I risultati del referendum sono chiari, ha vinto il No, e questo è il risultato formale
Ovviamente vincere un referendum non significa aver ragione, come allorquando si votò contro il nucleare, con le lobby ambientaliste che imbambolarono il popolo e condizionarono una scelta, che oggi, chiunque, non può considerare positiva.
Ancora una volta i fatti ci dicono che, come spesso accade, vince una consorteria organizzata, ma perdono i cittadini che sperano in un Paese governato in modo dignitoso e non asservito a questa sorta di feudalesimo partitocratico.
Quando si vota senza conoscere le norme di che trattasi, si vedono magistrati che fanno politica e propaganda, significa che le speranze sono finite, perché neanche di fronte all’assurdo si rileva un fremito di indignazione.
Come pure quando si vota invocando l’antifascismo per difendere anche una norma introdotta dal fascismo (unificazione delle carriere) e si sostiene chi da ultimo vota No, dopo aver per decenni sostenuta la necessità di avere carriere separate e introdurre il sorteggio riguardo il CSM.
Tutto, come al solito, non è frutto di un voto meditato da parte dei cittadini, ma la riprova che per il sistema esiste un suddito fedele al quale si dice quello che si vuole, al fine di strappargli il consenso formale, ancora necessario.
Ovviamente, il problema deriva anche dal fatto che il cittadino si comporta da suddito, facendo il gioco di chi mente sapendo di mentire.
Se non si è capito che il vero nocciolo della riforma riguardava la gestione del CSM, palesemente influenzato dalle correnti, senza che nessuno abbia tenuto conto delle confessioni di Palamara e poi votare conseguentemente, significa che non ci siamo.
Soprattutto perché molti votano per logiche di appartenenza, senza pensare che in tal modo danneggiano se stessi e il complessivo sistema.
Purtroppo non siamo ancora un Paese ove i cittadini elettori sanno esercitare il loro ruolo ed attivarsi, al di là della difficoltà che tutto ciò comporta, soprattutto non siamo in un Paese che non consente agli elettori di scegliere chi deve entrare nei due rami del Parlamento e che tiene in vita barriere che rendono difficile l’accesso nel Parlamento stesso a nuovi soggetti politici.
Ma se si vuole veramente avvicinarsi a un sistema autenticamente democratico e rappresentativo tutto questo deve finire, a cominciare dalla sdegnata astensione, che anche questa volta c’è stata, ovvero la fuga dalla politica, la quale non è la soluzione, ma un regalo a lor signori che sopravvivono grazie anche a questo.
Certamente siamo di fronte a un risultato che non favorisce la speranza di avere un Paese ove lo Stato sia al servizio dei propri azionisti/elettori e non delle solite minoranze organizzate, che, con accordi e accordicchi, con un pugno di voti tengono sotto scacco larghe maggioranze, anche con la complicità mediatica e dei poteri forti, compreso il deep state.
Da ultimo, ma non da ultimo, come non osservare, poi, che la fascia elettorale riguardante i giovani ha mostrato di non aver capito quale era la posta in palio?! Inutile dire che quando i giovani non comprendono dove si va, il futuro non potrà che essere buio.
Non è certo il caso dire “onore ai vincitori”, forse è meglio dire “disonore a tutti”.


Marforius, il Marforio del XXI secolo, in omaggio alla celebre statua "parlante" di Roma. Proclama la verità senza filtri ed esprime, in modo sferzante, il malcontento popolare e le proteste politiche e sociali degli italiani verso chi, fingendo di fare gli interessi del Belpaese, fa i propri.


