Crollo dell’SPD in Germania. In Francia fallisce il “campo largo” dei socialisti con Mélenchon
Le elezioni locali in Francia e in Germania hanno mandano un messaggio inequivocabile a quella che si definisce sinistra socialista e che è solo il risultato della svendita di quello che era la sinistra alla finanza globalista e alle sue follie ideologiche.
In Renania-Palatinato, l’Unione cristiano democratica del cancelliere Merz trionfa con oltre il 30% nella roccaforte socialdemocratica. L’SPD crolla al 25,9%. AfD sale al 19,6% e diventa la terza forza nella regione.
I socialdemocratici hanno perso circa dieci punti percentuali, precipitando sotto il 26%. Una sconfitta elettorale storica. Alla sede elettorale dell’SPD ieri l’atmosfera era funebre.
La situazione era ben diversa alla CDU dove regnava l’euforia e un clima di festa. I cristiano-democratici hanno guadagnato circa tre punti percentuali, raggiungendo il 31%.
Alexander Schweitzer, il candidato sconfitto dell’SPD, è apparso scioccato. È sparito a lungo la sera delle elezioni, tenendo in attesa i membri del partito e la stampa.
Schweitzer ha attribuito direttamente la colpa della sconfitta elettorale a Berlino: “Stasera stiamo assistendo a forti tendenze che non hanno origine in Renania-Palatinato”.
Sarà colpa di Berlino, ma Georg Maier, leader dell’SPD in Turingia, ha messo il dito nella piaga e ha esortato la dirigenza del partito a cambiare radicalmente rotta dopo la sconfitta elettorale.
“Non siamo più un partito dei lavoratori, e questo a lungo andare è fatale – ha dichiarato Maier alla rivista Stern – Non possiamo semplicemente tornare alla normalità come se nulla fosse”.
Secondo Maier, l’SPD deve tornare a perseguire politiche “a favore della maggioranza dei lavoratori” e “non principalmente per chi cerca lavoro o si trova in situazioni precarie”.
Ciò richiede una vera e propria politica industriale, con investimenti in infrastrutture, promozione tecnologica, deregolamentazione ed energia a prezzi accessibili.
Quanto invoca Maier si chiama Bad Godesberg, socialdemocrazia, il contrario della svendita del socialismo tedesco alla finanza globalista e all’Unione europea comitato d’affari dei fondi e delle lobby.
Sulla stessa linea anche il socialista francese Pierre Jouvet, che ha affossato ogni possibilità futura di “campo largo” con l’estrema sinistra.
Queste elezioni comunali erano per il Partito socialista francese un banco di prova per la sua strategia presidenziale. E non ci è voluto molto, la sera del secondo turno, domenica, perché il segretario generale del partito traesse una prima, inequivocabile conclusione: “La Francia Insoumise sta perdendo” ha dichiarato Pierre Jouvet. Questa è infatti la lezione principale dei risultati.
nella stragrande maggioranza delle città in cui la sinistra si è alleata con i sostenitori di Jean-Luc Mélenchon ha vinto la destra. Ciò include roccaforti storiche considerate intoccabili. In quest’ottica, la vittoria del candidato dei Repubblicani a Clemont-Ferrand, città governata dai socialisti senza interruzioni dal 1919, assume un significato simbolico.
Il fallimento di questa strategia di fusione con La France Insoumise (LFI) è tanto più eclatante se si considera che in tutte le principali città in cui i candidati di sinistra hanno rifiutato tali accordi, hanno vinto.
È stato il caso, in particolare, di Parigi, dove Emmanuel Grégoire ha ottenuto il 50,52% dei voti, distanziando nettamente l’ex ministra della Cultura Rachida Dati (41,52%), nonostante la presenza al secondo turno della candidata di LFI Sophia Chikirou (7,96%).
In Germania la sconfitta del Partito socialista, se si leggono i commenti sulla stampa tedesca, pone la questione se ci sia o non ci sia l’energia per attuare le riforme necessarie a contrastare la crisi.
Il cancelliere Friedrich Merz (CDU) ha avviato i primi colloqui sulle riforme.
Il segretario generale dell’SPD, Tim Klüssendorf ha dichiarato: “Dobbiamo prendere l’iniziativa”.
L’obiettivo è quello di far riacquistare all’SPD l’immagine di partito dei lavoratori e dei dipendenti. La dirigenza dell’SPD lo sa: solo se ci riuscirà, Klingbeil potrà mantenere la carica di presidente del partito e di vicecancelliere.
Merz ha anche un forte interesse personale a garantire che Klingbeil rimanga un partner per le riforme. Secondo informazioni ottenute da Bild, il Cancelliere teme che l’SPD possa ritirarsi dal governo, costringendolo a cercare maggioranze parlamentari con l’AfD o il Partito della Sinistra.
La tabella di marcia delle riforme non lascia molto spazio a tentennamenti.
Il 30 marzo, il ministro della Salute Nina Warken (CDU) presenterà proposte di riduzione dei costi per le casse mutue sanitarie. A metà aprile seguiranno le idee per la riforma dell’assistenza a lungo termine.
Il 29 aprile, il governo deciderà quali ministeri riceveranno quali finanziamenti nel 2027 e come verrà affrontato l’enorme deficit di bilancio di 60 miliardi di euro previsto per il 2028. Entro quella data dovrà essere finalizzata anche la riforma dell’imposta sul reddito, che definirà chi beneficerà di sgravi fiscali e chi dovrà pagare di più.
Le proposte per la riforma delle pensioni saranno poi presentate alla fine di giugno.
Tuttavia il leader della CSU Markus Söder venerdì aveva già ribadito che la coalizione è tripartita composta da CDU, CSU e SPD.
Per la CSU ci sono tre punti non negoziabili: una posizione ancora più dura sull’immigrazione, nessun aumento delle tasse e riforme sociali più rigorose.
In Francia a risultare sconfitto è il “campo largo”. Nelle 26 città dove i candidati di sinistra avevano scelto di stringere un patto con La France Insoumise (LFI) di Jean-Luc Mélenchon i risultati sono arrivati come tante sconfitte. Poitiers e Besançon, città verdi, hanno virato a destra. Brest e Clemond-Ferrand, città socialiste, sono andate a destra.
A Tulle, il sindaco socialista uscente, al quale François Hollande aveva consigliato “unione, unione, unione” con LFI, è caduto. E Tolosa, quel simbolo per eccellenza, che Jean-Luc Mélenchon sognava di raggiungere, gli è sfuggito di mano.
Olivier Faure, leader del Partito Socialista francese ha dichiarato che “Jean-Luc Mélenchon è ormai diventato un peso per la sinistra».
Il leader del Partito Socialista ha citato Limoges e Tolosa come esempi. «Se Piquemal non fosse stato appesantito da Jean-Luc Mélenchon, dai suoi eccessi e dalle sue tendenze antisemite, avrebbe vinto – ha affermato Olivier – C’è un soffitto di cristallo che incombe sulla sinistra e LFI lo sta sfondando».
«La realtà è che non c’è stata alcuna svolta per LFI – ha continuato Olivier – Quando hanno vinto in alcune città, le hanno vinte contro la sinistra».
Il leader del Partito Socialista ha parlato anche delle elezioni presidenziali del 2027, sottolineando la minaccia rappresentata da La France Insoumise (LFI). “Jean-Luc Mélenchon è il peggior candidato di sinistra per il secondo turno – ha dichiarato Olivier – Non ci sarà alcuna alleanza con Jean-Luc Mélenchon” e “nessun accordo è possibile”.





