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USA: gli analisti pensano già al confronto tra Ocasio-Cortez e Vance

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Mentre si pensa alle elezioni di Medio Termine, i sondaggisti USA guardano già al confronto tra Alexandria Ocasio-Cortez  e J. D. Vance. Le illusioni di Più Uno, il Bel addormentato nel fosco –

L’andamento delle primarie Dem vede ormai in testa come possibile candidata per la corsa alla presidenza degli Stati uniti Alexandria Ocasio-Cortez, con un livello di preferenze attualmente del 72%.

In campo repubblicano sembra scontata la candidatura di J.D.Vance.

Uno studio che si basa sugli andamenti delle precedenti elezioni presidenziali e proietta i dati su quelle prossime, indica un quadro che è reso ben evidente nell’immagine che segue.

Mappa USA elezioni

Se le proiezioni di ET sono aderenti alla realtà, J. D. Vance dovrebbe essere il prossimo presidente degli Stati Uniti.

Se così andranno gli eventi ai due anni di Trump si aggiungeranno con tutta probabilità gli otto di Vance, la qual cosa significa che l’impostazione di fondo della politica estera degli Stati Uniti rimarrà quella che conosciamo e che ho tentato di spiegare in un precedente articolo al quale rinvio: https://www.nuovogiornalenazionale.com/il-lebensraum-geopolitico-di-trump-nasce-nel-1940/

Questo scenario toglie ogni illusione a chi spera che con le elezioni di Midterm Trump esca ridimensionato e questo consenta ai progressisti europei di riprendere forza e legittimazione internazionale.

Il nemico sistemico degli Usa (non di Trump) è ormai la Cina e chi sta con la Cina, per la nota proprietà transitiva, è nemico degli Usa. I “cinesi” italiani dovrebbero fare l’esame di realtà.

La messa in campo del deep state ulivista in Italia si appoggia su questa speranza. La logica è: Trump depotenziato, Dem di nuovo punto di riferimento, Unione Europea di nuovo al centro, cattocomunisti di nuovo al governo, porte aperte ai cinesi.

Le vicende di Sanchez dovrebbero essere di aiuto alla comprensione di chi pensa che con la Cina si può giocare contro gli USA.

Il fatto è che l’esame di realtà è difficile da fare ed è meglio sognare.

I sogni son desideri recita la famosa canzone:

I sogni son desideriDi felicitàNel sonno non hai pensieriTi esprimi con sinceritàSe hai fede chissà che un giorno
La sorte non ti arrideràTu sogna e spera fermamenteDimentica il presenteE il sogno realtà diverrà.
Ecco, dimentica il presente e abbi fede. Sui tempi lunghi, come diceva il saggio, saremo tutti morti, però chissà che il sogno non diventi realtà.
Vivere di sogni ha poco a che fare con la politica e, soprattutto, se metti in campo il deep state, vuol dire che sei arrivato al fondo del barile e il sogno può anche tramutarsi in un incubo.
Il motivo è che per una decina d’anni ancora le logiche dei Dem USA, a cominciare da quelle dei Clinton, saranno fuori gioco.
Più Uno rischia di essere il Bel addormentato nel fosco.
I temi che influenzano le elezioni di Midterm

Nel frattempo si discute sui temi che influenzeranno le Midterm che vanno dalla guerra con l’Iran all’occupazione, dai dazi doganali, all’immigrazione fino alla regolamentazione dell’IA.

A rivelarlo è un sondaggio condotto da Emerson, mentre un’altra ricerca di Pew Research Center ha rilevato che le questioni economiche sono di gran lunga in cima alle preoccupazioni degli elettori.

Gli americani pagano di più per benzina, alloggi, elettricità, generi alimentari e prestiti.

Secondo un sondaggio del Pew Research Center, il 29% degli elettori ha spontaneamente indicato una preoccupazione economica quando è stato chiesto loro quale tema avrebbero preferito che i candidati al Congresso affrontassero.

I dazi di Trump sono accusati dagli oppositori di essere la causa dell’aumento dei costi, mentre l’amministrazione sostiene che proteggano l’industria americana e aumentino le entrate.

Il conflitto con l’Iran, in corso da febbraio, ha fatto lievitare i costi energetici ed è diventato profondamente impopolare. Secondo un sondaggio di Emerson condotto a settembre, la guerra con l’Iran è risultata la questione più importante tra quelle analizzate, mentre Reuters/Ipsos ha rilevato che solo il 34% degli intervistati approva la gestione del conflitto da parte di Trump.

Il presidente Trump è tornato alla Casa Bianca promettendo deportazioni di massa, ma le controversie e aggressive operazioni dell’ICE hanno finito per erodere il suo consenso.

Reuters/Ipsos ha rilevato che il 55% degli intervistati disapprova la gestione dell’immigrazione da parte di Trump. Un sentiment particolarmente evidente tra gli ispanici.

Un sondaggio condotto nei distretti elettorali più contesi della Camera dei Rappresentanti ha rilevato che il 62% degli elettori ispanici disapprova le politiche di deportazione e di applicazione delle leggi sull’immigrazione dell’amministrazione.

Per alcuni lo stesso presidente è un problema, compreso il modo in cui usa la sua carica. Trump ha esplicitamente chiesto agli elettori di comportarsi come se fosse lui il candidato, trasformando in parte le elezioni in un referendum sul suo secondo mandato.

Un sondaggio dell’Università del Massachusetts Amherst ha rilevato che il 97% degli americani crede che ci sia almeno un certo grado di corruzione nel governo federale, mentre il 66% ha affermato di avere poca o nessuna fiducia in Trump e nella sua capacità di evitare di usare la presidenza a vantaggio degli affari della sua famiglia.

Gli elettori sono preoccupati per la perdita di posti di lavoro, la sicurezza e la regolamentazione, ma sempre più anche per i giganteschi data center necessari ad alimentare l’IA.

Quasi la metà degli americani ha dichiarato al Pew Research Center di essere molto preoccupata per il ruolo dell’IA nell’economia, mentre il 50% ha affermato che i data center sono perlopiù dannosi per i costi energetici delle famiglie e il 54% per l’ambiente.

La regolamentazione dell’IA ha ottenuto un punteggio sorprendentemente alto nel sondaggio di Emerson di settembre, subito dopo l’immigrazione e il prezzo della benzina.

I data center stessi si sono classificati più in basso a livello nazionale, ma sono diventati temi centrali della campagna elettorale in stati come l’Ohio, dove le comunità si scontrano su elettricità, acqua e costruzioni.

Il Congresso ha persino trascorso alcuni degli ultimi giorni prima delle elezioni a discutere su chi debba pagare i costi dell’elettricità generati dai data center: la prova che, nel 2026, persino i data center sono diventati oggetto di dibattito politico.

Alla Camera dei Rappresentanti i Democratici sono favoriti a riprendere la maggioranza. Attualmente i Repubblicani controllano una maggioranza ristretta (circa 222 – 213); i Dem hanno bisogno di un guadagno netto di pochi seggi (3 – 5 a seconda delle fonti).

Le previsioni quantitative e gli analisti danno probabilità elevate (spesso 85 – 96%) di conquista Dem, con proiezioni di maggioranza relativamente comoda in molti scenari.

Senato I Repubblicani partono da 53-47; i Democratici devono guadagnare almeno 4 seggi (senza perderne) per la maggioranza. Le probabilità Dem di controllo si aggirano intorno al 55 – 70% a seconda dei modelli (es. intorno al 58 – 69% in aggiornamenti recenti di modelli come quello di Nate Silver / Silver Bulletin).

Le conseguenze di una vittoria Dem sul Trump

Una vittoria dei Democratici alle elezioni di medio termine (midterm elections) determina uno scenario di governo diviso (divided government), spostando l’asse del potere politico e imponendo profondi limiti all’operatività del Presidente degli Stati Uniti.

L’impatto reale dipende dal fatto che i Democratici conquistino solo la Camera dei Rappresentanti (House of Representatives) o entrambe le Camere del Congresso (Camera e Senato).

La conseguenza più immediata è la fine dell’iniziativa legislativa diretta della Casa Bianca.

Il Presidente non può più far approvare leggi di rilievo promosse dal proprio partito senza negoziare un compromesso con la maggioranza democratica.

Il Presidente conserva il potere di porre il veto sulle leggi approvate dal Congresso a maggioranza democratica, ma l’attività legislativa si riduce drasticamente, portando al cosiddetto gridlock (stallo istituzionale).

Senza entrambe le Camere sotto controllo presidenziale, scade la possibilità di far passare manovre fiscali o tagli/aumenti di spesa complessi a maggioranza semplice tramite la procedura speciale di riconciliazione di bilancio.

Potere d’inchiesta e vigilanza (Oversight)

Se i Democratici ottengono la maggioranza alla Camera, assumono la presidenza di tutte le commissioni parlamentari (House Committees), con poteri legali incisivi.

Le commissioni possono emettere mandati di comparizione vincolanti per funzionari della Casa Bianca, membri del Gabinetto e per la consegna di documenti contabili, fiscali e interni dell’amministrazione.

Vengono avviate inchieste pubbliche sull’operato dei ministeri, sull’uso dei fondi pubblici e sull’etica dell’amministrazione, aumentando la pressione mediatica e politica sul Presidente.

La Camera a maggioranza democratica ha il potere esclusivo di votare articoli di messa in stato d’accusa (impeachment) contro il Presidente o alti funzionari del governo (anche se la condanna finale richiede la maggioranza dei due terzi del Senato).

L’importanza cruciale del Senato (Nomine governative e giudiziarie)

Se i Democratici dovessero conquistare o confermare anche la maggioranza al Senato, il potere operativo del Presidente subirebbe una paralisi quasi totale sul piano istituzionale.

Il Senato detiene la prerogativa esclusiva di confermare i giudici federali e i giudici della Corte Suprema. Un Senato a maggioranza democratica può bocciare o bloccare a tempo indeterminato le nomine dei giudici di orientamento conservatore proposti dal Presidente.

Il Senato deve approvare i Ministri (Segretari di Stato), gli Ambasciatori e i vertici delle agenzie federali (FBI, CIA, FED). Un Senato di opposizione può rifiutare i candidati più controversi proposti dalla Casa Bianca.

 

Stando allo studio di ET il Senato dovrebbe rimanere ai repubblicani.

Repubblicani, Senato, Democratici

Spostamento dell’azione presidenziale sugli Ordini Esecutivi

Impossibilitato a far passare leggi al Congresso, il Presidente riorienta la propria azione di governo sugli strumenti amministrativi diretti, Executive Orders – Ordini Esecutivi (il Presidente ricorre massicciamente a decreti e direttive presidenziali per governare tramite la burocrazia federale).

I decreti presidenziali sono vulnerabili alle impugnazioni nei tribunali federali e non garantiscono finanziamenti, che rimangono di competenza esclusiva del Congresso.

Politica estera e difesa

La politica estera è tradizionalmente l’ambito in cui il Presidente mantiene il massimo margine di manovra e autonomia operativa. Il Presidente mantiene infatti la qualifica di Comandante in Capo delle forze armate e la gestione della diplomazia.

Tuttavia, il Congresso a maggioranza democratica può condizionare la politica estera tagliando o ponendo vincoli sui fondi per gli aiuti militari ed esteri o minacciando di non ratificare trattati internazionali.

Se vincono i Dem alle elezioni di Midterm molte cose cambieranno per Trump all’interno, ma la politica estera USA rimarrà quella che è.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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