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L’EUROPA VA ALLA GUERRA MA NON C’È PIÙ IL NEMICO

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Per capire cosa sta accadendo è necessario scomodare Dino Buzzati.

Nel romanzo “Il deserto dei Tartari”  Buzzati narra del tenente Giovanni Drogo, un giovane ufficiale assegnato alla Fortezza Bastiani, un avamposto isolato al confine con un deserto, dove attende un nemico che non arriva mai. Il tema centrale è l’attesa, l’ossessione per un evento che non si verifica e il trascorrere inesorabile del tempo. Drogo passa la vita aspettando un’invasione dei Tartari che non si concretizza, simbolizzando l’inutilità di certe aspirazioni umane. Drogo si renderà conto troppo tardi di aver sacrificato la sua vita per un’illusione. La Fortezza Bastiani rappresenta un microcosmo alienante, dove i personaggi sono intrappolati nelle loro routine.

La Fortezza Bastiani è oggi l’Eliseo, dove il presidente francese Emmanuel Macron, ha convocato i capi di governo di Germania, Regno Unito, Italia, Polonia, Spagna, Paesi Bassi e Danimarca, nonché la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, il presidente del Consiglio Europeo António Costa e il segretario generale della NATO Mark Rutte.

Se fossimo in una situazione politica normale e non in un romanzo di Buzzati o nel circo equestre macroniano, una riunione per discutere di cosa fare di fronte all’attivismo accelerato di Donald Trump per risolvere la questione ucraina si sarebbe dovuta tenere nella sede del Consiglio dell’Unione Europea, composto dai rappresentanti dei 27 Paesi membri, a Bruxelles in Belgio, presso l’edificio Europa (Rue de la Loi 175). A convocare la riunione sarebbe spettato ad António Costa.

La riunione di Macron, indipendentemente da tutto, rappresenta, in modo chiaro, evidente, palmare, che l’Unione Europea non esiste e che si è formato un asse tra Francia e Inghilterra che tenta di aggregare gli altri invitati. Escludendo gli altri 20 Paesi, l’azione di Macron è la dichiarazione di fallimento all’interno di una linea di resistenza che non ha alcuna possibilità di contare niente di più di una chiacchiera.

In questo gioco a rubamazzetto, l’Unione Europea esce delegittimata e massacrata.

Da qui la perplessità di Giorgia Meloni sul summit. Per la premier, infatti, la risposta dovrebbe essere a 27. Non a caso, secondo quanto filtra informalmente da Palazzo Chigi, il governo italiano avrebbe ricevuto diverse telefonate da parte degli Stati esclusi. A non convincere Meloni è poi la scelta della capitale francese. Il sospetto, infatti, è che si tratti di un atto di protagonismo sterile da parte del presidente transalpino. Sarebbe stato più opportuno riunirsi a Bruxelles.

Con la sua mossa, insomma, Macron ha dato ragione a quanto ha affermato a Monaco J.D.Vance.

Dietro alla mossa di Emmanuel Macron, tuttavia, si può intravvedere la disperata resistenza del mondo dei Rotschild, della Corona britannica e del socialismo fabiano che si vedono in via di rottamazione.

Che l’Europa di Starmer-Macron, così come quella della Von der Leyen, siano ormai confinate alla periferia di un processo di definizione delle aree di influenza mondiali, lo si capisce anche dallo spostamento del baricentro della trattativa a Riad. Non Bruxelles, non Parigi, non Londra, ma la capitale dei sauditi, Riad, dove oggi si tiene un incontro tra una delegazione Usa e una russa sull’Ucraina.

Della delegazione americana dovrebbero far parte il segretario di Stato Marco Rubio, il consigliere per la Sicurezza nazionale Mike Walz e l’inviato della Casa Bianca per il Medio Oriente Steve Witkoff.

Per la Russia sarà presente una delegazione guidata dal ministro degli Esteri Serghei Lavrov e comprendente l’assistente presidenziale Yuri Ushakov.

Quando le riunioni avvengono a questo livello significa che molto lavoro è già stato fatto.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ribadito con i reporter che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky “sara’ coinvolto” nei negoziati di pace per l’Ucraina. Per una singolare coincidenza, domani a Riad è atteso anche il presidente ucraino Zelensky per una visita già concordata in precedenza. Quando arriverà però le delegazioni russa e statunitensi saranno già partite.

Stando a Bloomberg, l’amministrazione Trump punta a una tregua entro Pasqua.

Quello sui negoziati per la tregua resta un dialogo Washington-Mosca, specie dopo che l’inviato Usa Keith Kellogg ha escluso l’Europa dal tavolo e il Cremlino ha decantato le lodi del presidente americano – le cui parole “provano il suo impegno per la pace”.

Se davvero i colloqui tra Mosca e Washington vedranno Putin e Trump incontrarsi a Riad per concludere la pace, Macron e compagnia bella si troveranno nelle stesse condizioni del tenente Giovanni Drogo a fare la guardia nella Fortezza Bastiani.

Nel frattempo, mentre Macron e Starmer spaccano l’Europa e danno ragione a J.D. Vance, anche il Cremlino ha confermato che i rappresentanti di Usa e Russia si incontreranno oggi a Riad, in Arabia Saudita. “Oggi, su istruzione del presidente Putin, il ministro degli Esteri Lavrov e l’assistente presidenziale Yuri Ushakov voleranno a Riad. Si prevede che martedì  [oggi per chi legge] si terrà a Riad un incontro con i loro omologhi americani, che sarà dedicato principalmente al ripristino dell’intero complesso delle relazioni russo-americane”, ha detto il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov, ripreso dall’agenzia russa Tass.

Peskov ha dichiarato che finora nessuno ha avuto conversazioni concrete su un eventuale dispiegamento di “peacekeeper” in Ucraina. “Gli europei ora parlano molto di contingenti di mantenimento della pace – francesi, inglesi – questo è vero, ma voi ed io conosciamo le regole per lo schieramento dei contingenti di mantenimento della pace, finora nessuno ha avuto conversazioni concrete su questo argomento”.

La stessa agenzia riporta un severo commento del ministro degli Esteri russo Lavrov verso la recente Conferenza sulla Sicurezza conclusasi domenica a Monaco. “Purtroppo la situazione nel mondo, e soprattutto in Europa, è sempre più influenzata da quelle forze che non sono soddisfatte di questo corso della storia e che vorrebbero riscriverla e diventare egemoni sulla scena internazionale. Lo abbiamo visto ancora una volta e recentemente alla conferenza di Monaco, dove i discorsi dei leader europei sono stati estremamente aggressivi”, ha detto Lavrov aggiungendo che l’Europa non ha posto nei futuri negoziati che coinvolgono Russia e Stati Uniti per porre fine al conflitto in Ucraina, perché vuole “continuare la guerra”. “Se gli europei si siedono al tavolo dei negoziati con l’intenzione di continuare la guerra, allora perché dovremmo invitarli?”.

Continuare la guerra con chi e con cosa? Quanti sono i giovani ucraini espatriati per non fare la guerra? Macron e Starmer e i loro ospiti ospitati al circo equestre di Parigi hanno qualche idea di come vedano la vita i loro giovani che vorrebbero mandare al fronte? Hanno un’idea di cosa bolle nelle loro periferie? Nelle loro scuole?

Perché, ad esempio, la Marina di Sua Maestà Britannica non trova marinai da mettere sulle navi?

Chi mandano in Ucraina? L’armata Brancaleone?

Esercito europeo? Un burosauro che ha discusso per cinque anni sul colore del passaporto comunitario è in grado di decidere in pochi mesi su come mettere in campo un esercito? Con quali soldi? Con quali armi? Con quali nuove tecnologie? Con quali aziende tra di loro coordinate?

Cosa diranno i Sette di Parigi agli altri Venti esclusi dal ballo in maschera? E’ pur vero che siamo vicini a Carnevale, ma un minimo di decenza imporrebbe di non mettersi a ballare le manfrine.

Macron non riesce a tenere in piedi un governo che sia tale. Sholz è sul viale del tramonto. Starmer è il diretto schiaffeggiato degli Usa, che non ne possono più del protagonismo inglese che vive di sogni neo imperiali, mentre è in crisi economica e sociale.

Le elezioni in Germania ci stanno dicendo che i tedeschi sono prontissimi a riaprire i rapporti con la Russia.

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La cartina che vede la distribuzione elettorale territoriale del voto evidenzia come la Germania rischi una spaccatura tra Est e Ovest, con l’Est che vuole riaprire i canali energetici con la Russia. Afd è chiaramente favorevole.

Secondo le previsioni le elezioni dovrebbero dare risultati pesanti per l’attuale composizione di governo. Cdu-Csu 30% – Afd 27% – Spd 14% – Verdi 11% – Bsw 6% – Sinistra 5% – Fdp 4% – Altri 3% – 

In questo contesto non è impossibile, anzi, è probabile che Russia e Stati Uniti raggiungano un accordo di ampio respiro che contenga anche la soluzione per l’Ucraina. Zelensky, anche per la crescente stanchezza della sua gente e per una crescente opposizione al suo governo, dovrà accettare quanto hanno deciso.

A quel punto, e non è questione di anni, ma di mesi, forse di settimane, la Russia non sarà più il nemico, ma un vicino di casa con il quale riprendere a dialogare.

Liberi gli europei di non farlo e di seguire Macron e Starmer nelle loro intemerate.

L’Unione Europea l’ha definitivamente affossata Emmanuel Macron ieri. Inutile prendersela con Vance.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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