
La tecno-finanza ha eretto in Europa la Linea Maginot dei trombati nelle stesse ore nelle quali Joe Biden esponente della tecno-finanza Usa, dava pubblica dimostrazione di inadeguatezza al proprio ruolo.
Tutti i perdenti nei loro Paesi sono stati messi in fila a proteggere la logica perdente della coalizione Ursula, bocciata dagli elettori, con particolare accento sulla politica green, definita da Tronchetti Provera idiozia, fesseria di ignoranti politicizzati che sta creando un danno enorme.
Napoleonino in imbarco per Sant’Elena più si fa vedere e più si fa del male.
Bismarckino non ha ancora capito che fare il supponente o lo smargiasso serve a poco, visto che per il suo import-export ha precluse le vie est-ovest (Traceca, Transiberiana) e deve guardare alle vie del sud, non propriamente presidiate dagli estoni.
La forzatura voluta dai due trombati dell’asse franco tedesco ha ottenuto il voto contrario dell’Italia (astensione su von der Leyen).
La maggioranza Ursula traballa nella sua tracotanza.
Secondo un amico ben informato sulla macchina di Bruxelles, la von der Leyen può contare sulla carta 399 voti (la maggioranza è 361). Il delta è 38 voti, ma le indiscrezioni ben accreditate dicono che 50 voti della possibile maggioranza nel segreto dell’urna saranno per il non a Ursula. Altri 50, sparsi, sono in sofferenza.
Non a caso la presidente Metsola, un’altra trombata nel suo Paese, ha messo le mani avanti, dicendo che se entro il 18 luglio non c’è una maggioranza sicura il voto del parlamento slitterà a data da destinarsi.
Inizio promettente. Da spellarsi le mani.
Rimane aperto il tema dell’assegnazione delle commissioni.
Se qualcuno pensa di escludere l’Italia da deleghe decisive (qui non è questione di “famiglie” politiche, ma di peso dei singoli Paesi), avrà l’Italia contro, con tutto ciò che ne consegue, dato che certe decisioni si prendono all’unanimità e che c’è il diritto di veto.
I dirigenti delle tre “famiglie” politiche sembrano il Caio Gregorio della pubblicità su Carosello.
“So Caio Gregorio er guardiano der Pretorio,
Fa la guardia nun me piace
Ciò du’ metri de torace”.
Torace come Linea Maginot. Scudi umani a difesa del fortino dei 30 mila burocrati avvolti nelle logiche della tecno-finanza, mentre incalzano le contraddizioni.
La prima e più evidente delle contraddizioni riguarda l’Ucraina.
Riguardo all’Ucraina, come del resto della politica estera, comanda la Nato (leggi Washington) e l’Europa paga e fa propaganda, fingendo di esistere.
Il nuovo Alto rappresentante non a caso è Kaja Kallas, un’estone, ipercritica con la Russia, che viene da un Paese di 1,349 milioni di abitanti (Roma da sola ne fa 2, 751) e con un Pil di 38,1 miliardi di dollari nel 2022. L’Italia nel 2022 aveva un Pil di 2,05 migliaia di miliardi di dollari.
La Kallas sarà pertanto il portavoce in seconda (meglio: in sedicesimo) della Nato (il segretario designato è l’olandese Rutte), non di Bruxelles, che nella partita non conta nulla.
Zelensky, che sa bene cosa bolle in pentola, chiede a breve un secondo summit per la pace, evitando, dice, trattative segrete. Trattative che, evidentemente, sono in atto, se Zelensky le teme.
Cosa farà la Kallas quando gli Usa decideranno di chiudere la partita? Ergerà tutta la forza dell’Estonia per dire di no ad un accordo, qualunque esso sia, con la Russia?
A fronte di un cessate al fuoco alla coreana che dirà l’ipercritica estone?
E se Vince Trump negli Usa?
E cosa farà la Kallas quando la Germania, per prima, in ginocchio, a cessate il fuoco ottenuto, chiederà di riprendere i rapporti con la Russia?
Se guardiamo ai suoi predecessori: Mogherini e Borrell, avvertiamo già il senso del vuoto.
Giorgia Meloni ha dimostrato di essere coerente con il mandato ricevuto.
Non si è fatta illudere dalle tonnellate di vaselina spese giovedì per farle digerire le scelte delle “famiglie” con l’intento di farle fare il “famiglio”, ossia il servo affiliato.
Nonostante gli sproloqui dei giornali del gruppo Gedi (leggi Agnelli), ormai sempre più bollettino di guerra anti Meloni (a prescindere), Giorgia Meloni esce dal confronto come una leader coerente, decisa, non ricattabile e non comperabile nel mercato della tecno-finanza.
Inoltre, per Macron e Sholz il Colle è impraticabile.
C’è modo e modo anche di essere atlantici.
C’è la coerenza di una posizione e c’è la sottomissione alla tecno-finanza e al kombinat industrial-militare-finanziario Usa che, con la guerra in Ucraina, ha mostrato tutta la sua incapacità e debolezza.
Il voto del Parlamento sulla maggioranza per Ursula è solo un primo passo di una lunga storia che vedrà, se queste sono le premesse, uno scontro continuo tra chi ha capito che i popoli europei non vogliono più saperne delle politiche sin qui seguite per accondiscendere alla tecno-finanza, al World Economic Forum e alla ideologia woke: idiozia distillato di Palo Alto e chi si arrocca erigendo la Linea Maginot in formato “famiglie”.
La storia insegna che la Linea Maginot non servì a nulla. Gli invasori passarono per il Belgio. Appunto.
P.S.
Il progressismo nostrano non merita altro che un post scriptum.
Schlein rema contro l’Italia e propone l’ingresso nella maggioranza Ursula dei verdi (trombati ovunque).
Armocromatica per vocazione, Schlein dipingerebbe di verde la Linea Maginot.
Maginot Green. Uno spasso.





