Un partito minore lancia l’allarme sicurezza
Il partito australiano Family First ha chiesto al governo federale di vietare i Fratelli Musulmani e di aprire un’indagine sulle organizzazioni che, a suo dire, potrebbero essere collegate al movimento islamista.
La richiesta è arrivata in un comunicato diffuso il 18 settembre da Lyle Shelton, direttore nazionale del partito e candidato al Consiglio Legislativo del New South Wales.
Shelton ha spiegato che Family First sostiene una proposta avanzata dallo storico britannico Andrew Roberts, Lord Roberts di Belgravia, durante la cena di gala annuale del Centre for Independent Studies (CIS) a Sydney.
Secondo il comunicato, Roberts avrebbe esortato il governo australiano a vietare la rete di aziende, organizzazioni benefiche, ONG e testate legate ai Fratelli Musulmani, definiti dallo storico “la più grande organizzazione jihadista del mondo”.
Roberts avrebbe inoltre chiesto misure decise contro la propaganda estremista, un controllo più stretto sui finanziamenti e le influenze straniere, risposte più severe contro l’istigazione alla violenza, sostegno alle voci musulmane moderate e un’ispezione sui programmi didattici delle scuole islamiche.
La richiesta di indagine all’ASIO
Shelton ha chiesto che l’Australian Security Intelligence Organisation (ASIO) e altre agenzie investighino sulle attività della Fratellanza e delle organizzazioni a essa collegate, valutandole secondo le soglie legali australiane.
Nel giustificare la richiesta, ha citato l’attacco di Hamas contro Israele del 7 ottobre 2023 e l’attentato sulla spiaggia di Bondi, in cui secondo l’agenzia Australian Associated Press (AAP) sono morte 15 persone e più di 40 sono state ferite.
Family First non ha però indicato il nome di alcuna organizzazione australiana come affiliata ai Fratelli Musulmani.
Un rapporto pubblicato dal CIS ha citato Hizb ut-Tahrir e i Fratelli Musulmani come esempi di fonti islamiste fondamentaliste di antisemitismo che richiederebbero “identificazione e indagini approfondite”.
Va sottolineato che i Fratelli Musulmani non figurano nell’elenco delle organizzazioni terroristiche del governo australiano. Hamas, che secondo il Dipartimento di Stato statunitense si è definito nel proprio statuto del 1988 come un’ala della Fratellanza in Palestina, è invece inserito nella lista australiana dal 4 marzo 2022.
Il nuovo meccanismo legislativo
Il Parlamento australiano ha approvato a gennaio, dopo l’attacco di Bondi, una legge che introduce un meccanismo separato per inserire organizzazioni negli elenchi dei gruppi d’odio proibiti.
Lo ha confermato il ministro degli Affari Interni Tony Burke in una conferenza stampa del 15 maggio, precisando che l’inserimento può essere avviato solo dall’ASIO, seguito da una decisione ministeriale con l’approvazione del procuratore generale e la consultazione dell’opposizione.
Secondo Burke, la soglia per l’ASIO riguarda il fatto che un’organizzazione abbia adottato comportamenti che aumentano il rischio di violenza, mentre la soglia ministeriale riguarda il fatto che abbia sostenuto o commesso crimini d’odio.
Hizb ut-Tahrir è stata la prima organizzazione inserita con i nuovi poteri, secondo quanto riportato dall’ABC a marzo, seguita il 15 maggio dal National Socialist Network, noto anche come European Australian Movement e White Australia.
Sostenere, finanziare, addestrare, reclutare, aderire o dirigere un gruppo inserito nella lista costituisce reato penale, con una pena massima di 15 anni di carcere.
Una tendenza globale
Le richieste in Australia si inseriscono in una spinta internazionale più ampia contro le organizzazioni islamiste, che include misure separate degli Stati Uniti nei confronti di rami e individui legati ai Fratelli Musulmani.
A gennaio 2026 i Dipartimenti di Stato e del Tesoro statunitensi hanno designato i rami libanese, egiziano e giordano del movimento: quello libanese come organizzazione terroristica straniera e come “Specially Designated Global Terrorist”, quelli egiziano e giordano solo con quest’ultima qualifica, per sostegno materiale a Hamas.
Nel marzo 2026 il Dipartimento di Stato ha designato anche i Fratelli Musulmani sudanesi come “Specially Designated Global Terrorist”, indicando in particolare il Movimento Islamico Sudanese e la Brigata al-Baraa Bin Malik, accusati di aver fornito combattenti alla guerra in Sudan e di violenze contro civili.
Le misure statunitensi si inseriscono in un contesto globale già avviato: l’Egitto ha dichiarato i Fratelli Musulmani organizzazione terroristica nel 2013, seguito da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti nel 2014.





