
di Lucio Leante
I sette capi di governo europei invitati al vertice di Parigi di lunedì sera, convocato in fretta e furia dal presidente francese, Emmanuel Macron vi sono giunti incerti e divisi. Nel momento in cui scriviamo l’unico punto su cui sono concordi è nel rivendicare il “diritto”dell’Europa di sedere al futuro tavolo del negoziato per la cessazione delle ostilità in Ucraina senza dire con quale obbiettivo l’Europa si siederebbe a quel tavolo. Non lo dicono perché sono divisi tra chi chiede una continuazione del sostegno alla linea oltranzista del presidente ucraino Volodomir Zelenski (ex linea Biden) ed un riarmo immediato dell’Europa come il premier polacco Donald Tusk e chi invece propende per una linea più realistica che tenga conto del venire meno, con l’avvento di Trump, del sostegno americano a quella linea. Isolato è rimasto il premier britannico Keir Starmer nella sua ipotesi estremista di inviare truppe europee sul suolo ucraino.
Per tre anni leader europei di destra e di sinistra hanno sostenuto più o meno convintamente la linea neocon ed anti-russa del presidente americano Joe Biden raccontando ai loro elettori, che difendere gli ucraini aggrediti significava difendere l’Europa ed i suoi valori irrinunciabili. Erano sostenuti da un coro di intellettuali e giornalisti con in testa un elmetto (di carta) e gonfi di valori e di principi sacri, pronti ad indicare al ludibrio pubblico chi li contraddiceva, accusandoli di essere “putiniani” che facevano il gioco del nemico.
Dicevano che inviare armi agli ucraini significava difendere il sacro principio dell’integrità del territorio di un paese sovrano e il principio che l’aggressione non deve essere pagante per l’aggressore. La causa ucraina equivaleva a una difesa della democrazia contro l’autocrazia russa in espansione e significava difendere l’intera Europa dalle ipotetiche (ma per essi “certe”) future aggressioni di Putin (assimilato a Hitler) a tutti i paesi europei. Concludevano che bisognava ottenere a tutti i costi una sconfitta militare della Russia. Che però era ed è impossibile, come è da tempo chiaro a tutti.
Essi sostenevano tutte queste cose edificanti, dando in realtà per scontato che la linea americana sarebbe durata a lungo. Per questo hanno per tre anni accettato tutte le conseguenze della linea Biden, dannose per l’Europa. Hanno accettato il taglio delle forniture di gas russo e di applicare sanzioni che penalizzavano soprattuto gli europei. Hanno contribuito a finanziare Kiev con armi e aiuti vari per circa 140 miliardi, rifiutando ogni ipotesi di soluzione diplomatica e persino l’idea di un negoziato con quello che Biden definiva “un macellaio” e un “nuovo Hitler”.
Ma l’avvento di Trump ha cambiato tutto ed, in particolare, i rapporti di forza sul campo. E’ bastata una sua telefonata a Putin, seguita da consone dichiarazioni del suo vice, James Vance ed altri, perché gli europei si scoprissero completamente spiazzati e fosse scoperto il loro bluff. “Il presidente Trump non crede affatto che Putin sia un nuovo Hitler, come faceva Biden. Se gli europei vogliono continuare a crederlo si difendano da soli. E’ affare solo loro” – fanno capire in sostanza i più stretti collaboratori di Trump. Ora i maggiori leader europei di sinistra e di destra, compresi gli attuali governanti italiani, non sanno che pesci prendere.
Sono davanti ad un’alternativa secca: continuare sulla vecchia narrazione del Putin-Hitler ansioso di invadere i paesi baltici, la Polonia e l’Europa intera, tenere duro nel sostegno ad oltranza all’Ucraina di Zelensky? O prendere atto con realismo dei nuovi rapporti di forza sul campo conseguenti alla nuova politica americana?
La prima strada sembra quella preferita dai soliti commentatori televisivi con l’elmetto. Si moltiplicano infatti in queste ore gli appelli televisivi di chi dice “E’ ora che l’Europa si svegli, si riarmi subito e che provveda anche da sola alla difesa dell’Ucraina ed alla auto-difesa, emancipandosi dagli americani”. Questa opzione significa, però, nell’immediato, provvedere senza l’ombrello americano e della Nato (che in queata ipotesi si dissolverebbe a breve termine) alla difesa dell’Ucraina (in sostanza di Zelenski) e cioé continuare sulla troppo pericolosa strada della della guerra alla Russia, senza gli americani alle spalle. E, tra l’altro, fino ad una (impossibile) vittoria. Ma come lo stesso Zelensky ha dichiarato una settimana fa “senza il sostegno degli americani la difesa dell’Ucraina è impossibile”. (Ora però lo stesso Zelensky chiede la costituzione immediata di un esercito europeo).
E’ una strada che, tra l’altro – secondo Bloomberg Economics- costerebbe ben 3000 miliardi di euro ai paesi europei. Essa ha anche l’inconveniente dei tempi: dato che è impossibile costruire in tempi brevi un’industria delle armi adeguata, dove comprarle rapidamente, se non negli USA? Viene il sospetto che anche a questo miri il disimpegno americano.
La seconda ipotesi – quella di un abbandono della linea oltranzista ex-bideniana e di una presa d’atto della nuova realta trumpiana – può esporre molti leader europei ad una certa “perdita della faccia” davanti agli elettori che potrebbero ricordare loro certe dichiarazioni reboanti e oltranziste. L’effetto pratico sarebbe però attutito dall’essere state quelle dichiarazioni condivise dalla gran parte dei leader di destra e di sinistra, sia di governo, sia di opposizione. E’ il caso del governo italiano di Giorgia Meloni, la quale ha dichiarato alla fine dell’anno scorso che ogni accordo di pace era “possibile solo sulla base delle richieste ucraine”, ma che ha saputo essere abbastanza “bipartisan” da meritarsi gli elogi sia di Biden, sia del nuovo presidente Trump.
Quella seconda linea può però consentire la fine della guerra con una strategia morbida euro-americana di transizione dalla guerra ad una pace stabile in Ucraina, rinunciando alla linea oltranzista di Zelensky, ormai battuta dalla uscita di scena del suo autore e mentore Biden.
Questa linea consentirebbe la continuazione per una certa fase dell’Alleanza atlantica e della Nato. In quella fase gli europei potrebbero usare il tempo per verificare se ci siano o meno le condizioni per la costruzione nei tempi necessari, di una difesa europea.
Essa richiede però alle cancellerie europee e nella Commissione dell’UE una linea diversa e meno ostile verso la Russia di Putin e verso l’Ucraina, dove nuove elezioni dovrebbero sancire la sconfitta di Zelensky. Gli americani hanno cambiato la loro linea con una nuova leadership in seguito slle elezioni di novembre. Le prossime elezioni del 23 febbraio in Germania daranno una prima risposta, ma decisiva. Secondo le previsioni, potrebbe nascerne una nuova maggioranza in Germania e l’uscita di scena dell’attuale cancelliere Scholz. Anche il presidente francese Macron dovrebbe uscire di scena tra due anni al massimo. Nel frattempo dovrebbe esserci un deciso cambiamento di orientamento anche nella Commissione UE, e forse anche di un avvicendamento alla sua testa.





