Reazionari di tutto il mondo, unitevi!
Visti gli sviluppi di queste ore, credo si possa affermare, a chiare lettere, che il palestinismo, oltre a essere ormai un culto, non è affatto un movimento di giustizia sociale ma un movimento reazionario che ha come scopo precipuo sia, da parte dei giovani europei, quello di far espiare il peccato di essere europei, sia quello di destabilizzare la nostra società per imporre un modello islamista.
E non è una mia illazione, ma quanto apertamente dichiarato dalla Fratellanza Musulmana, che è Hamas, e che non ha dichiarato di voler “abbattere l’Europa nata dalla Rivoluzione”, ma ha fatto qualcosa di più ambiguo e, per certi versi, più inquietante: ha definito la Rivoluzione francese come tradita dai suoi eredi, rivendicando per sé il linguaggio dei diritti e della libertà.
Nel 2020, il vice-guida suprema Ibrahim Munir scrisse a Macron che la Rivoluzione francese “non è servita agli eredi della Rivoluzione”, e che le parole del presidente contraddicevano “il pensiero dei suoi filosofi” che avevano acceso “la passione del popolo e il suo desiderio di libertà, uguaglianza e diritto di esprimere le proprie convinzioni”.
È la stessa mossa che la sinistra radicale fa da decenni: appropriarsi del lessico universalista per svuotarlo e riempirlo con altro. Non è un attacco frontale alla Rivoluzione: è una rivendicazione della sua eredità in nome di un ordine diverso.
La Fratellanza Musulmana si definisce autentica erede della Rivoluzione francese.
Ma un documento più esplicito di qualsiasi dichiarazione pubblica esiste. Si chiama The Project, quattordici pagine in arabo datate 1 dicembre 1982, trovate dalla polizia svizzera nel 2001 nella villa di Youssef Nada a Campione d’Italia.
Il punto 13 dice, nero su bianco, che per diffondere il credo islamista è necessario “infiltrare elementi della Fratellanza musulmana dentro i parlamenti democratici, nei partiti, e nelle associazioni sindacali sfruttando le istituzioni occidentali fino a che non saranno al servizio dell’Islam”.
Il punto 14 parla di “creare alleanze con le forze politiche occidentali progressiste”. Non è un’alleanza tattica con la sinistra: è una strategia di penetrazione che usa la sinistra come veicolo. E la causa palestinese, nello stesso documento, è indicata come ‘cardine’, ‘la chiave di volta per la mobilitazione dell’umanità’.
Questo non significa che ogni giovane che sventola una bandiera palestinese sia un membro della Fratellanza. Significa che la struttura che organizza quelle piazze, in buona parte, non è spontanea.
Un rapporto dell’ONG Monitor presentato alla Camera dei Lord britannica ha mappato quaranta proteste pro-Palestina tra ottobre 2023 e l’estate 2026: in trentadue delle quaranta, dietro l’organizzazione ci sono sei gruppi, tra cui Stop the War Coalition, Muslim Association of Britain e Palestine Solidarity Campaign.
Undici delle quaranta organizzazioni hanno legami documentati con estremisti o hanno cooperato con il regime iraniano, i Pasdaran, Hamas, Hezbollah, il FPLP o i Fratelli Musulmani. La Muslim Association of Britain è collegata alla galassia della Fratellanza.
La maschera è definitivamente caduta. Siamo davanti a sommosse ultrareazionarie.
Non reazionarie perché vogliono tornare al settimo secolo, anche se in parte lo vogliono. Sono ultra reazionarie perché la causa palestinese è diventata “il motore e il simbolo di un movimento rivoluzionario più ampio in tutto l’Occidente, il cui scopo è la sua distruzione, non per creare un mondo migliore, ma il mondo che vuole la Fratellanza”.
È un movimento che si dice per la giustizia sociale e poi converge con forze che vogliono la sharia, che si dice anti-coloniale e poi si allea con chi considera le donne proprietà, che si dice per la liberazione e poi marcia con chi vuole la sottomissione.
È un tradimento. Non solo dell’Europa, ma della stessa idea di giustizia che il palestinismo dice di servire.
E i giovani europei che ci credono?
Quelli sono il vero strumento. Non sanno di esserlo e questo li rende più utili.
Fanno espiare all’Europa il peccato di esistere, e nel farlo consegnano le nostre città a chi non ha nessuna intenzione di restituirla.
La Fratellanza non ha bisogno di convertirli. Ha bisogno che facciano da scudo, da cassa di risonanza, da volto presentabile.
E loro lo fanno, gratis, convinti di essere dalla parte giusta.





