Il sonno della ragione dell’Europa e dell’Italia
Come al solito. Obiettivo: dormire il sonno dei giusti senza capire che quello è, in realtà, il sonno della ragione, quello che genera mostri.
L’Europa è diventata maestra in questo e ha alcune eccellenze: l’Italia tra esse.
La ninna nanna del “noi siamo nel giusto” e del “abbiamo una civiltà di diritto e del suo utilizzo che non ammette deroghe” funziona perfettamente.
In Medio Oriente sta sviluppandosi tutto quanto porta a una guerra, ma di quelle davvero brutte.
L’Iran e i Pasdaran, sempre più collegati con gli Hezbollah e con gli Houthi, stanno organizzando e gestendo qualcosa che nessun Paese occidentale potrà accettare. A meno di inchinarsi a nuovi padroni.
Al blocco di Hormuz sta seguendo un possibile blocco di Ba bel-Mandeb: non una mina ma una testata atomica sulle economie soprattutto europee.
Il controllo geopolitico dell’area si estende.
Resta Israele il nemico da distruggere, ma ora l’Arabia Saudita – da sempre avversaria dell’asse della resistenza, che comprende gli Houthi ma anche Hezbollah, Hamas e alcune milizie irachene tra le quali i Pasdaran, entra nel mirino.
All’Egitto, che è pronto a sostenere l’Arabia Saudita in difesa degli Houthi, viene dato un altolà: un sostegno a Riad sarebbe una dichiarazione di guerra.
All’Egitto?
Silenziosamente ma efficacemente alle spalle dell’Iran c’è la Cina, ma anche la Russia che si permette di inviare tonnellate di armi da quelle parti, alla faccia delle narrate difficoltà della sua industria bellica: non vi è alcun dubbio.
È ufficiale la notizia che solo attraverso l’utilizzo dell’intelligence e dei satelliti cinesi l’Iran e il suo gruppo hanno potuto così efficacemente colpire obiettivi americani presenti in Medio Oriente.
Chi continua a sostenere che si tratti di guerre regionali o di “capricci” di Trump e Netanyahu o è cieco o è in mala fede.
L’Italia, balcone di Europa verso Africa, e, assieme alla Grecia, verso il Medio Oriente, ma anche fondamentale molo di attracco economico propeso nel Mediterraneo, è più di altri Paesi indirettamente un obiettivo.
Indirettamente, cioè non un nemico con il quale guerreggiare ma un punto di attacco di politiche geostrutturali ed economiche.
L’espansione del potere islamico, che vede la Turchia spostare lentamente il suo antico baricentro di equilibrio tra culture sempre più verso quella araba, è in corso.
Questo fa parte di un gioco: senza isterismi ma senza cecità è bene che si esamini e si giudichi tutto quanto accade.
Non vedo alcun cenno di preoccupazione. Non una notizia pubblicizzata, non un’analisi di quanto sta accedendo, non un avvio di dibattito sul cosa fare.
Capisco il perché e mi fa letteralmente schifo.





