Home Opinioni Accoltellatore tredicenne: i falsi mandanti occulti e un colpevole vero

Accoltellatore tredicenne: i falsi mandanti occulti e un colpevole vero

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accoltellatore tredicenne

La distorsione della cronaca italiana verso la responsabilità personale

C’è, nel giornalismo italiano, una stracca predilezione per i colpevoli che non si vedono. Sono più interessanti, più misteriosi e, soprattutto, più comodi di quelli che si possono indicare a dito.

Così, davanti a un tredicenne che ha accoltellato in diretta social la propria professoressa d’italiano, la fantasia investigativa si è messa al lavoro.

Gruppi russi, mandanti occulti, influenze digitali: il delitto, prima ancora di essere compreso, è stato promosso a complotto.

Che il ragazzo possa essere stato influenzato da parole, immagini o modelli incontrati in rete, è un’ipotesi che merita di essere verificata. Ma l’influenza non è la responsabilità; il condizionamento non è la volontà; il contesto non è il coltello.

E, soprattutto: un suggeritore, anche quando esiste – e qui la cosa è tutta da dimostrare mentre è già data per certa – non cancella la mano di chi agisce.

La cronaca italiana, intossicata da decenni di sociologismo marxista – “La colpa è del contesto” – scaduto a buonismo da quattro centesimi, ha sviluppato, nell’opinione pubblica, un’irresistibile allergia verso il concetto stesso di responsabilità personale.

Ogni colpa deve avere un retroterra, ogni delitto una causa remota, ogni assassino un burattinaio. Purché il burattino non sia costretto a rispondere dei propri fili.

Si cercano i mandanti occulti con lo zelo con cui un tempo si cercavano le attenuanti. E, intanto il male, quello concreto, quello che ha una vittima e una mano che colpisce, si dissolve nella nebbia delle spiegazioni.

Naturalmente, a tredici anni, la responsabilità penale è una questione giuridica distinta, che va affrontata secondo la legge. Ma la responsabilità MORALE non comincia con il compimento della maggiore età. Non è il calendario a insegnare all’uomo la differenza fra il bene e il male.

L’antropologia cristiana, così elementare da sembrare oggi sovversiva, non nega le influenze, le fragilità, le pressioni e le colpe degli altri. Nega, però, che l’uomo possa essere ridotto a un prodotto inerte delle circostanze.

L’uomo è innanzitutto libertà: e la libertà è il luogo in cui la responsabilità diventa personale.

Il male può avere dei suggeritori. Ma si intesta intero a chi lo compie.

Questa verità, un tempo persino banale, oggi appare a molti come una bestemmia. In un mondo che ha smarrito Dio e, con lui, il senso del limite umano, è più rassicurante immaginare un burattinaio invisibile che riconoscere la libertà, terribile e concreta, di chi ha impugnato il coltello.

I mandanti occulti, del resto, hanno un vantaggio inestimabile: non possono essere interrogati. E il giornalismo, quando ha esaurito le domande da rivolgere ai fatti, può sempre rivolgerle al mistero. Che, naturalmente, non risponde ma fa audience e fa vendere copie.

Autore

  • Biagio Buonomo

    Biagio Buonomo, napoletano, Dottore di Ricerca in Storia e a lungo professore a contratto di Letteratura Italiana presso l'UNISOB, è stato per ventitré anni notista culturale dell'Osservatore Romano. Scrive saggi di letteratura che pubblica e romanzi che, almeno fino a ora, tiene ben chiusi nel cassetto.

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