. (treasury.gov, ft.com, cfr.org)

Il problema, dunque, è più profondo di un ipotetico «interruttore» nelle mani di Xi.

Se diventa più difficile trovare investitori disposti a finanziare il debito americano, gli Stati Uniti potrebbero dover pagare interessi più alti.

E quando il debito è così grande, interessi più alti pesano sui conti pubblici.

D’altra parte, neppure alla Cina converrebbe provocare un crollo dei titoli americani: perderebbero valore anche quelli che possiede.

Ecco perché Trump ha bisogno di un rapporto gestibile con Xi: per il commercio, per le forniture industriali, per la stabilità dei mercati e per evitare una crisi internazionale.

Xi, a sua volta, ha bisogno del mercato americano e di impedire che dazi e restrizioni tecnologiche ostacolino ulteriormente la crescita cinese.

Nessuno dei due sta rinunciando alla competizione.

Xi vuole tempo per rafforzare la Cina.
Trump vuole ottenere risultati economici e presentarsi come l’uomo capace di trattare direttamente con il suo principale rivale.

Per questo guarderò oltre il tappeto rosso e la parata.

La vera domanda è che cosa uscirà dai colloqui?

Forniture più sicure di terre rare?

Accordi commerciali concreti?

Regole per evitare incidenti sull’intelligenza artificiale?

E, soprattutto, che cosa verrà detto su Taiwan?

La cerimonia mostra quanto l’incontro sia importante. Saranno le decisioni prese dopo la cerimonia a dirci quanto sia servito.

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