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UN POSTO NELLA STORIA PER IL GENIO FRANCESE

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Ei fu. Siccome immobile,
       dato il mortal sospiro,
       stette la spoglia immemore
       orba di tanto spiro, …….

Non si tratta del Napoleone del Manzoni. No, la spoglia immemore è l’impero coloniale francese, la Francafrique, morta grazia al genio di Emmanuel Macron, il quale, non contento, lunedì ha decretato, assieme al tanatologo di un’altra spoglia immemore (l’impero coloniale inglese), il britannico Keir Starmer, la fine dell’Unione Europea, invitando alle esequie il presidente del Consiglio UE e il presidente della Commissione UE.

Un genio di tal genere sarà ricordato dalle generazioni future per millenni. Il 17 febbraio 2025 è già entrato negli annali del carnevale.

Parlando di cose serie, e non della buffonata consumatasi a Parigi, nel teatrino ancien régime dell’alleanza dei colonialisti sul palcoscenico del ballo in maschera, va considerato che dietro le quinte si agitano i banchieri delle case reali europee che non hanno ancora capito che il loro potere è finito e con il loro potere anche le loro aspirazioni neo coloniali.

È ai banchieri franco-inglesi e alle teste coronate, tra di loro da secoli imparentate, che è arrivato, come un vento raggelante, il messaggio di J.D.Vance a Monaco .

“La minaccia che mi preoccupa di più nei confronti dell’Europa – ha detto Vance – non è la Russia, non è la Cina, non è nessun altro attore esterno. Quello che mi preoccupa è la minaccia dall’interno: l’arretramento dell’Europa da alcuni dei suoi valori più fondamentali, valori condivisi con gli Stati Uniti d’America”.

La risposta dei banchieri franco-inglesi e delle teste coronate, ossia dell’ancien régime, a Vance, il marine  intellettuale, fiero di essere nato tra la povera gente negli Appalachi, è delegata al pupillo dei Rothschild e all’esponente del fabianesimo, mettendo insieme un teatrino che certifica la nullità della loro forza e la contemporanea distruzione dell’Unione Europea.

Non a caso, subito dopo l’incontro organizzato dal genio francese, Keit Starmer ha dichiarato che l’Europa deve assumere maggiori responsabilità a tutela della propria sicurezza, ma una “rete di protezione americana” resta necessaria per assicurare un accordo in Ucraina di pace poiché “solo una garanzia Usa può efficacemente scoraggiare la Russia di Vladimir Putin dall’attaccare di nuovo” Kiev.

Chiara ammissione che gli europei da soli valgono una cicca di tabacco ora che non si cicca più.

Starmer ha poi aggiunto di voler “discutere con Donald Trump” la settimana prossima a Washington delle valutazioni emerse a Parigi in vista di un successivo ulteriore incontro europeo e di voler risentire nei prossimi giorni Volodymyr Zelensky.

Prima che parta da Londra, Starmer potrebbe sentirsi dire dai suoi James Bond, che gli accordi sono già stati fatti e che di Parigi, a Washington, si ricordano perché c’è il Louvre.  

Se vuol vincere con Washington Emmanuel Macron deve mettere in campo il croque monsieur contro il burger. Il resto è fuffa.

Che Londra, la parte più guerrafondaia dall’Alleanza Atlantica, tenti di fare da ponte tra Parigi e Washington, è tema da operetta.

Gli anglo francesi, versione 2025 dei franco tedeschi, con i loro codazzi di coronati baltici, e con il comandante in capo delle future armate europee baronessa von der Leyen (già ministro della difesa tedesco), vogliono convincere le nuove generazioni ad andare al fronte, dopo averle rimbambite di verde, lotta al clima, Lgbtq+-x*# e chi più ne metta, transgender, cancel culture e averli forniti di inginocchiatoi e flagelli per indurli a vergognarsi di essere stati suprematisti.

Capite? Prima vi rincoglioniamo per anni, poi se fallisce il green e il gender, vi diciamo di trasformarvi in guerrieri. Da flagellanti a guerrieri. Campa cavallo.

Che dire poi della sensibilità diplomatica degli europei se fossero invitati al tavolo con i russi, ai quali è stato spiegato che Putin è come Hitler e che la Russia è come la Germania nazista.

“Buon giorno macellaio nazista, infingardo, lei, che è come Hitler nel 1938, capisca che deve fare una accordo per una pace giusta”.

Vien da ridere.

Paragonare le azioni della Russia contemporanea a quelle della Germania nazista sotto Adolf Hitler non è un’azione delle migliori per chiedere di sedersi a tavola.

Il messaggio è: mi fai ribrezzo, ti considero un dittare come Hitler, ma chiedo di essere invitato a trattare con te.

Qui la politica è fuori dalla porta e non rientra nemmeno dalla finestra.

Joe Biden definì macellaio Putin. Infatti non ha trattato. Era poco sveglio (sleepy), ma almeno era coerente nei suoi insulti.

Qui, invece, siamo all’avanspettacolo.

Piccolo ricordino storico per presidenti, capi di stato, aspiranti diplomatici, ottimati e consulenti.

Gli alleati principali contro il nazifascismo durante la Seconda Guerra Mondiale erano:

Stati Uniti

Unione Sovietica

Regno Unito

Francia (dopo la liberazione e la formazione del Governo Provvisorio della Repubblica Francese nel 1944)

Cina (principalmente attraverso il governo nazionalista di Chiang Kai-shek)

Altri paesi che hanno contribuito all’alleanza includono: Canada, Australia, Nuova Zelanda, Sudafrica, India Britannica, Polonia (in esilio), Jugoslavia (partigiani sotto Tito), Grecia (governo in esilio e resistenza interna), Norvegia (governo in esilio), Paesi Bassi (governo in esilio), Belgio (governo in esilio), Cecoslovacchia (governo in esilio), Etiopia (dopo la restaurazione dell’imperatore Haile Selassie).

Questi paesi formarono insieme le forze degli Alleati, che lavorarono per sconfiggere le potenze dell’Asse, composte principalmente da Germania, Italia e Giappone.

I partiti che formarono l’Italia post bellica e diedero prima vita alla Costituzione e poi ad una lunga governance a guida democristiana non si sono mai sognati di dare del macellaio a Stalin, che se lo meritava e nemmeno a Tito, che se lo meritava, tant’è che si è dovuti arrivare al 2004 per istituire il Giorno del Ricordo della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra.

La data del 10 febbraio è stata scelta perché coincide con l’anniversario della firma dei trattati di pace di Parigi del 1947, che assegnarono alla Jugoslavia territori precedentemente italiani.

Ed è forse a quegli avvenimenti che gli italiani dovrebbero guardare, per capire che nemmeno nel più duro scontro i capi di Stato si insultano, per lasciar spazio alle diplomazie sotterranee.

Sarebbe interessante, a proposito di Europa, fare mente locale al fatto che, per gli Usa, Sigonella non è in Italia, ma in Sicilia.

Quando l’NCIS scrive di “The Europe and Africa Field Office (EUFO)” (https://www.ncis.navy.mil/About-NCIS/Locations/), riguardo agli uffici subordinati scrive: EUFO Subordinate Offices: NCISRA Aviano, Italy; NCISRA Naples, Italy; NCISRU Rome, Italy; NCISRA Sigonella, Sicily; NCISRU London, United Kingdom; NCISRU Marseille, France; NCISRU Souda Bay Crete, Greece; NCISRA Rota, Spain; and Deveselu, Romania.

Sigonella non è in Italia, ma in Sicilia. Capite? Interessante particolare.

Altro piccolo ricordino.

I Trattati di Pace di Parigi furono firmati il 10 febbraio 1947 e segnarono la fine ufficiale della Seconda Guerra Mondiale per l’Italia e altri stati dell’Asse che avevano cambiato fronte o si erano arresi prima della fine del conflitto.

La conferenza di pace si svolse a Parigi dal 29 luglio al 15 ottobre 1946, con la partecipazione delle potenze alleate vincitrici: Unione Sovietica, Stati Uniti, Regno Unito e Francia e altre.

Le nazioni sconfitte che firmarono i trattati includevano Italia, Romania, Ungheria, Bulgaria e Finlandia. La Germania non fu inclusa tra i firmatari poiché era considerata “debellatio”, ovvero completamente sconfitta e occupata.

Ricordarsi di cosa era la Germania non solo per Stalin, ma per gli inglesi, i francesi e gli Usa è importante.  

Il Giappone, il terzo polo dell’asse Roberto (Roma, Berlino, Tokio) aveva avuto Hiroshima e Nagasaki e la dominazione diretta Usa per anni. Gli Stati Uniti hanno occupato il paese dal 1945 al 1952, sotto la guida del generale Douglas MacArthur.

A Parigi le clausole Principali per l’Italia furono:

Cessioni Territoriali:

Alla Jugoslavia: Province di Fiume, Zara, gran parte dell’Istria, e l’entroterra di Trieste e Gorizia.

Alla Francia: Briga e Tenda, con piccole revisioni al confine franco-italiano.

Alla Grecia: Le isole italiane del Dodecaneso nel Mar Egeo.

All’Albania: L’isola di Saseno.

Rinuncia alle Colonie: L’Italia rinunciò a tutte le sue colonie, incluse Libia, Eritrea e Somalia.

Restrizioni Militari: Limitazioni severe alle forze armate italiane, inclusi limiti alla dimensione della marina e dell’esercito, oltre al divieto di costruire armi atomiche o missili a lungo raggio.

Alcune di queste restrizioni furono mitigate o rimosse con l’adesione dell’Italia alla NATO nel 1949 e con accordi successivi.

Il fatto che Sigonella, per l’NCIS, sia non in Italia, ma in Sicilia, rientra nelle conseguenze della seconda guerra mondiale e dei patti successivi.

Lascio a chi ne avesse voglia di approfondire.

Quello che importa, ai fini di questa riflessione, è che in tutte le guerre c’è chi vince e c’è chi perde, motivo per il quale è meglio non farle.

Nella fattispecie della guerra in Ucraina, i neocon, che hanno innescato le frizioni che hanno portato la Russia a decidere di confliggere, vedono ora la loro strategia essere perdente.

Il Trattato di pace per l’Ucraina, come quello che riguardò a Parigi l’Italia, registrerà, inevitabilmente, i rapporti di forza.

Il problema, tuttavia, non riguarda solo l’Ucraina.

Dalla fine della seconda guerra mondiale emerse la Guerra Fredda, con i due blocchi che, sia pure contrapposti, hanno garantito un equilibrio che ha permesso agli europei occidentali di prosperare e a qualche ammalato di grandeur, di über alles o di neocolonialismo, di pensare di costruire assi per mettere altri in condizione di minorità (ricordarsi il massacro della Grecia).

Il fallimento dell’Unione Europea, decretato, timbrato, reso pubblico, dal genio di Parigi, è il figlio diretto di questa tracotanza di alcuni nei confronti di altri e nella logica di vassalli di alcuni (Paesi baltici) nei confronti di chi era ritenuto il dominus.

Quella storia è finita lunedi 17 febbraio 2025.

I nuovi trattati non si scrivono a Parigi, ma a Riad.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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