La geografia dell’energia cambia
Sarebbe riduttivo leggere il Patto di La Mecca come la nascita di un nuovo blocco anti-Iran, ma ci potrebbe essere in atto la costruzione di una rete di sicurezza che collega teatri, rotte e checkpoint differenti.
Possiamo comprenderlo con l’ultima notizia che arriva dal Medio Oriente, dove non c’è soltanto l’escalation degli Houthi contro l’Arabia Saudita, ma quello che Riyadh sta costruendo intorno a questa minaccia.
Arabia Saudita, Turchia e Pakistan stanno preparando una riunione urgente dei rispettivi capi di Stato maggiore per discutere come sostenere il Regno nell’ambito dell’accordo di difesa di La Mecca, firmato il 7 agosto, secondo il quale un attacco armato contro uno dei tre Paesi viene considerato un attacco contro tutti; qui vediamo la cronaca militare diventare geografia strategica.
Il triangolo Riyadh – Ankara – Islamabad non nasce in uno spazio vuoto, nasce nel momento in cui la sicurezza del Golfo, la vulnerabilità del Mar Rosso e l’instabilità dell’Asia meridionale stanno cominciando a convergere dentro la stessa architettura.
La sequenza geografica è precisa: Iran, Golfo, Hormuz, Arabia Saudita, Mar Rosso, Bab el-Mandeb, Pakistan, Oceano Indiano.
Sul lato settentrionale della stessa geometria si inserisce la Turchia, potenza NATO con accesso al Mediterraneo e al Mar Nero.
Quindi, abbiamo il passaggio da una logica bilaterale a una logica di connessione.
Per anni, la sicurezza saudita è stata costruita principalmente attraverso il rapporto con Washington, oggi Riyadh sta invece moltiplicando i propri punti di appoggio, Stati Uniti, Pakistan, Turchia e, parallelamente, una rete di relazioni con le altre potenze regionali.
Non significa che l’Arabia Saudita stia abbandonando gli Stati Uniti, è qualcosa di più sottile, sta cercando di ridurre la vulnerabilità derivante dalla dipendenza da un unico garante esterno.
Il Pakistan diventa particolarmente interessante; da pochi giorni Islamabad è al centro della crisi sul confine con l’Afghanistan, come avevamo scritto ieri.
Il Pakistan si trova, quindi, contemporaneamente, dentro due geometrie di sicurezza apparentemente separate, quella continentale, che collega Afghanistan, Iran, Cina e India, e quella marittima, che, attraverso il Golfo e il Mar Rosso, arriva fino alle rotte energetiche globali.
Il suo ingresso nella sicurezza saudita crea una connessione inattesa tra due teatri.
Da una parte il confine afghano-pakistano.
Dall’altra il Mar Rosso.
In mezzo c’è l’Oceano Indiano.
È questa la parte che merita attenzione.
La crisi degli Houthi non riguarda soltanto lo Yemen, colpisce la sicurezza territoriale saudita, minaccia infrastrutture energetiche, interferisce con la navigazione nel Mar Rosso e si sovrappone alla pressione esercitata sull’altra grande porta marittima della regione: Hormuz.
Quando due colli di bottiglia vengono contemporaneamente sottoposti a pressione, la geografia dell’energia cambia.
Hormuz controlla l’uscita dal Golfo, Bab el-Mandeb controlla l’accesso al Mar Rosso ma tra i due si trova l’Arabia Saudita e, dietro l’Arabia Saudita, si apre l’Oceano Indiano.
È per questo che il triangolo Arabia Saudita – Turchia – Pakistan può essere letto come qualcosa di più di un accordo militare, è un tentativo di costruire una cerniera di sicurezza attraverso spazi geografici differenti.
La Turchia porta dentro questa geometria la propria profondità mediterranea e l’esperienza NATO; il Pakistan porta la propria profondità asiatica, la capacità militare e la posizione sull’Oceano Indiano; l’Arabia Saudita porta il cuore energetico del Golfo, il Mar Rosso e una delle geografie più sensibili del sistema globale.
Le tre potenze non condividono necessariamente gli stessi interessi su ogni questione e questo rende l’operazione interessante, non serve un blocco omogeneo per costruire una rete strategica, ma interessi che si sovrappongono nei punti critici.
Quindi, non è l’accordo della Mecca a essere il punto centrale della notizia, ma la possibilità che la sicurezza regionale venga sempre più organizzata lungo le rotte che collegano i teatri, anziché lungo i confini che li separano.
Pakistan – Afghanistan, Iran – Golfo, Hormuz, Arabia Saudita, Bab el-Mandeb, Mar Rosso, Oceano Indiano, non sono crisi diverse ma segmenti della stessa geometria.
E quando le potenze iniziano a coordinarsi proprio nei punti in cui queste linee si intersecano, la mappa strategica cambia prim’ancora che cambino formalmente le alleanze.


Elena Tempestini, giornalista, storica, speaker radiofonica, comunicazione, capo redattore di Idee di Governo.


