di Gianvito Caldararo
Il Governatore di Bankitalia Panetta, nelle sue “Considerazioni finali” ha messo in guardia il Governo, tra le altre importati cose, sul significativo debito pubblico che caratterizza l’Italia. Prima di giungere a richiamare il Governo sulla necessità di un piano di rientro del debito, che aumenta in continuazione, ha fatto presente che “le prospettive a breve termine restano deboli”. Che nel 2024 “il prodotto interno lordo mondiale crescerebbe del 3 per cento, sensibilmente sotto la media dei primi vent’anni di questo secolo”. Ha fatto presente che l’area dell’euro è dipendente dall’estero per l’approvvigionamento di risorse essenziali, come le forniture di petrolio e gas naturale, che rappresentano oltre la metà del fabbisogno complessivo di energia e che provengono pressoché interamente dai paesi terzi.
Queste vulnerabilità, secondo il Governatore Panetta, “si innestano sul calo, in atto da tempo, del peso dell’Europa a livello internazionale. La popolazione europea rappresenta oggi il 5,7 per cento di quella mondiale. Negli ultimi due decenni il peso dell’Unione europea sul PIL globale è sceso dal 26 al 18 per cento, mentre quello degli Stati Uniti è rimasto invariato al 26 per cento e quello della Cina è quadruplicato, al 17 per cento”. Panetta, nell’attuale scenario geopolitico, sostiene che “è essenziale per l’Europa agire con determinazione per migliorare la competitività e rafforzare l’autonomia strategica, come pure l’Unione europea deve ridurre la propria dipendenza energetica, incrementando la generazione di energie rinnovabili grazie alle risorse naturali di cui disponiamo in abbondanza”.
Affrontando l’aspetto dell’economia italiana, il Governatore Panetta, ha fatto presente che “nell’area dell’euro, l’economia italiana è quella con la minore crescita del prodotto per abitante nell’ultimo quarto di secolo. La produttività del lavoro è rimasta ferma; solo nell’anno 2023 gli investimenti sono tornati a superare il livello precedente la crisi finanziaria, mentre le ore lavorate totali non lo hanno ancora recuperato”. L’Italia non è condannata alla stagnazione. La ripresa dopo la pandemia è stata superiore alle previsioni e a quella delle altre grandi economie dell’area. Contrariamente a quanto avvenuto in episodi di crisi del passato, è stata intensa anche nel Mezzogiorno.
Tra il 2019 e il 2023, in una fase di forti turbolenze, il PIL italiano è cresciuto del 3,5 per cento, contro l’1,5 per cento della Francia e lo 0,7 per cento della Germania. L’occupazione è aumentata del 2,3 per cento – quasi 600.000 persone – trainata dalla componente a tempo indeterminato. Il tasso di disoccupazione è sceso di 2,3 punti percentuali, pur restando alto, al 7,7 per cento.
Il 2023 è stato un anno molto favorevole per le banche italiane, con un rendimento del capitale del 12 per cento e il capitale è salito del 15,6 per cento delle attività a rischio. Il Governatore di Bankitalia Panetta, afferma che “non dobbiamo però farci illusioni: la nostra economia soffre ancora di problemi gravi, alcuni radicati e di difficile soluzione. Il ritardo economico del Mezzogiorno e l’elevato debito pubblico sono questioni ineludibili per la politica economica”. Sempre secondo Panetta, è sul fronte della tecnologia che si giocherà la partita del futuro, sia per noi che per il resto dell’Europa.
Servirà valorizzare la ricerca, accompagnare il sistema produttivo nella sua trasformazione proteggendo i più svantaggiati, creare un ambiente normativo, economico e finanziario che favorisca l’assunzione di rischi imprenditoriali nei settori innovativi e che limiti il potere monopolistico di pochi grandi attori. Il Governatore Panetta ha fatto presente nelle sue Considerazioni finali: “L’Agenda è chiara, e può essere realizzata. E va realizzata per tornare a crescere e per contare in Europa, e con l’Europa nel mondo”. Ha concluso con il seguente accorato appello: “Non riesco a credere che un Paese con la nostra storia, le nostre risorse, le nostre potenzialità, che insieme agli altri Stati membri ha saputo creare una comunità che ha garantito sviluppo, benessere e convivenza pacifica a milioni di europei, non possa oggi superare difficoltà che sono sotto gli occhi di tutti, su cui tutti concordano. L’Italia ha concorso a fondare l’Unione europea: ora può e deve concorrere al suo progresso. E’ con la forza di questa prospettiva che dobbiamo guardare con fiducia al futuro”:




