I risultati in bilico, lo scontro tra schieramenti serrato
Il 27 ottobre si vota in Israele, le prime elezioni politiche dopo i fatti del 7 ottobre 2023.
Non sono riuscite le manovre del Governo per rinviarle adducendo a motivo le crisi belliche.
Le opposizioni temono il colpo di coda del nuovo attacco all’Iran, con o senza gli Stati Uniti.
Washington prende tempo, non desidera un’altra battaglia a ridosso delle elezioni di metà periodo al Congresso e così ridurre ulteriormente la popolarità del Presidente e, conseguentemente, del Partito Repubblicano.
I primi sondaggi davano favorito il cartello delle opposizioni, di misura così stretta che non avrebbe raggiunto i 61 seggi alla Knesset necessari a formare un nuovo governo.
Gli ultimi sondaggi vedono in ripresa la coalizione di Destra, al punto che Netanyahu potrebbe tornare Primo Ministro per l’ennesimo mandato.
Oppure che il recupero non sia tale da consentirgli di mantenere la maggioranza e costringerlo ad un nuovo assetto. Il governo di unità nazionale con il Centro, a esclusione delle estreme?
Gadi Eisenkot, l’ex Capo di Stato Maggiore, continua a essere in testa nei favori dell’elettorato.
Una foto di gruppo a casa di Yair Lapid lo vede assieme a Naftali Bennett, Avigdor Lieberman e Yair Golan: l’intero schieramento degli oppositori dalla destra moderata di Lieberman alla sinistra di Golan. Una prova di solidarietà che esclude i partiti arabi.
L’alleanza con loro, sia pure solo a livello di maggioranza parlamentare e non di governo, sarebbe necessaria per superare la barriera dei 60 seggi.
Ma nessuno dello schieramento lo dichiara, ad evitare di perdere il voto di chi diffida degli Arabi in generale. Parimenti nessuno di loro evoca la formula due popoli – due stati. Eisenkot esclude comunque un governo con Netanyahu.
Il ricordo del 7 ottobre pesa sulle intenzioni di voto. Dovrebbe pesare anche sulla valutazione delle responsabilità politiche, mai acclarate da una commissione d’inchiesta.
Donald Trump si pronuncia a favore di Bibi: è un eroe, votatelo. Poco popolare in America e altrove, Trump gode il favore degli israeliani, lo considerano il solo autentico amico rimasto in un mondo che li guarda criticamente se non con sentimenti antisemiti.
Al contrario, l’Amministrazione americana si mostra sempre al loro fianco: dalla polemica con la Corte Penale Internazionale ai veti opposti in Consiglio di Sicurezza.
Se dovesse vincere, Eisenkot sarebbe il primo Premier a venire dai ranghi degli Ebrei di origine sefardita. Egli nasce a Tiberiade da genitori marocchini, l’arabo è la lingua corrente, il curriculum militare è impeccabile per l’esperienza diretta e per avere sacrificato un figlio nella campagna di Gaza.
Il confronto fra gli schieramenti è serrato. Fra la continuità dell’azione di governo e la discontinuità. Fra lo stato di guerra permanente e lo sforzo di mediazione.





