A cura di Agenzia Nova
Media: la bozza di un accordo preliminare tra Iran e USA potrebbe essere annunciata nelle prossime ore
Secondo le fonti di “Al Arabiya”, i termini del possibile accordo mediato dal Pakistan includono un cessate il fuoco immediato, completo e incondizionato su tutti i fronti
La bozza finale di un possibile accordo tra Stati Uniti e Iran, mediato dal Pakistan, dovrebbe essere annunciata entro poche ore ed entrare in vigore immediatamente dopo l’annuncio ufficiale delle due parti.
Lo scrive l’emittente panaraba “Al Arabiya”, citando fonti informate. Secondo queste fonti, i termini del possibile accordo includono un cessate il fuoco immediato, completo e incondizionato su tutti i fronti, inclusi terra, mare e aria, l’impegno reciproco a non colpire infrastrutture militari, civili o economiche e la fine delle operazioni militari e della “guerra mediatica”.
Il testo, secondo “Al Arabiya”, conterrebbe inoltre impegni a rispettare la sovranità, l’integrità territoriale e la non ingerenza negli affari interni e garanzie per la libertà di navigazione nel Golfo, nello Stretto di Hormuz e nel Golfo dell’Oman.
La bozza di accordo include anche un meccanismo per monitorarne l’attuazione e risolvere le controversie, e stabilisce una revoca graduale delle sanzioni statunitensi all’Iran in cambio dell’impegno di Teheran a rispettare i termini dell’accordo. In base a quanto riferito dalle fonti, una volta raggiunto questo accordo, i negoziati sulle altre questioni “irrisolte” – soprattutto l’arricchimento dell’uranio iraniano – inizierebbero entro sette giorni.
Secondo le fonti di “Al Arabiya”, non esiste un’alternativa a un accordo “a interim” tra Washington e Teheran, e conciliare le due parti non sarà facile perché entrambe hanno presentato richieste elevate. L’ostacolo principale nei negoziati, hanno confermato le fonti, resta la questione dell’uranio arricchito dell’Iran, con le due parti ancora salde sulle proprie posizioni.
In questo contesto, un accordo a interim servirebbe ad assicurare la fine della guerra per discutere in un altro momento, e con una una tempistica di negoziazione più lunga, le altre questioni.
Ieri una fonte pachistana a conoscenza dei colloqui mediati da Islamabad ha detto all’emittente panaraba qatariota “Al Jazeera” che i funzionari iraniani hanno chiesto al Pakistan di avere più tempo per poter “valutare e studiare la determinazione statunitense” nel perseguire una soluzione diplomatica.
Sempre ieri, il presidente Donald Trump ha annunciato che gli Stati Uniti “probabilmente” distruggeranno l’uranio arricchito iraniano. “Lo otterremo. Non ne abbiamo bisogno, né lo vogliamo, ma non permetteremo che lo mantengano”, ha spiegato Trump ai giornalisti nello Studio Ovale.
Se Iran e Stati Uniti raggiungeranno un accordo, seguiranno colloqui complessivi entro un periodo di tempo specifico. Lo hanno reso noto ad “Al Arabiya”, fonti diplomatiche informate sul percorso negoziale secondo cui un accordo possibile sarà un documento di una sola pagina e potrebbe essere chiamato “Dichiarazione di Islamabad”.
Intanto il capo delle Forze di difesa del Pakistan, il feldmaresciallo Asim Munir, è partito per una visita ufficiale in Iran, nel corso della quale discuterà dei colloqui in corso tra Washington e Teheran, della pace nella regione e di altre questioni rilevanti.
Lo riferiscono fonti della sicurezza citate dal quotidiano “Dawn”. Munir incontrerà anche alti funzionari iraniani.
L’Iran accusa USA e Israele di crimini di guerra. Il Centcom mantiene la massima prontezza operativa nel Mare arabico
Il portavoce del ministero degli Esteri dell’Iran, Esmaeil Baghaei, ha condannato l’attacco sferrato da Stati Uniti e Israele contro l’Istituto Pasteur di Teheran durante le ostilità dei mesi scorsi, definendolo un “palese crimine di guerra”.
In un messaggio pubblicato sulla piattaforma sociale X, Baghaei ha accusato Washington e Tel Aviv di aver colpito deliberatamente uno storico centro scientifico e sanitario, sostenendo che l’azione abbia violato il diritto della popolazione iraniana alla salute, alla ricerca e alla vita.
Le dichiarazioni arrivano dopo un intervento della rivista medica “The Lancet”, secondo cui la distruzione dell’istituto rappresenta una seria minaccia per la sicurezza sanitaria regionale.
Secondo la rivista, l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha confermato che l’istituto non è più operativo e non è in grado di fornire servizi sanitari dopo i bombardamenti, avvenuti in un contesto già aggravato da anni di sanzioni internazionali contro l’Iran.
Intanto, il Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha reso noto che il gruppo d’attacco della portaerei USS Abraham Lincoln, fulcro del dispositivo d’attacco mobilitato dagli USA nel Golfo nell’ambito delle ostilità con l’Iran, mantiene “la massima prontezza operativa” nel Mare Arabico.
In un messaggio pubblicato sulle piattaforme sociali, il Centcom ha diffuso immagini di aerei militari statunitensi, inclusi caccia stealth F-35 Lightning II, decollare da una portaerei, affermando che le forze USA continuano a far rispettare il blocco contro i porti iraniani. La dichiarazione arriva mentre il Pakistan prosegue gli sforzi di mediazione per raggiungere un accordo che ponga fine al conflitto.
Ieri il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha però avvertito nuovamente Teheran che rischia misure “molto drastiche” se non consegnerà le proprie scorte di uranio agli USA.
Teheran ha movimentato miliardi di dollari tramite la piattaforma di criptovalute Binance
La nota piattaforma (exchange) di criptovalute Binance sarebbe stata utilizzata negli ultimi anni per movimentare miliardi di dollari collegati a reti finanziarie iraniane vicine ai Guardiani della rivoluzione, nonostante le sanzioni statunitensi. È quanto si legge in un’inchiesta pubblicata dal quotidiano “Wall Street Journal”.
Al centro della vicenda figura Babak Zanjani, uomo d’affari iraniano già noto per attività di elusione delle sanzioni, che avrebbe gestito una rete di conti Binance tramite familiari e collaboratori. Documenti interni di conformità citati dal quotidiano indicano che un account principale collegato a Zanjani avrebbe effettuato circa 850 milioni di dollari di transazioni tra il 2024 e il 2025.
Indagini interne avrebbero rilevato accessi da Teheran e collegamenti tecnici tra diversi account della rete, sospettando evasione delle sanzioni e possibili attività di finanziamento del terrorismo.
Secondo funzionari stranieri e analisti della blockchain citati dal giornale, parte dei fondi proveniva dalla vendita di petrolio iraniano alla Cina e sarebbe poi stata trasferita verso entità associate ai Pasdaran e a gruppi sostenuti da Teheran, come Hezbollah e Hamas.
L’inchiesta sostiene che alcune operazioni siano proseguite anche dopo il patteggiamento del 2023 con cui Binance aveva ammesso violazioni antiriciclaggio negli Stati Uniti, accettando una sanzione record da 4,3 miliardi di dollari.
Il “Wall Street Journal” riferisce inoltre che la banca centrale iraniana avrebbe trasferito circa 107 milioni di dollari in criptovalute verso conti Binance nel 2025 e che altri centinaia di milioni sarebbero transitati tra wallet collegati alla piattaforma ed entità iraniane sanzionate.
Binance ha respinto le accuse, sostenendo di non consentire transazioni con soggetti sanzionati e affermando che la maggior parte dei movimenti citati non sarebbe avvenuta direttamente sulla piattaforma.
La società ha aggiunto di aver rafforzato i controlli antiriciclaggio e la collaborazione con le autorità internazionali. Secondo il quotidiano, però, il dipartimento di Giustizia USA starebbe ora indagando sull’utilizzo di Binance da parte di reti iraniane per aggirare le sanzioni statunitensi.





