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Siher definisce il 7 ottobre un atto rivoluzionario di decolonizzazione

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7 ottobre 2023

Non è solo il delirio di un esaltato, è l’elogio del terrorismo

Hanno identificato il presunto ideatore della chat del “Movimento 17 ottobre”.

Si chiama Youssef Siher, ha trent’anni, è un giornalista freelance di origine marocchina, collaboratore anche de Il Fatto, ed è indagato per istigazione aggravata.

Ma è tutto da vedere. Presunzione di innocenza, sempre.

Ho letto però quello che scrive. Nero su bianco.

In un suo testo su Substack del settembre 2024, ripubblicato l’anno scorso, Siher definisce il 7 ottobre, la mattanza di Hamas con oltre milleduecento morti e i rapiti, «un atto rivoluzionario di decolonizzazione».

Lo chiama «atto di liberazione».

E se la prende con chi, a sinistra, prova almeno a condannare la strage dei civili: secondo lui quella condanna morale è uno sguardo occidentale che depotenzia «la portata rivoluzionaria dell’atto».

Delle vittime non c’è traccia, nemmeno una riga. I ragazzi del rave scompaiono dietro Fanon e la teoria decoloniale.

Non è solo il delirio di un esaltato.

È qualcosa di peggio: un pensiero ordinato e pieno di citazioni accademiche, che fa passare un massacro per emancipazione e chiama eurocentrismo perfino le donne iraniane che gridano “donna, vita, libertà”.

Il problema è che temo non sia un pensiero così minoritiario. Lui lo esplicita senza problemi, altri – e penso a chi ricopre ruoli decisamente più autorevoli – lo mascherano.

Si può discutere di tutto. Si può denunciare quello che il governo israeliano sta facendo a Gaza, come fa da mesi anche una parte dello stesso popolo israeliano, scendendo in piazza a Tel Aviv.

Applaudire chi ha sgozzato persone nelle loro case, e confezionargli pure una giustificazione pseudo anticapitalista sul “sistema capitalista-coloniale”, ha un nome preciso: elogio del terrorismo.

Ma c’è anche dell’altro.

Chi lo fa non si è liberato da nessun padrone. Se n’è scelto semplicemente un altro.

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