
di Giorgio Cattaneo
«Ammirate la plasticità espressiva della posa di Macron, “studiatamente” a braccia tese sullo sfondo della piramide del Louvre, la sera della sua prima vittoria nel 2017». Parole di Giorgio Di Salvo, impegnato a decifrare con perizia gli ammiccamenti simbolici del grande potere.
Oggi, si legge, Monsieur Rothschild – pupillo del demiurgico Jacques Attali – si affanna ad elemosinare l’aiuto di chiunque, per annullare al ballottaggio la travolgente vittoria dell’opposizione.
Una formazione politica immediatamente demonizzata a reti unificate e pronta ad essere sacrificata, ancora una volta, sull’altare (vagamente totalitario) del politicamente corretto: quello che fa rima con Davos e criminalizza i sudditi per assolvere i regnanti.
Dice un’amica francese, di sentimenti sinceramente progressisti: in molti detestano il partito lepenista perché, con il suo modo di sbraitare (pur combattendo battaglie sacrosante), finisce sempre con lo spaventare la maggioranza moderata, spianando ogni volta la strada ai vecchi demagoghi e dunque ai peggiori oligarchi.
Al Bar dello Sport, poi, non manca chi rinfaccia al Piccolo Napoleone la sua palese identità massonica: come se fosse una colpa e bastasse, da sola, a qualificarne gli eventuali misfatti.
Contro la libera muratoria si starnazza abitualmente, spesso a sproposito, soprattutto nella Penisola, nella quale l’Italia unitaria è stata letteralmente fabbricata dai fratelli d’Italia (i fratelli massoni beninteso), proprio sull’onda della rivoluzione massonica francese (libertà, uguaglianza, fraternità) da cui nacque quella cosetta, la democrazia, che ancora oggi riempie le prime pagine e che appare il sistema meno peggiore.





