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Teosofi e Teosofisti, Massoni e Massonisti – Parte 2

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Tra Ottocento e Novecento, una parte dell’Occidente costruì sopra quelle tradizioni un’India e un Tibet esoterici, unitari e “sapienziali” che erano in larga misura prodotti moderni

Segue da https://www.nuovogiornalenazionale.com/teosofi-e-teosofisti-massoni-e-massonisti-parte-1/

Alexandra David-Néel, che ebbe rapporti con la Co-Massoneria e con l’ambiente massonico vicino ad Annie Besant, non necessariamente essendone coinvolta direttamente, a proposito della spiritualità tibetana scrive:

“La mia prima constatazione, abbastanza stupefacente, fu che i tibetani non credevano al soprannaturale. Ogni fenomeno, essi pensavano, è il prodotto di un incontro di cause naturali, ma pochi sono i capaci di discernere quelle cause e meno ancora quelli capaci di manipolarle per produrre effetti speciali[i]“.

Quanto scrive Alexandra David-Néel è un’ottima introduzione in questa seconda parte riguardante la presenza di Annie Besant nel presunto ordine massonico, in effetti massonistico, Eastern Order of International Co-Freemasonry (EOIC) e smonta le varie fantasie sul mondo tibetano e indiano.

Non tutta la riscoperta occidentale dell’India e del Tibet fu una falsificazione, perché esistevano tradizioni filosofiche e religiose antichissime e testi autentici.

Il problema è che, tra Ottocento e Novecento, una parte dell’Occidente costruì sopra quelle tradizioni un’India e un Tibet esoterici, unitari e “sapienziali” che erano in larga misura prodotti moderni.

Il caso di Annie Besant è particolarmente interessante proprio perché mostra questo processo quasi in laboratorio.

L’Occidente non scopre semplicemente l’India: la ricostruisce. Nell’Ottocento avviene una convergenza di fenomeni: orientalismo europeo, sanscrito, Upaniṣad, Bhagavad Gītā, buddhismo, Vedānta, crisi religiosa europea, perdita di credibilità del cristianesimo tradizionale, evoluzionismo e positivismo, ricerca di una religione compatibile con la “scienza”, spiritualismo e occultismo, medianità, reincarnazione, piani invisibili, maestri, teosofia (teosofismo) fusione di elementi indiani, buddhisti, occidentali esoterici e reinterpretazioni moderne.

Uno studio del Journal of Global History osserva infatti che la Società Teosofica, fondata a New York nel 1875, si trasferì in India nel 1879 alla ricerca di una presunta antica saggezza “ariana” alla radice della Verità universale.

La Teosofia divenne poi profondamente intrecciata con il revivalismo hindu e con i dibattiti indiani sulla definizione della propria religione.

Questo è il punto cruciale: l’India reale era plurale, la £Sapienza dell’India£ teosofica tendeva invece a trasformarla in un’unica Tradizione universale.

La traiettoria di Besant è quasi paradigmatica.

Besant passa dal cristianesimo, al secolarismo, al socialismo del Fabianesimo, alla teosofia, all’hinduismo teosofizzato e al nazionalismo indiano

Nel 1889 entra nella Società Teosofica dopo l’incontro con Blavatsky. La sua trasformazione non è stata semplicemente una conversione religiosa.

Secondo lo storico Mark Bevir, va letta nel contesto della crisi vittoriana della fede e della ricerca di una forma di religione che potesse sopravvivere alla sfida razionalista.

E qui arriviamo all’aspetto che ci interessa maggiormente.

Besant contribuì a costruire una determinata rappresentazione dell’induismo: un’antichissima religione universale, scientifica, esoterica e sostanzialmente unitaria, della quale le religioni moderne sarebbero state derivazioni o degenerazioni.

Questa idea è molto diversa dalla complessità storica delle tradizioni indiane.

Il paradosso è che una costruzione occidentale diventa strumento dell’identità indiana

Ed è qui che la questione diventa molto più interessante. La Teosofia in gran parte colonialismo culturale occidentale imposto agli indiani. La Teosofia contribuì alla formazione di una concezione dell’induismo come religione universale compatibile con la scienza moderna e fu assimilata, trasformata e utilizzata all’interno dei dibattiti religiosi indiani dell’epoca.

circuito autorinforzante

 

Besant e l'”India eterna”

Besant arriva in India nel 1893 e diventa una figura importantissima dell’educazione e del nazionalismo indiano. Fonda il Central Hindu College di Benares nel 1898, che sarebbe confluito nella Banaras Hindu University.

Il suo lavoro ebbe conseguenze concrete: educazione, organizzazione politica, Home Rule, rivalutazione culturale dell’India, ma contemporaneamente costruì una rappresentazione altamente selettiva dell’India.

La sua idea dell’antica civiltà indiana era fortemente legata alla nozione teosofica di Aryan wisdom.

Ed esiste un aspetto ancora più problematico: nella Teosofia di Besant il termine “ariano” non era soltanto linguistico o storico. La sua cosmologia comprendeva una gerarchia di “razze radice”, nella quale la razza ariana occupava un livello spirituale superiore. La storiografia ha documentato questo elemento nella sua visione teosofica.

Quindi abbiamo una situazione paradossale: una donna britannica antimperialista, rivaluta l’India, combatte culturalmente l’umiliazione coloniale, sostiene l’autogoverno indiano ma contemporaneamente, interpreta l’India attraverso una cosmologia esoterica europea ottocentesca.

Il Tibet diventa terra segreta della conoscenza occulta

Il Tibet occidentale viene progressivamente trasformato nell’immaginario europeo in terra segreta dei Maestri, monasteri misteriosi, saggezza primordiale, conoscenza occulta conservata intatta attraverso i millenni.

La figura dei Mahatma, della Fratellanza occulta e dei “Maestri” himalayani diventa centrale nella costruzione teosofica.

Questo non significa che il buddhismo tibetano fosse inventato. Le sue scuole, i suoi monasteri, i suoi testi e le sue pratiche hanno una storia reale e documentabile.

È invece l’idea di un Tibet come deposito intatto della Tradizione Universale segreta a essere largamente una costruzione esoterica moderna.

La stessa ricerca accademica sul rapporto fra esoterismo, orientalismo e miti delle origini religiose parla esplicitamente di “religious origin myths” prodotti nell’ambiente esoterico moderno.

Orientalizzazione dell’Occidente dell’Oriente

Questo processo è un paradosso: l’Occidente critica il proprio materialismo dicendo che l’Oriente possiede ciò che l’Occidente ha perduto, ma per stabilire che cosa possiede l’Oriente, utilizza categorie occidentali: evoluzione; progresso spirituale; religione universale; occultismo; scienza; gerarchie cosmiche; reincarnazione; maestri; fratellanze segrete; razze spirituali.

Nasce così un Oriente immaginario costruito attraverso categorie occidentali.

E poi quell’Oriente immaginario viene presentato come: la Tradizione autentica dell’umanità.

Ed è qui che questo approccio alla Besant si collega molto bene alla questione riguardante l’EOIC e sulla teosofizzazione della Massoneria.

Il processo può essere schematizzato così:

processo

 

L’invenzione diventa storicamente reale nelle sue conseguenze, perché viene adottata, trasformata e utilizzata da persone e movimenti autentici.

La Teosofia, infatti, arrivò a esercitare un’influenza reale anche su figure come Vivekananda e Gandhi e divenne una forza culturale e politica significativa nell’India di fine Ottocento e inizio Novecento.

Possiamo pertanto affermare che l’’Occidente ottocentesco non inventò le tradizioni spirituali dell’India e del Tibet, ma costruì una loro sintesi esoterica, universalistica e atemporale che non coincideva con la pluralità storica delle tradizioni asiatiche; questa costruzione fu poi riassorbita, trasformata e utilizzata dagli stessi movimenti di rinascita culturale indiana e Annie Besant è probabilmente uno dei casi più emblematici di questo processo, perché contemporaneamente ne fu costruttrice occidentale, propagatrice in India e partecipante alla trasformazione politica dell’India reale.

La rete internazionale della Società Teosofica

La Società Teosofica possedeva una rete internazionale straordinaria: Londra, Adyar, India, Europa, Stati Uniti – Australia e disponeva di: scuole; editoria; giornali; biblioteche; circoli intellettuali; associazioni educative; organizzazioni femminili; reti internazionali di conferenzieri; contatti con politici e intellettuali.

La stessa documentazione storica mostra che la Società aveva una presenza molto forte nell’India britannica e che Adyar divenne un centro internazionale.

C’è una genealogia che merita di essere studiata.

linea teosofica e contesto britannico

 

La sovrapposizione delle due reti è documentata; ciò che non è ancora documentato è che una fosse semplicemente una copertura dell’altra.

Nel 1916 Annie Besant fondò l’All-India Home Rule League. E non fu una struttura completamente separata dalla Società Teosofica.

Le fonti storiche mostrano che c’è un legame tra: Adyar- Società Teosofica, Annie Besant, Home Rule League, rete di logge e di rami teosofici, mobilitazione politica.

Uno studio storico sul movimento osserva che molte delle sezioni locali della Home Rule League erano sostanzialmente appendici delle società teosofiche. E una fonte sulla rete britannica della Home Rule League precisa che essa era dominata da teosofisti e laburisti.

Non significa che la Società Teosofica fosse un’organizzazione politica clandestina. Significa che la rete organizzativa teosofica poteva essere convertita rapidamente in una rete di mobilitazione politica.

La risposta del Governo di Madras è estremamente significativa. Nel 1917 le autorità rilevarono che la propaganda della Home Rule League stava penetrando nei distretti rurali del Tamil Nadu.

La documentazione amministrativa registrava l’attività dei propagandisti di Besant e il tentativo di creare nuove sezioni della League.

Poi arrivò la repressione. Nel giugno 1917 Annie Besant, B. P. Wadia, George Arundale, furono posti agli arresti e internati dal Governo di Madras.

La repressione provocò una reazione politica nazionale e contribuì alla successiva elezione di Besant alla presidenza dell’Indian National Congress.

La rete di Besant non era semplicemente India; era reciprocamente India con Gran Bretagna, Stati Uniti, Europa e qui entra in gioco la funzione internazionale della Teosofia.

La Home Rule League britannica venne trasformata nel Commonwealth of India League e successivamente nell’India League. Nel passaggio britannico entrano figure come: George Lansbury,  Krishna Menon, Bertrand Russell, Ellen Wilkinson, esponenti dell’Independent Labour Party.

La ricerca storica contemporanea mostra proprio il passaggio dalla prima fase, in cui la Home Rule era sostenuta dall’ambiente teosofico britannico, alla successiva trasformazione dell’India League in un’organizzazione anticoloniale più radicale.

Una rete politica reale, non una costruzione teorica.

K. Krishna Menon proveniva dall’ambiente politico legato a Besant e alla sua rete Home Rule.

Successivamente diventò una figura centrale della politica estera indiana. E proprio Krishna Menon fu sottoposto per anni alla sorveglianza britannica. La documentazione MI5 lo considera una “serious menace to security”; dal 1929 era sotto sorveglianza e nel 1933 venne autorizzata l’intercettazione della sua corrispondenza.

La ricerca accademica dimostra che la rete politico-culturale nata nell’ambiente di Besant produceva figure che l’intelligence britannica considerava successivamente importanti dal punto di vista della sicurezza. Nel 1918 il Governo britannico si preoccupò persino dei contatti internazionali prodotti dall’ambiente di Besant.

Una ricerca storica sulla partecipazione dell’India alla Conferenza imperiale rileva che il Governo venne a sapere che un importante politico indiano aveva contattato Woodrow Wilson attraverso una coppia americana che sosteneva il movimento teosofico di Annie Besant.

Per un impero impegnato nella Prima guerra mondiale, una rete transnazionale capace di collegare attivisti indiani, politici britannici e ambienti americani era naturalmente materia da intelligence.

Il rapporto della Besant con la Fabian Society

Il rapporto Annie Besant–Fabiani è uno dei nodi più importanti della genealogia che stiamo ricostruendo, perché precede di alcuni anni la conversione di Besant alla Teosofia e mostra che la sua rete originaria era già inserita nel milieu radicale-progressista londinese.

Annie Besant entrò nella Fabian Society nel 1885, appena un anno dopo la sua fondazione. Fu George Bernard Shaw a sponsorizzarne l’ingresso. La stessa Fabian Society oggi ricostruisce questo passaggio e sottolinea che Besant fu una delle sue figure più attive.

Nel 1889 Besant fu tra gli autori dei Fabian Essays in Socialism, insieme a: George Bernard Shaw, Sidney Webb, William Clarke, Sydney Olivier, Graham Wallas, Hubert Bland

La Besant non era quindi una semplice iscritta: era parte del nucleo intellettuale fondativo del fabianismo.

Prima della Teosofia abbiamo pertanto questa rete: Charles Bradlaugh, Annie Besant, George Bernard Shaw, Fabian Society. Besant era già una figura importante del radicalismo britannico, collaboratrice di Bradlaugh nella National Secular Society e nell’editoria radicale. La storiografia accademica conferma la stretta relazione fra Besant, Bradlaugh e Shaw.

I Fabiani non erano semplicemente “socialisti”

La Fabian Society nacque nel 1884 come derivazione della Fellowship of the New Life e sviluppò un socialismo gradualista, riformista, educativo e istituzionale, contrario all’insurrezione rivoluzionaria. La stessa Fabian Society descrive oggi la propria prima fase con la formula: “Educate, Agitate, Organise”.

Questo è importante perché crea una differenza strutturale rispetto al marxismo rivoluzionario, in quanto la logica fabiana era: conoscenza, educazione, organizzazione, amministrazione, trasformazione graduale dello Stato. Modello, questo, che avrà una straordinaria influenza sul successivo Labour britannico.

Uno dei fondatori della Fabian Society era Sydney Olivier. E Sydney Olivier non era un personaggio marginale dell’Impero britannico: fu un funzionario coloniale, arrivando a essere Governor of Jamaica.

Quindi nel nucleo dei Fabiani troviamo contemporaneamente: socialismo britannico, amministrazione imperiale, intellettuali, riformismo dello Stato.

Non significa che il Fabianismo fosse una creatura dell’Impero, ma significa che il confine fra élite riformista, amministrazione imperiale e politica progressista era molto più permeabile di quanto suggerisca la lettura “destra-sinistra” contemporanea.

Besant porta questo bagaglio in India

Questa è la parte che rende la vicenda particolarmente interessante.

Nel 1889 Besant entra nella Società Teosofica. Da quel momento avviene una trasformazione:

radicalismo britannico

 

La cosa notevole è che Besant non abbandona la capacità organizzativa acquisita nel movimento radicale e fabiano. La trasferisce in un altro ambiente.

La Fabian Society stessa riconosce che Besant fu una straordinaria organizzatrice e che contribuì persino all’idea delle sezioni locali fabiane.

historical networks

 

E Annie Besant è il punto in cui A e B si incontrano, mentre la rete C la osserva e la contrasta quando la sua attività diventa politicamente rilevante.

C’è un’altra pista da seguire: Sydney Olivier, perché abbiamo Fabian Society, Sydney Olivier, amministrazione coloniale britannica, India/Jamaica e contemporaneamente: Fabian Society, Annie Besant, Teosofia, Adyar, Home Rule, India.

Questo produce una intersezione Fabianismo–Impero–India–Teosofia. E poi c’è George Bernard Shaw, che è un’altra figura straordinaria: Besant, Shaw e W. T. Stead erano strettamente collegati nel radicalismo londinese. La ricerca accademica documenta esplicitamente l’amicizia di Besant con entrambi.  Stead, a sua volta, ci porta direttamente nel mondo del giornalismo investigativo, della politica internazionale, delle reti spiritualiste e dei rapporti con le élite britanniche.

Alcuni Fabiani erano fortemente imperialisti; altri anticolonialisti. La stessa storia ufficiale della Society riconosce questa ambivalenza.

Il Fabianismo costituì uno dei principali ambienti britannici di formazione e circolazione delle élite riformiste che operarono successivamente dentro partiti, amministrazione, Impero e governo.

Il caso che merita di essere studiato è non la Fabian Society in blocco, ma i singoli fabiani che entrano nell’apparato statale e imperiale.

Sydney Olivier è praticamente il caso-studio perfetto.

Sydney Olivier entrò nel Colonial Office nel 1882 e nella Fabian Society nel 1885. Fu collega di Sidney Webb al Colonial Office e contemporaneamente uno dei quattro principali esponenti del primo Fabianismo. La storia ufficiale dei Fabiani conferma la presenza di Olivier e Besant nel nucleo originario.

Nel 1913 alla Camera dei Comuni veniva pubblicamente ricordato che Olivier era stato per oltre trent’anni un membro della Civil Service e che era anche vicepresidente della Fabian Society.

Olivier e Webb erano colleghi al Colonial Office. Edward Pease, storico ufficiale della Fabian Society, racconta che i due lavoravano insieme al Colonial Office e che, per un periodo, gli stessi documenti della Fabian Society venivano conservati su un tavolo a Downing Street.

Non significa che Downing Street dirigesse i Fabiani. Significa però che il confine fisico e personale tra il movimento fabiano e l’apparato dello Stato era estremamente permeabile già negli anni Ottanta dell’Ottocento.

Nel 1886 Olivier, Annie Besant, George Bernard Shaw e Hubert Bland furono coinvolti nella Fabian Parliamentary League. Olivier fu inoltre segretario della Fabian Society.

Durante la Seconda guerra boera, Olivier si oppose alla politica di Joseph Chamberlain e criticò l’espansionismo britannico. Il movimento fabiano stesso si divise sulla guerra: alcuni sostenevano l’intervento imperiale, altri – Olivier compreso – lo respingevano.

E arriviamo a Krishna Menon

Qui abbiamo finalmente una connessione diretta con l’intelligence, documentata accademicamente.

K. Krishna Menon, segretario dell’India League dal 1932 al 1947, fu classificato dalla British Security Service e dall’Indian Political Intelligence (IPI) come una delle principali minacce nazionaliste indiane in Gran Bretagna. I suoi legami con il comunismo britannico aumentarono ulteriormente l’interesse di MI5.

Esiste una continuità politico-intellettuale e personale che porta dall’ambiente Besant/Fabian alla politica anticoloniale britannica, la quale viene poi direttamente monitorata dall’intelligence.

Possiamo pertanto schematizzare in questo modo:

radicalismo vittoriano teosofia home rule India

Il primo Fabianismo e l’apparato imperiale britannico condividevano persone, ambienti professionali e reti istituzionali; Annie Besant trasferì poi parte di quel capitale organizzativo e politico nell’universo teosofico e nel movimento indiano; quando la rete assunse una funzione nazionalista, l’apparato britannico la sorvegliò e la represse.

E il caso Olivier-Webb è probabilmente il documento più forte contro l’idea di due mondi completamente separati: il primo Fabianismo e il Colonial Office erano letteralmente interconnessi sul piano personale e professionale.

Il passo successivo davvero interessante sarebbe andare persona per persona nei fascicoli dell’India Office, dell’Indian Political Intelligence e dell’MI5, partendo da Besant, Olivier, Webb, Arundale, Wadia e Menon, e classificare per ciascuno contatto, sorveglianza, corrispondenza, finanziamento, informatori e rapporti con funzionari britannici. È lì che potremmo verificare se oltre alla semplice intersezione esistesse una struttura coordinata.

segue

[i] Alexandra David Neel, Mistici e maghi del Tibet, Astrolabio-Ubaldini

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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