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Il disabile deriso e i maledetti social

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Il disabile deriso e i maledetti social

Il Male radicato nella società e amplificato dai social

La notizia che ci porta alle riflessioni che seguono è quella relativa a un trentatreenne disabile, aggredito dal branco e deriso per questo sui social.
Non è il primo episodio del genere e, purtroppo, non sarà l’ultimo.

Quello che non deve accadere è abituarsi a tutto ciò; ci deve essere una condanna ferma e decisa e non ci si deve adagiare come se tutto fosse inevitabile.

Dove sta andando la nostra gioventù, che è il futuro del nostro mondo, ed è senza punti di riferimento?

Detto così sembra un pensiero da persona ormai in là con gli anni che, per motivi anagrafici, ragiona diversamente, ma la nostra giovinezza era differente.

Avevamo sogni da realizzare, percorsi da intraprendere, errori da fare, e li facevamo, ma non avevamo il gusto di deridere il diverso e il disabile.

Se accadeva, ma era sporadico, veniva rinchiuso in un ambito molto ristretto e tale comportamento era condannato sia in famiglia che nella società.

Oggi, invece, si fanno gesti assurdi per poi postarli sui social e ottenere dei like.

Questo passaggio non deriva da un salto generazionale, ma da un salto culturale, un salto all’indietro di parecchi chilometri.

Oggi, chi compie questi atti, per pura visibilità è, in definitiva, una nullità.

Rappresenta il Male, perché è incapace di fare del bene e di stare in società.

Ha una scarsa considerazione del sé e ha paura di non essere visto e considerato.

Il parametro non è la fatica per arrivare agli obiettivi che un giovane, giustamente, si dà, ma è il gradimento social e la notizia di un momento.

È la povertà di valori quali la pietà, la compassione e la comprensione dell’altro.

Ma cosa è successo alla gioventù?

Con tutta evidenza, il Male c’è sempre stato ed è sempre stato fatto, ma qui c’è qualcosa di diverso: c’è il Male proiettato su Internet per dire “io esisto, riesco a esistere in ragione del Male che procuro”.

E questo è il Male in sé.

La creazione di una realtà altra rispetto alla realtà fattuale ha determinato uno scollamento tra ciò che è e ciò che pare che sia con la perdita dell’io e del sé.

I ragazzi cercano se stessi anche in gesti così tremendi che fanno del male agli altri.

Esistono perché fanno del Male.

La cosa è terribile, ma, purtroppo, è reale.

Una realtà virtuale per dare corpo alla realtà reale non ha un senso compiuto.

Solo che il nostro mondo non li cura, non se ne occupa, li abbandona alla loro solitudine che scaricano nelle finestre virtuali.

E, per essere visti, bisogna fare qualcosa di eclatante, che attiri l’attenzione, che non sfugge allo sguardo di chi sbircia sui social: e noi tutti “guardoni” telematici.

E, allora, viene da chiedersi se il Male fatto sia fatto solo al povero disabile o al malcapitato di turno o anche a questi ragazzi senza un futuro a cui siamo stati in grado solo di dare una realtà virtuale e povera di valori.

Il grano viene forte e pieno se la semina è fatta come si deve.

La semina che noi abbiamo fatto è quanto di più sbagliato poteva essere.

Non vogliamo dire che certi fatti non sono responsabilità di chi li compie, ma che chi li pone in essere è il frutto di una semina sbagliata e tossica.

Il problema è che ci stiamo abituando e questo è profondamente sbagliato.

Autore

  • Massimo Rossi

    Massimo Rossi, laureato in Giurisprudenza, assistente volontario in Procedura Penale, Dottrina Generale del Processo e Teoria Generale del Processo anni 1990/2005 presso l'Università degli Studi di Siena. Dottorato di ricerca in Procedura Penale presso l'Università di Genova. Avvocato. Ha pubblicato diversi lavori giuridici in riviste specializzate e ha partecipato come autore in varie pubblicazioni giuridiche collettanee. Relatore in convegni di carattere nazionale e istituzionale anche nelle sedi parlamentari. Dal 1994 al 1997 ha svolto funzioni di Vice Procuratore Onorario presso la Procura di Siena. Già consulente della Presidenza della Prima Commissione Parlamentare sulla morte del dott. David Rossi ed estensore unitamente ad altri consulenti della relazione finale nel 2022. Attualmente è docente a contratto presso l'Università di Firenze in Procedura Penale con insegnamento presso la Scuola Nazionale dei Sottufficiali dell'Arma dei Carabinieri.

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