
Volodymyr Zelensky nel suo consueto discorso quotidiano, citato dal Kiev Independent, ha detto che «l’Ucraina ha prodotto i suoi primi 100 missili», precisando che Kiev ha iniziato a sviluppare attivamente il suo programma missilistico.
In risposta ai crescenti attacchi missilistici e con droni russi, il Pentagono sta inviando in Ucraina piu’ di 500 intercettori per il sistema di difesa missilistico Patriot e per il National Advanced Surface-to-Air Missile System, o NASAMS, il cui arrivo è previsto nelle prossime settimane, secondo un alto funzionario dell’amministrazione citato dal Wall Street Journal. L’esito elettorale ha innescato uno sprint finale per le forniture all’Ucraina prima dell’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca.
Il ministro degli Esteri ucraino Andriy Sybiha ha definito l’ultima conversazione telefonica tra il presidente Volodymyr Zelenskyy e il neoeletto presidente degli Stati Uniti Donald Trump la prova dell’esistenza di un dialogo consolidato, con i rispettivi team che ora inizieranno i preparativi per un loro incontro.
“Un dialogo tra il presidente Zelensky e il presidente Trump – ha aggiunto Sybiha – è già stato stabilito. E la prontezza con cui si e svolta la conversazione telefonica è la prova del dialogo diretto già esistente tra i capi di Stato. Naturalmente, sono stati discussi possibili futuri contatti a livello di leader. È stato concordato che le équipe inizieranno il lavoro preparatorio pratico per l’organizzazione dell’incontro”.
Nel frattempo cominciano ad arrivare i primi segnali di come potrebbe essere la resa dei conti per Zelensky.
Un consigliere del presidente americano eletto, Bryan Lanza, ha detto alla Bbc che Donald Trump si aspetta da Volodymyr Zelensky “una visione realista per la pace” in Ucraina.
Secondo Lanza, la prossima amministrazione si concentrerà sull’obiettivo di raggiungere la pace in Ucraina piuttosto che su quello di mettere Kiev in condizione di riprendere i territori conquistati dalla Russia.
“E – ha avvertito Lanza – se il presidente Zelensky verrà al tavolo dicendo, possiamo solo avere la pace con riavendo la Crimea, dimostrerà di non essere serio. La Crimea è andata”.
La riconquista della penisola, ha sottolineato il consigliere che lavora con Trump dal 2016, è un obiettivo irrealistico e soprattutto “non è un obiettivo degli Stati Uniti”.
”Se questa è la sua priorità, riavere la Crimea e far combattere i soldati americani per riavere la Crimea, se la sbrighi da solo”, ha ammonito Lanza. ”Quello che diremo all’Ucraina è: sapete cosa vedete? Cosa vedete come una visione realistica per la pace. Non è una visione di vittoria, ma una visione di pace. E iniziamo a parlare onestamente”.
Il messaggio è chiaro e diretto e pone Zelensky con le spalle al muro, ma la questione di fondo per arrivare ad una pace possibile (quella giusta è una categoria esistente solo nella propaganda) non è territoriale, ma riguarda la fine dell’accerchiamento della Russia da parte della Nato, secondo le linee politiche del Clan Clinton-Obama che esce pienamente sconfitto dalle elezioni Usa.
Il tema in discussione è quello di sempre, ossia che la pace in Ucraina, al netto di discussioni sui chilometri quadrati e sui confini, è che Kiev non deve entrare nella Nato, perché la sua entrata nell’Alleanza Atlantica rappresenta una opzione insopportabile per la sicurezza di Mosca.
La questione, pertanto, non è nelle mani di Zelensky e nemmeno degli ucraini, ma degli Usa che, nei riguardi di Mosca, devono cambiare radicalmente impostazione politica, arrivando ad un accordo securitario credibile, affidabile, che non sia come quelli di Misnk 1 e 2 che la stessa Merkel ha ammesso servivano solo a prendere tempo.
Sparito Biden, dall’Ucraina devono sparire Victoria Nuland, George Soros, il cerchio magico che loro hanno creato e non è detto che si debba levare di torno anche lo stesso Zelensky.
Dire che se Zelensky non capisce se la sbrigherà da solo, significa dire che non avrà più aiuti Usa e che, probabilmente, vedrà il suo fronte collassare con un effetto indiretto che potrebbe vedere collassare anche la sua leadership.
Quello che è arrivato dagli Usa, a pochi giorni dalla vincita di Trump, è un preavviso di licenziamento dell’intero apparato cresciuto in base alle logiche di Victoria Nuland e di George Soros (e anche di loro due).
Nel frattempo è accaduto un fatto strano sul quale molti si interrogano.
Mercoledì Trump ha avuto una conversazione con Zelensky e la chiacchierata è stata caratterizzata una sorpresa: in linea c’era anche il ceo di Tesla e X Elon Musk.
Zelensky è stato in qualche modo rassicurato dal presidente eletto, ma anche il contributo di Musk alla conversazione si sarebbe tradotto in un elemento positivo per Kiev. Il numero uno di X e Tesla avrebbe confermato la disponibilità a mettere ancora a disposizione la rete satellitare Starlink, che ha avuto un ruolo determinante per le comunicazioni ucraine soprattutto nella prima fase della guerra.
Che ci faceva Elon Musk in una conversazione tra Trump e Zelensky?
Probabilmente, la sua posizione potrebbe essere quella di un ponte di dialogo con Putin, una sorta di diplomatico non ufficiale o di incaricato ad andare in avanscoperta per mettere a punto uno scenario che possa chiudere la vicenda Ucraina.
Che da Elon Musk ci si aspetti una sorta di ruolo di grande mediatore è dimostrato da un video che gira in Russia e che mi è stato segnalato da alcuni amici.
Il video, il cui originale dovrebbe essere in inglese, sembra ampiamente manipolato, sia nei concetti espressi, sia nella traduzione, ma al di là del suo essere con tutta probabilità un video falso, è il segnale di come si fa circolare in Russia l’immagine di Elon Musk.
Nel video, che, ripeto, è evidentemente un falso, Elon Musk afferma: “La Russia è un paese che sa come proteggere il suo interesse nazionale, le sue tradizioni e cultura. Qui gente orgogliosa della sua cultura della sua storia e della sua fede. La Russia non schiaccia i popoli vicini e non schiavizza, anzi aiuta i popoli vicini. Qui c’è un vero leader che non ha paura di dire la verità e agisce per il bene del suo popolo. Lui si chiama Vladimir Putin. Io lo stimo perché lui non dice falsità ma verità, e non manca mai di rispetto verso i suoi avversari. Questa e la sua forza. Lui è l’unico presidente che può parlare al popolo per ore e può rispondere a qualsiasi domanda scomoda. Senz’altro io lo incontrerò e stringerò la sua mano. La Russia è esempio di come deve essere un paese forte e indipendente. Cosi un paese non si può sconfiggere”.
Il fatto è che il video gira e presenta ai russi un Elon Mausk che rispetta la Russia e il suo presidente.
Nel video, che non pare essere stato confezionato da un burlone, ci sono alcuni segnali, il primo dei quali è che Putin è l’interlocutore (contrariamente alle tesi di Zelensky che ha persino fatto votare in Parlamento che con il leader del Cremlino non si parla), che è affidabile (non dice falsità) e che gli si può stringere la mano.
Prove tecniche di trasmissione? Ponti satellitari all’opera? Trattative in atto?
Tutto può essere.
Quello che è ormai chiaro è che Zelensky non può pensare di avere una “pace giusta” con una vittoria conquista con la forza che non ha e che gli Stati Uniti e, conseguentemente la Nato, non hanno alcuna intenzione di entrare in guerra con Mosca.
Messaggi in codice e messaggi in chiaro vanno tutti nella stessa direzione.
Per l’Ucraina è prossima la resa dei conti.
Post scriptum.
Europa non pervenuta. Impegnata, grazie a Democratici & Socialisti e Verdi, a distruggere il proprio apparato produttivo.





