Home Opinioni Per una pace giusta e duratura

Per una pace giusta e duratura

0
pace

Quando e a chi converrà cedere il passo?

È da tempo ormai che due guerre si protraggono lungo la faglia del confine geo-politico tra Occidente e Oriente. Si tratta del conflitto in Medio Oriente e di quello russo-ucraino.

Un’unica linea di confine non geografica, ma geopolitica; che si serve, quindi, di diverse visioni, diremo metastoriche, legate ai rispettivi territori naturali.

In particolare, per quanto riguarda la guerra russo-ucraina, a distanza di quasi un lustro, la dichiarazione o il verbo che inneggia a “una pace giusta e duratura” è diventato ormai un mantra o kenning che dir si voglia.

La parola kenning deriva dal verbo norreno kenna, che significa “esprimere una cosa in termini di un’altra” o “fare conoscere”.

Il termine mantra, invece, certamente risalente più indietro nel tempo, deriva dall’insieme di due termini: il verbo sanscrito man nella sua accezione di “pensare” (da cui manas: “pensiero”, “mente”, “intelletto” ma anche “principio spirituale” o “respiro”, “anima vivente”) unito al suffisso tra che corrisponde all’aggettivo sanscrito kṛt, “che compie”, “che agisce”.

Ed è, dunque, questo lemma che più agevolmente ci introduce al legame di una medesima ovvero continua Tradizione, che si manifesta, in forme diverse, nel contesto dei diversi territori in cui nasce e si trasforma (metamorfosi).

E, allora, anche se in maniera ancora approssimativa, possiamo introdurre il tema qui in argomento ricollegandoci allo schema conclusivo di Ovidio, laddove nelle “sue” Metamorfosi afferma che: “… la Fama, che è libera e non accetta ordini da nessuno, benché il figlio (Augusto) non voglia, afferma che il padre è migliore (Cesare), e in questo solo lo contraddice (…), così anche Saturno è meno grande di Giove. Giove governa la città celeste e controlla anche gli altri due regni del mondo triforme; la terra è sotto Augusto (…) (ma) ormai ho compiuto un’opera che né l’ira di Giove, né il fuoco, né il ferro, né il tempo che tutto rode potranno cancellare1“.

Nella sua interezza, lo schema prevede tre elementi: potere magico (o sacerdotale), potere politico (o regale), potere sacrale (individuale); di questi tre, soltanto il potere sacrale, proprio di ogni individuo, si manifesta ed è indipendente dagli altri due. Rispetto alle due originarie figure funzionali della Tradizione (Rta2 ) – che si ripete in un rito o filosofia perenne e che è descritta dal linguaggio del Mito e dei miti nelle sue diverse forme – ogni individuo è (e può essere) il “Veggente”.

L’altra figura è quella dell'”Agnello” sacrificale (ovvero “ogni cosa creata o esistente”), che serve a rappresentare, nell’ambito dell’organizzazione sociale, il cibo necessario alla vita di ogni individuo; il quale Veggente, salvo sia ignorato, può essere incluso o escluso, ad opera dello stesso potere “imperiale” (augusteo) o “universale” (cristiano) et similia, dalla partecipazione al “banchetto divino”.

Nel senso esatto di cui dice espressamente e sinteticamente Aristotele in un brano della Metafisica: “I nostri progenitori delle più remote età (…) hanno tramandato ai loro posteri una tradizione, in forma di mito (…), secondo cui questi corpi sono dei e il divino racchiude l’intera natura. Il resto della tradizione è stato aggiunto più tardi in forma mitica… essi dicono che questi dei hanno forma umana o son simili ad alcuni degli altri animali… Ma se si dovesse separare il primo punto da queste aggiunte e lo si considerasse da solo – il fatto cioè che essi pensavano che le prime sostanze fossero dei – lo si dovrebbe ritenere un’enunciazione ispirata e riflettere che, mentre probabilmente ciascun’arte e ciascuna scienza sono state più volte sviluppate fin dove era possibile per poi perire di nuovo, queste opinioni, assieme ad altre, sono state preservate fino a oggi come reliquie (…) dell’antico tesoro3“.

Tanto premesso, ritorniamo ora alla questione della guerra russo-ucraina e, in specie, al mantra di “una pace giusta e duratura”, precisando ancora che, rompendo in qualche modo la linea di continuità della Tradizione, nell’età dell’Illuminismo, il filosofo Immanuel Kant redasse il pamphlet dal titolo Per la pace perpetua, pensando o, meglio, immaginando, che tale garanzia sarebbe stata fornita dalla Natura, “dal cui corso meccanico scaturisce evidente la finalità di trarre dalle discordie degli uomini, anche contro la loro volontà, la concordia”.

Ma, come la Storia ha ampiamente dimostrato, si sarebbe trattato ancora e, in seguito di una pace che possiamo dire “giusta e duratura”, ma non “perpetua” o “eterna”.

E, dunque, prima di tornare alla tradizione indiana, è senz’altro interessante fare un accenno a quella cinese più antica dello Jang, rappresentata dalla funzione di cedere il passo: “Colui che, nelle lotte di prestigio, sa metterla in pratica, sembra dapprima sacrificare sé stesso o i suoi beni: ma, mentre appare subire una riduzione della sua fortuna e svilirsi davanti a tutti, ‘accresce la sua grandezza’4“.

E, tuttavia: “Allorché Chouen cede l’Impero a Tan-tchou, Chouen conserva l’Impero; allorché Yao cede l’Impero a Chouen, Chouen prende l’Impero e Yao non lo conserva. Jáng significa: cedere il passo quando si ha il diritto di prenderlo e quando, in realtà, lo si prenderà. Jáng vuole anche dire: cedere per ottenere, cedere per possedere. Jang vuole dire: prendere con la forza, espellere; questa parola viene usata par jâng: riti di espulsione, espellere con l’aiuto dei riti5“.

Grafologicamente, la differenza tra cedere il passo per possedere e prendere con la forza è rappresentata da un semplice cambio di accento jáng/jâng.

Altro particolare significativo riguarda il relativo commento di Granet: in queste epoche virtuose, la successione si faceva dal più degno al più degno, e non di padre in figlio: ma i figli conservavano i privilegi e le insegne simboliche della Virtù paterna.

Ovvero, il beneficio della Virtù, al di là della Fortuna o Giustizia, si trasmette anche ai propri figli e, quindi, si mostra ed è “duraturo”.

Non c’è dubbio che la soluzione dell’odierna guerra russo-ucraina abbia a che fare con la questione del cedere il passo: se sia stato virtuoso e giusto che l’Occidente e la NATO abbiano continuato ad avanzare in direzione dell’orizzonte geografico e geopolitico della Russia e, allo stesso modo, se sia stato virtuoso e giusto che la Russia abbia valicato con le armi il confine geografico e geopolitico dell’Occidente e dell’Europa.

Proseguendo nel solco delle diverse tradizioni, dicevamo anche della faglia lungo la quale si attua la contesa russo-ucraina. Tradizionalmente, la stessa linea di orizzonte è stata intessuta sia da riti indiani che da riti scandinavi.

Abbiamo già accennato al culto di Mitrā́váruṇā; che, come dice Dumézil, “lega il primo aspetto (la magia) al secondo aspetto (la giustizia) della Sovranità bipartita della quale (anche) i Germani, come gli altri popoli della stessa famiglia, avevano ereditato il concetto dal loro più lontano passato indoeuropeo6” .

Le caratteristiche di Mitrā́váruṇā sono le stesse della coppia Mitrā́-Váruṇā, così come di Óðinn-Týr, e, in rapidissima successione, quanto alla prima Roma, di Coclite-Scevola.

Il primo elemento della diade è il monocolo-veggente, il secondo è il monco-sacrificale. Entrambi sono ri-uniti nella figura dell’Amleto di Snorri Sturluson che, quale auctor temporis, svolge sia la funzione del veggente che dell’agnello, promuovendo la giustizia sia mediante la virtù (bene) che l’inganno (male).

Nella tradizione indiana, dopo Mitrā́váruṇā tocca a Yudhisthira e, quindi, a Vidura e Dhrtarastra prima che lo stesso Yudhisthira si riunisca a Dharma.

Nella tradizione scandinava, dopo Tyr e Odino tocca ai suoi due figli Baldr e Hodr e, alla rinascita o resurrezione di questi ultimi, insieme ai loro stessi figli.

Per una pace che sia ed è non solo giusta ma anche duratura.
La logica è quella degli avatāra, ovvero il regolare ritorno dell’una e dell’altra funzione: “In Occidente, invece, dove la continuità dei processi cosmici narrati dal mito è stata dimenticata – insieme con la conoscenza del fatto che gli dèi sono astri -, alla vendetta viene data una notevole importanza, poiché si tratta di un evento non ripetuto, compiuto da un’unica figura, eroe o dio, il quale, inoltre, viene ritenuto creazione di qualche fantasioso poeta7“.

Ma: è pur sempre con la stessa vendetta (rituale) che abbiamo a che fare. Il rito naturale del giorno e della notte cede il passo al rito umano del cacciatore e della preda. Fino all’avvento di una nuova pace possibilmente giusta e duratura.

Nella versione indiana del Mahabharata, la contesa finisce con l’accordo tra i due interpreti protagonisti del bene e del male, quali che siano, in un’unione completa e fiduciosa gli uni degli altri.

Nella versione scandinava, la contesa finisce con la morte di entrambi i protagonisti, che, tuttavia, rinascono e riprendono a vivere con i loro figli.

Nella versione indiana, l’inizio della contesa finale è promosso dalle forze del bene, quali che siano, cacciate in esilio dalle forze del male, quali che siano. Nella versione scandinava, la contesa finale è invece promossa dalle forze del male, quali che siano, incatenate dalle forze del bene, quali che siano.

La questione allora è e diventa: quando e a chi converrà cedere il passo?

Note

1 Ovidio, Metamorfosi, XV, 843-860

2 Gli autori di Il mulino di Amleto (G. de Santillana-H. von Dechend, Adelphi 2000), in proposito, non nutrono alcun dubbio: “All’interno dell’inseparabile duale Mitrā́váruṇā, Varuna è colui che ‘misurò la prima creazione (RV, VIII, 41, 10) (…) e dice di sé: ‘Io ho fissato il cielo nella sede del Rta (RV, IV, 42, 4)” (op. cit., p. 312).

3 Metafisica, λ, 1074b. Il brano è tratto da G. de Santillana-H. von Dechend, op. cit., p. 183.

4 M. Granet, Danze e leggende dell’antica Cina, Adelphi 2018, p. 451.

5 Ibidem, p. 231.

6 G. Dumézil, Loki, Adelphi 2026, p. 65.

7 G. de Santillana-H. von Dechend, op. cit., p. 111.

Autore

  • Angelo Giubileo

    Angelo GiubileoAngelo Giubileo, filosofo, giurista, giornalista e scrittore. Si è occupato e si occupa principalmente della divulgazione e comprensione del pensiero di Parmenide.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui