Home Opinioni USTICA, UNA STRAGE ANCORA INSOLUTA

USTICA, UNA STRAGE ANCORA INSOLUTA

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di Alberto Frau

20 e 59 del 27 giugno ’80. Il volo di linea IH870 della compagnia Itavia, partito su un aeromobile Douglas DC9 dall’aeroporto di Bologna e diretto in quello di Palermo-Punta Raisi, esplode in aria inabissandosi nel Mar Tirreno tra le isole di Ponza e Ustica. Muoiono tutti gli 81 occupanti dell’aeromobile, tra cui 12 bambini.

Da aprile è in carica il II Governo presieduto da Francesco Cossiga (DC) composto, tra l’altro, da Virginio Rognoni (DC) quale Ministro dell’interno; Lello Lagorio (PSI) quale Ministro della difesa; Rino Formica (PSI) quale Ministro dei trasporti ed Emilio Colombo (DC) in qualità di Ministro degli affari esteri.

Il resto è storia. Solo 39 corpi saranno recuperati.

Seguiranno decenni di indagini e discordanti ipotesi, tra cui una prima (che alla prova dei fatti si rivelerà inconsistente) parlerà di «cedimento strutturale». Seguirà, poi, quella di un «attentato terroristico» tramite un ordigno esplosivo collocato a bordo in varie posizioni, tra cui la toilette del velivolo. Tra le tesi quella più accreditata, basata sulle esternazioni di Francesco Cossiga e accolta con valenza in sede di risarcimento civile, sarà quella della «guerra non dichiarata», con il DC-9 coinvolto a sua insaputa in una battaglia aerea e colpito per errore da un missile.

Sebbene già dopo poco tempo dalla sciagura, Aldo Davanzali, proprietario dell’Itavia, indicherà nel lancio di un missile contro il velivolo la causa dell’incidente, tutte le forze politiche — tranne l’MSI — con una mozione comune, chiederanno e otterranno la revoca delle concessioni di volo alla (fragile) compagnia aerea che sarà liquidata con conseguente conferimento, per vie traverse, della flotta aerea e del personale ad Alitalia. Davanzali spenderà ingenti risorse per difendersi dalle accuse di scarsa manutenzione del velivolo e morirà in indigenti condizioni economiche.

La vicenda vedrà coinvolti 4 magistrati, 15 collegi peritali di nomina giudiziaria, molti consulenti delle parti civili e della difesa e circa 4mila testimoni interrogati. Nell’insieme ne sortirà un “archivio” costituito da circa 1.750.000 pagine di atti istruttori generali. La sola sentenza consterà di oltre 5.000 pagine (sic).

Nel maggio 2018, la Cassazione sancirà l’obbligo, per i Ministeri delle Infrastrutture e della Difesa, di risarcire l’Itavia giustificando la sentenza con il seguente dispositivo: «Omessa attività di controllo e sorveglianza della complessa e pericolosa situazione venutasi a creare nei cieli di Ustica».

A diversi decenni di distanza, vari aspetti dell’incidente non sono ancora chiariti e soprattutto non si sa chi sia il responsabile materiale né quale fosse l’obiettivo.

I resti del DC9, recuperati tra il 1987 e il 1991, sono oggi ricomposti nel «Museo della Memoria», approntato appositamente a Bologna e realizzato grazie alla «Associazione dei Parenti delle Vittime della Strage di Ustica».

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  • Redazione

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