
Il caso dei rinomati scienziati che presentavano i vaccini anti-Covid come immunizzanti (e non lo erano, come ha ammesso di recente anche l’Aifa), quello di scienziati che avvallano le terroristiche e apocalittiche previsioni di ambientalisti catastrofici (sistematicamente smentite dai fatti), nonché quello di illustri scienziati e intellettuali che favoriscono (anche tacendo per “quieto vivere”) la diffusione in Occidente dell’antiscientifica e assurda ideologia del gender, sono tutti casi che mostrano il nuovo volto della guerra alla scienza sperimentale in Occidente. Quegli scienziati proclamano quelle loro discutibili verità come “scientifiche” e, in nome della “scienza” e trovano orecchie sensibili tra giornalisti e politici corrivi che ripetono la litania “lo dice la scienza” e pretendono che quelle false “verità” siano accettate da tutti come assolute e incontrovertibili perché su di esse la comunità scientifica sarebbe “unanime”.
Ma questa è una assoluta falsità.
Molti altri scienziati le contestano, contestando soprattutto la scientificità dei metodi di ricerca usati dai primi, ma vengono sistematicamente ostracizzati, silenziati e occultati dal sistema mediatico- politico che così, sempre in nome della scienza, nasconde la profonda divisione esistente nella comunità degli scienziati.
Una vera guerra è invece in corso all’interno della comunità scientifica e nel mondo mediatico-politico da quando una parte di scienziati sta diffondendo vere e proprie “post-verità” avvalorando, con metodologie poco rigorose, tesi “edificanti”, ma di origine e finalità di carattere ideologico-politico.
Per esempio, nel caso delle tesi sulle cause antropiche del riscaldamento globale, si fanno spesso passare correlazioni statistiche per connessioni causali e si usano modelli che contengono già in partenza dei criteri “forzanti” che predeterminano i risultati delle ricerche; e, soprattutto si sottraggono questi ultimi alle prove sperimentali di verifica e falsificazione empirica. La violazione dei protocolli scientifici sarebbe giustificata dalla suprema finalità di “salvare il pianeta” da una “catastrofe climatica” che viene data per certa ed imminente, occultando gli scienziati che la negano (e anzi la considerano una previsione ridicola)
Nel caso della teoria del gender, i dati della scienza biologica (che mostrano l’esistenza di due sessi, maschile e femminili, ben distinti sin dalla nascita per i loro diversi cromosomi, salvo sparute eccezioni) vengono da molti scienziati e intellettuali dimenticati o trattati come secondari e trascurabili rispetto al sublime fine edificante della “non discriminazione” degli individui transgender e della loro “inclusione”. Così anche troppi medici e biologi dimenticano troppo spesso di sottolineare il fatto che le transizioni sessuali sono biologicamente impossibili. Tacciono solo per non passare per transfobi, ma anche in omaggio all’inclusione ed al sacrosanto “diritto di scelta”, ma a pagarne le conseguenze sono spesso minori fuorviati da social, medici senza scrupoli e genitori narcisisti. Così ancora troppi scienziati e intellettuali talvolta – e sempre per fini edificanti- invertono la gerarchia normativa tra regola statistica ed eccezione che sta da sempre alla base di ogni logica scientifica e di ogni “legge scientifica”..
Una volta la guerra alla scienza rigorosa sperimentale era condotta da una parte delle istituzioni religiose: quelle che pretendevano di dare ai testi sacri e alle loro mitologie un valore euristico non limitato al mondo spirituale, ma esteso anche ai fenomeni del mondo naturale. Oggi l’attacco più insidioso alla vera scienza viene soprattutto dall’interno del mondo scientifico e intellettuale: per l’esattezza viene da una parte degli scienziati e intellettuali che stanno contrapponendo (per convinzioni personali, ma anche per concreti interessi) una “scienza ideologica” (che “dimostra”, con metodi dubbi, tesi preconcette) alla scienza empirica basata sul metodo di verifica e falsificazione sperimentale per “prova ed errore”. All’origine di quella scienza ideologica sembra esserci, oltre a concreti interessi, una specie di fede civile, ma non di meno religiosa, che sembra indurre alcuni scienziati ed intellettuali a trascurare e posporre il rigore logico e metodologico all’esigenza di contribuire al raggiungimento di fini edificanti e salvifici.
Non vi è niente di più antiscientifico (e, al tempo stesso, di più antireligioso) di una scienza che diventa fede religiosa con nuovi dogmi e un nuovo clero (secolare) che si ritiene investito della missione benefica di diffondere quei dogmi ad ogni costo ed è perciò disposta a pronunciare anatemi e scomuniche e ad imbastire senza scrupoli processi inquisitori verso eretici e dissidenti.
Il maggiore pericolo viene dal fatto che questa nuova religione antiscientifica travestita da “scienza” trova appoggi politici, ideologici e finanziari nelle élite dominanti occidentali e nel mondo mediatico al loro seguito. Si tratta di élite democraticamente elette che antepongono le loro ideologie e convinzioni- ed i loro interessi- non solo alla vera scienza, ma anche agli interessi reali delle popolazioni su cui esercitano la loro influenza. Quegli eletti e quei falsi scienziati diffondono pregiudizi e sfiducia nella vera scienza e vanno annoverati tra i nuovi nemici della civiltà occidentale fondata, tra l’altro, e con tutti i loro limiti, sull’uso metodico della ragione critica e sul valore oggettivo (anche se provvisorio e fallibile) delle verità scientifiche.





