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AVEVA RAGIONE PASOLINI, NULLA E’ PEGGIO DEL FASCISMO E DEGLI ANTIFASCISTI

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 di Vito Schepisi
 
“Nulla è peggio del fascismo degli antifascisti” (P.P. Pasolini)
 
Abbiamo visto la carica di coloro che oggi faranno sentire la propria voce, e di quanti hanno intonato “Bella Ciao” alzando la mano col pugno chiuso.
Come pure abbiamo ascoltato il fiume di paroloni di coloro che con tono indignato si sono scagliati contro quei politici, quei parlamentari e quel governo che gli elettori hanno scelto per il governo del Paese.
E’ la nostra Costituzione, però, che indica nell’espressione degli elettori la piena legittimità d’esprimere un esecutivo (il Governo), col compito di dare esecuzione agli impegni programmatici ratificati dal Parlamento.
L’Italia, in piena sintonia con la volontà popolare, e nel pieno rispetto dei modi previsti dalla Costituzione, ha, pertanto, un suo legittimo assetto politico-istituzionale.
Non c’è, pertanto, alcun motivo di dubitare che rispetti quel metodo democratico, acquisito con la liberazione dalla dittatura fascista e con la promulgazione della Carta fondamentale.
La Costituzione, però, non può essere “la più bella del mondo” a giorni alterni, e non c’è scritto, in alcuno del suo articolato susseguirsi di principi, d’una condizione che riguardi l’obbligo degli elettori di scegliere unicamente una precisa parte politica.
La democrazia ha tra le sue opzioni quella della scelta e del cambiamento, anzi sono le sue caratteristiche più virtuose: è chi non le rispetta a porsi fuori.
Il buon senso, si spera, saprà superare tutte le immagini d’intolleranza e tutte le espressioni violente, perché la democrazia si mostri anche come moderazione, tolleranza e pazienza.
Appare persino stucchevole che debbano servire le premesse per affermare che il ventennio fascista è stato un periodo buio della storia italiana.
Il Fascismo ha generato lutti, ingiustizie, violenze.
La scelta a fianco dei nazisti è stata scellerata, e quella scia d’orrore e di sangue è impressa con grande tristezza nelle coscienze del Popolo Italiano.
Il Fascismo, però, è stato sconfitto dalla Lotta di Liberazione e dagli Alleati.
Non c’è più!
La memoria degli orrori del nazifascismo, bisogna pur dirlo, non è stata, però, la sola meritevole di riflessione nella storia nel secolo scorso.
Anche il totalitarismo comunista s’è reso responsabile di lutti ed orrori.
L’ha stabilito il Consiglio d’Europa con la Risoluzione n.1481 del 2019 che ha equiparato il comunismo al nazifascismo.
La consapevolezza degli errori del ventesimo secolo (col prevalere del pensiero forte) avrebbe dovuto stemperare gli animi, avrebbe dovuto unirli nelle scelte per il pensiero libero e democratico, e per i sentimenti di coesione e di pace.
Purtroppo, però, non è stato proprio così.
Se il fascismo, come episodio della Storia, è morto, non sono ancora sopiti i sentimenti d’odio e intolleranza, e c’è ancora chi esercita in servizio permanente la professione dell’antifascista.
Ci sarebbe da notare, per la logica aristotelica, un sillogismo nei metodi tra il fascismo e l’antifascismo: se, ad esempio, Tizio impedisce a Caio d’esprimersi, si dice che Tizio sia “un fascista”; anche Sempronio, però, se intollerante al pensiero di chi non la pensa come lui, è “un fascista”.
Per sillogismo, pertanto, Tizio e Sempronio sono ambedue fascisti.
In questo 25 aprile c’è un governo che vorrebbe uscire dal sillogismo fascismo/antifascismo: è forse questo il motivo per cui in questa Ricorrenza c’è chi è più inferocito che mai?
Il 25 Aprile dev’essere una festa per tutti gli italiani che hanno scelto con convinzione il sistema pluralista e democratico.
Se non sarà così – come si teme – sarà un’occasione perduta per guardare con maggior fiducia e serenità verso il futuro, consapevoli che le sfide che verranno non saranno di poco conto.
Neanche la finezza del pensiero schietto di Leonardo Sciascia è riuscito nel tempo a far comprendere che “Il più bello esemplare di fascista in cui ci si possa oggi imbattere è quello del sedicente antifascista, unicamente dedito a dare del fascista a chi fascista non lo è”.
E neanche un poeta e scrittore, artista e sceneggiatore come Pier Paolo Pasolini è riuscito a convincere quella stessa sinistra di cui, con la sua vita ed il suo lavoro intellettuale, è stato intelligente interprete, che “Nulla è peggio del fascismo degli antifascisti”.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

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