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LA SOLITUDINE NELL’ERA TECNOLOGICA E CRISI DELLE RELAZIONI PERSONALI

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di Andrea Feltri*

Siamo sempre più connessi al mondo virtuale, ma altrettanto più soli.

La solitudine, dal punto di vista psicologico, è un’esperienza emotiva complessa caratterizzata dall’assenza di qualcosa ed è pertanto un fenomeno individuale, non sociale.

Si tratta di uno stato esistenziale personale, intangibile per gli altri e, per questo, vissuto in solitaria.

In epoca di iperconnessioni, il linguaggio è sempre più assente, creando un vuoto comunicativo che ci rende ancora più soli. Ed è l’assenza di parola, con tutta la sua pregnanza emotiva, a farci sentire isolati.

Recenti ricerche scientifiche hanno fatto emergere la diffusione del circolo vizioso della solitudine anche tra gli adolescenti. Non a caso si registra un aumento del numero di giovani che iniziano il loro isolamento in modo del tutto istintivo.

Soffrono a stare con gli altri, sentono forti pressioni sociali su di loro e decidono di passare il proprio tempo soli in casa.  Ciò che inizialmente era una scelta a lungo termine si trasforma in una gabbia da cui non riescono più ad uscire e man mano hanno un distacco dalla realtà.

E in questa silenziosa solitudine la persona inizia a dubitare di tutto: dal mondo che la circonda, al proprio corpo, ai desideri, alle emozioni fino a percepire solo il vuoto, l’assenza e la perdita.

 Di fronte alle proprie fragilità recuperare un dialogo con se stessi, attraverso una riflessione sul proprio essere, apre a scenari di possibilità che lasciano intravedere una nuova immagine personale, capace di andare oltre quel vuoto.

Se è esperienza condivisa per ognuno di noi entrare in contatto con la solitudine, per alcune persone diventa una condizione umana di sofferenza, associata a una vera e propria “malattia dell’anima”, resa più fragile dalle speranze infrante.

Le molteplici forme di solitudine – rapsodiche e struggenti, dolorose e nostalgiche, friabili e impenetrabili, creatrici e raggelanti, autistiche e dialogiche – si esprimono in diverse modalità e si sostanziano in relazioni con la vita altrettanto aperte o chiuse alla speranza.

In questo scenario relazionale si colloca la contrapposizione linguistica tra “individuo” e “persona” che evoca la dicotomia tra la dimensione materialistica e quella spirituale.

Definirsi individuo è, infatti, espressione di una de-personalizzazione che mina l’equilibrio tra corpo e anima, degradando la dimensione spirituale in favore di quella materiale.  

Oggigiorno ci troviamo di fronte ad un uomo individualista seppur persona, pienamente autonomo al punto tale di non aver bisogno di altro, felice per piacere e non per virtù, vincolato da un contratto senza memoria storica. Basti pensare alla necessità compulsiva di stare al passo con l’evoluzione tecnologica che spinge ad accaparrarsi ad ogni costo il device di ultima generazione, ritenendo ormai “storico” il modello precedente.

La riduzione ad una dimensione individuale e parallelamente lo sviluppo di una socialità virtuale, illusoriamente disponibile anytime and anywhere, hanno di fatto isolato la persona.

Nonostante viviamo spesso ed esclusivamente in rapporto agli altri, ci troviamo sempre più soli con noi stessi. Le tecnologie mobili e le app dei social network hanno moltiplicato i contatti tra le persone ma non sono ancora riuscite a sostituire la valenza dello sguardo, di un  gesto, del contatto faccia a faccia e delle molteplici emozioni scatenate dai sensi e dagli affetti, nonché della dimensione del dialogo.

E’, dunque, imprescindibile ritrovare il nutrimento delle relazioni per uscire dalla solitudine psicologica, affinché non diventi terreno fertile di coltura di molteplici patologie e disagi.

Come? Innanzitutto bisogna aumentare la quantità di tempo nei rapporti faccia a faccia, limitare i contatti virtuali e dare sia voce che parole al dolore interiore che si sta vivendo.

L’ essere umano ha due grandi sfide: la prima legata alla relazione con l’altro, la seconda legata alla relazione con se stesso. In un mondo interconnesso e timoroso abbiamo, ancora più di prima, la necessità di costruire le relazioni interpersonali.

Per mantenere il nostro benessere psicofisico è vitale stare con gli altri.

*Criminologo

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  • Redazione

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