Home Cronaca ANTISEMITISMO, SE È “PROGRESSISTA” È POLITICAMENTE CORRETTO

ANTISEMITISMO, SE È “PROGRESSISTA” È POLITICAMENTE CORRETTO

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L’alleanza atlantica (qui non c’entra la Nato, sia chiaro) del fascismo progressista ha dato il meglio di sé anche ieri, con violenze antisemite ormai insopportabili, nelle piazze italiane, frutto dei soliti noti dell’antagonismo politico e nei campus americani.

A Milano, per la manifestazione per il 25 aprile, all’arrivo della Brigata ebraica in piazza Duomo un gruppo di manifestanti pro Palestina ha iniziato con fischi e insulti, con slogan: “Fuori i sionisti dal corteo”.

La tensione è aumentata, finché i giovani manifestanti pro Palestina hanno tentato di sfondare il cordone di sicurezza della Brigata ebraica, formato da City Angels.

Ci sono stati alcuni minuti di scontri fisici, in cui sono state scagliate sedie contro i baschi e contro i giornalisti. Tra i bersagli anche il cane di un passante, sollevato da terra per il collare e brandito contro la folla.

In piazza Duomo i manifestanti hanno occupato tutta l’area transennata davanti al palco. La fila più estrema di transenne è rivestita di manifesti che inneggiano alla resistenza palestinese. Anche la statua di Vittorio Emanuele II, al centro della piazza, è stata avvolta da una grande bandiera palestinese, nonostante la tripla fila di transenne posta a difesa del monumento.

Accanto alle bandiere palestinesi, anche quelle delle sigle che hanno aderito alla manifestazione: tra gli altri, Unione sindacale di base, Potere al popolo, collettivo universitario Cambiare rotta.

In piazza anche i centri sociali e le realtà antagoniste, come la rete ‘Dax resiste’. ‘Netanyahu assassino’ e ‘Intifada fino alla vittoria’ gli slogan che hanno accompagnato l’entrata in piazza, dove è stato esibito un grande striscione: ‘Fuori i genocidi dalla storia’. Un altro manifesto usa le parole scelte dalla Brigata ebraica ‘Ora e sempre la democrazia si difende’, mutandole in ‘Ora e sempre la resistenza si difende’. Scontri anche  Roma tra i manifestanti pro Palestina e Brigata Ebraica. Sassi contro i cronisti.

Negli Usa sono arrivate raffiche di arresti nei campus, mentre le proteste pro-palestinesi infiammano le più prestigiose università d’America. Da Columbia a Harvard e Yale, da Berkeley a Princeton, MIT, Stanford e all’Università del Michigan, gli studenti sono scesi in piazza contro la situazione a Gaza, con la polizia ripetutamente chiamata a sgomberare tende e ammanettare gli occupanti.

Non succedeva dal ’68, dagli anni bui del Vietnam. Ora si teme un’estate calda, con potenziali ripercussioni sulla convention Dem di Chicago: si svolgerà nella stessa metropoli dove, 56 anni fa, decine di migliaia di manifestanti contro la guerra si scontrarono con le forze dell’ordine, mentre i democratici, senza un candidato forte dopo la rinuncia di Lyndon Johnson, finirono per perdere le elezioni di novembre.

Biden, con un equilibrismo disperato, è entrato nella polemica, cercando di mantenere l’equidistanza tra le parti: “Condanno le proteste antisemite nelle università”, ha detto, ma anche “coloro che non capiscono cosa sta succedendo ai palestinesi”.

Cerchiobottismo puro.

La Columbia è di nuovo l’epicentro della protesta, proprio come mezzo secolo fa. Molti degli studenti che occupano il campus sono ebrei.

Da oggi, per ragioni di sicurezza, gli studenti che non vorranno recarsi fisicamente in aula potranno seguire le lezioni in remoto fino alla fine del semestre: la decisione ha scandalizzato alcuni genitori, determinati a chiedere il rimborso di parte della retta.

Una cinquantina di studenti di Yale che chiedevano all’ateneo di disinvestire da aziende con legami con Israele sono finiti in manette: subiranno sanzioni disciplinari. A New York oltre 150 della NYU che protestavano nella Gould Plaza hanno fatto la stessa fine. Nelle fasi più calde dell’operazione gli agenti hanno sparato spray al pepe sui manifestanti e a loro volta sono stati presi a bottigliate.

Una ventina di tende sono state innalzate sul campus del MIT.

Per ragioni di sicurezza è stato chiuso agli estranei l’Harvard Yard, dove si trovano aule, biblioteche e dormitori: si entra solo col tesserino che può venir smagnetizzato in caso di sospensione. E’ andata così agli occupanti della Columbia, autorizzando in questo modo gli arresti per il reato di ingresso illegale.

Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, a proposito delle proteste contro Israele e contro la guerra a Gaza nei campus universitari americani ha affermato: “Quello che sta accadendo nei campus universitari americani è orribile. Bande antisemite hanno preso il controllo delle principali università. Hanno chiesto l’annientamento di Israele. Hanno attaccato gli studenti ebrei. Hanno attaccato le facoltà ebraiche. Ciò ricorda quello che accadde nelle università tedesche negli anni ’30”.

Sulla questione è intervenuto anche il ministro israeliano della Difesa, Yoav Gallant, che su X ha scritto: “Le proteste che si svolgono nei campus universitari americani non sono solo proteste antisemite, ma incitano anche al terrorismo”.

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  • Redazione

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