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Israele inizia a votare

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Israele inizia a votare

Gli elettori israeliani chiamati a valutare l’operato di Netanyahu e del suo governo

In Israele alcuni seggi per le votazioni parlamentari di martedì prossimo sono già aperti.
Si tratta degli 850 seggi militari, il 25% dei quali mobili, allestiti nelle basi militari non solo in Israele, ma anche in Libano, Siria e Gaza.
Resteranno aperti fino a domani,  giorno in cui anche il resto del Paese andrà alle urne.

I seggi vengono aperti in zone difficilmente raggiungibili, per permettere anche ai militari che non possono allontanarsi, di esprimere il loro voto, come i 40 avamposti di Gaza, i 9 della Siria e le postazioni aperte in Libano.

Negli ultimi giorni l’attività politica a Tel Aviv ha avuto una accelerazione frenetica, con contatti a tutti i livelli tra i vari partiti, per convincere i più piccoli a ritirare la loro candidatura. È di oggi l’annuncio del ritiro della lista Achi Party, guidata dal rabbino Yoram Arbagil.

Venerdì era l’ultimo giorno in cui si potevano pubblicare sondaggi e tutti quelli che sono stati reso pubblici danno Eisenkot, in vantaggio su Netanjahu.

Di origini marocchine, 66 anni, ex generale dell’esercito israeliano, Gadi Eisenkot viene definito come “l’uomo che incarna tutto ciò che il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, non è” e infatti, in queste elezioni, con il suo partito Yashar, rappresenta la vera opposizione a Netanyahu.

Secondo Kan 11 News Eisenkot è accreditato di 22 seggi, Netanyahu di 20 e Insieme di Bennet di 14. In totale il blocco di Eisenkot potrebbe contare su 52 seggi, contro i 50 diNetanyahu, i 14 agli arabi e 4 ai liberali.

Proprio questi ultimi, che non si sono ancora schierati, potrebbero fare la differenza.

Per Channel 13 Eisenkot e Netanyahu starebbero 54 a 50 e per Channel 12 addirittura 56 a 50.

Trovandoci di fronte a Israele sappiamo che nessuna previsione può anche solo avvicinarsi alla certezza.

L’unico dato certo è quello dello spoglio.

Queste elezioni, oltre alla valenza interna, rappresentata dal rinnovo del Parlamento, hanno una valenza enorme all’estero, essendo l’occasione, per il popolo israeliano di rendere palese al mondo, se sono d’accordo o meno con le politiche di Netanyahu e del suo governo sempre più di ultradestra.

Domani gli israeliani diranno se quello che succede a Gaza, in Cisgiordania, in Libano, in Siria e anche in Iran, ha la loro approvazione.

Il voto a favore di Netanyahu e dei partiti del suo governo, è una sorta di lasciapassare che legittimerebbe tutto quello che il governo israeliano ha fatto negli ultimi tre anni.

Una vittoria di Netanyahu lo spingerebbe a continuare quanto iniziato, a “finire il lavoro” come piace dire a Smotrich.

La sconfitta di Netanyahu sarebbe invece una bocciatura e bisogna augurarsi che sia sonora e non gli permetta di continuare la sua amministrazione, nemmeno con alleanze come quella odierna.

Intanto, l’attentato di venerdì vicino a Hebron, in Cisgiordania, costato la vita a due militari israeliani ha dato nuovo vigore alla propaganda di Netanyahu che subito ha annunciato la “chiusura” di tutta la West Bank.

Nel suo ultimo intervento, il premier ha dichiarato di voler estendere a Hebron, il modello delle operazioni effettuate nei campi profughi palestinesi dove le persone sono state evacuate e le abitazioni demolite, con la scusa di presenze terroristiche.

“Il Ministro della Difesa e io” ha scandito il Premier “stiamo valutando una operazione di vasta portata come non se ne vedevano dalla guerra dei sei giorni. L’esercito è pronto ad eseguirla e stabiliremo quando avviarla. È in preparazione”.

Kantz, Ministro della Difesa ha confermato di voler attuare a Hebron, la stessa operazione già effettuata a Jenin, con evacuazioni e demolizioni diffuse.

Non è mancata nemmeno la sempre conciliante voce di Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich che hanno chiesto addirittura lo smantellamento dell’Autorità nazionale palestinese.

Subito dopo, una nota dell’ufficio del premier ha elogiato i coloni, definiti eroici “Qualche parola per i nostri eroici coloni” si legge nella nota “Resistete in prima linea. Siete un esempio per Israele. Distruggeremo le infrastrutture terroristiche, costruiremo quelle degli insediamenti”.

A questo punto appare chiaro come una eventuale vittoria di Netanyahu significherebbe l’annientamento del popolo palestinese e delle sue poche istituzioni, che solo le urne possono fermare.

Autore

  • Elisabetta Capodilupo

    Elisabetta Capodilupo, laurea in Giurisprudenza alla Federico II di Napoli, master in "Giurista d'impresa". Libera professionista. Formatore in ambito giuridico.

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