
di Silvano Danesi
Veniamo alla Fabian Society, fondata nel 1884 da un gruppo di intellettuali britannici, la quale si propone l’obiettivo politico di instaurare una società democratica in cui l’attività economica sia regolata da un’autorità pianificatrice e sia finalizzata al bene comune; quest’ultimo inteso soprattutto come soddisfacimento dei bisogni materiali minimi di ogni cittadino.
I fabiani sono convinti che il socialismo sia perfettamente compatibile con le istituzioni politiche britanniche, distinguendo il loro socialismo da quello dei marxisti. I fabiani sono convinti che lo Stato sia un’istituzione neutra, da qui la fiducia dei fabiani in una trasformazione condotta dall’interno delle istituzioni politiche esistenti, con un’evoluzione graduale e con il rifiuto della lotta di classe.
Gli intellettuali della Fabian Society, influenzati dalla dottrina positivista di stampo spenceriano, hanno fiducia in un’inarrestabile graduale e armoniosa evoluzione verso una società socialista priva di conflitti al proprio interno, ben ordinata e guidata da un’élite intellettuale illuminata.
I fabiani escludono la partecipazione diretta dei lavoratori alla gestione dell’attività economica e politica.
L’esatto contrario della socialdemocratica Mitbestimmung (cogestione delle aziende).
Le classi lavoratrici, secondo i membri della Fabian Society, non possono avere la preparazione per dirigere strutture complesse.
La funzione delle classi lavoratrici non può che essere quella di respingere o approvare le proposte redatte da esperti. Il vero potere, insomma, deve essere nelle mani di tecnici selezionati da un’apposita commissione in base alla loro abilità, senza alcun riguardo alla loro classe di appartenenza o ai loro interessi economici personali; mentre le istituzioni democratiche devono semplicemente svolgere funzioni di controllo.
E’ la logica del governo degli ottimati.
Dalla Fabian Society nascerà nel 1893 l’Independent Labour Party Clip. Nel 1900, l’Ilp contribuisce alla formazione del Labour Representation Committee (Lrc) allo scopo di fare eleggere dei rappresentanti socialisti in parlamento. Nel 1906 il Labour Representation Committee cambia il proprio nome in Labour Party e, nella conferenza annuale del 1908, viene approvata una risoluzione che fissa la strategia politica (il gradualismo e il rifiuto della lotta di classe) e gli obiettivi di lotta (il controllo dei mezzi di produzione e distribuzione da parte dello Stato democratico) secondo un impianto tipicamente fabiano.
Siamo arrivati nei pressi del laburista Keir Stremer e delle sue logiche censorie.

Davide Rossi, in “Fabian Society e la pandemia – Come si arriva alla dittatura” (Arianna editrice), scrive, a proposito dei fabiani (il lupi travestiti da agnelli) che Aldous Huxley, autore del romanzo “Il mondo nuovo” del 1932, fu influente membro (anche se forse non iscritto ufficialmente) della Fabian Society e insegnante di George Orwell nella prestigiosa ed esclusiva università inglese di Eton”.
George Orwell è colui che, uscito dalla Fabian, scriverà, nel suo “1984”, quello che poteva e doveva essere la società ipotizzata dai fabiani.
“Huxley – scrive Davide Rossi – ancora oggi, nel mondo progressista è considerato un intellettuale illuminato, un propugnatore di diritti e progresso sociale. A smontare questa visione positiva, in Italia c’è un importante lavoro di Danilo Fabbroni, Aldous Huxley, oltre la baia dell’umanità. Questo libro, esaminando l’epistolario privato di Huxley, le lettere da lui inviate a parenti e amici, svela il volto nascosto di questo scrittore. Ci rivela l’Huxley autentico, quello che ha uno sguardo sprezzante e diffidente verso le masse, da consapevole appartenente all’élite sociale e intellettuale britannica. Ecco uno scampolo del suo pensiero elitario, tratto dal libro di Fabbroni: «Se vogliamo fare qualcosa di ragionevole a questo mondo, noi dobbiamo avere una classe di persone che versi in una condizione sicura, salva dall’opinione pubblica, salva dall’eventuale indigenza, appagata, non costretta a perdere il proprio tempo nella routine imbecille che va sotto il nome di “onesto lavoro”». Ancora: «Circa il 99,5% della popolazione del pianeta è stupida e gretta (…) tale e quale la massa inglese. La cosa che ritengo importante dal mio punto di vista non è quella di attaccare il 99,5% (…) ma di veder che lo 0,5% restante sopravviva, ritenga quindi le sue qualità al massimo livello possibile e auspicatamente stia nelle vesti del dominatore». In un’altra di queste lettere Huxley si rivela un razzista eugenetico: «I deficienti mentali sono congenitamente incapaci di (…) autocontrollo (…) di riconoscere una buona causa, un buon principio. Quindi non possiamo aspettarci da loro che essi limitino la loro capacità di procreazione. Ne consegue che in una misura o nell’altra la loro fertilità deve essere limitata. (…) la sterilizzazione obbligatoria (di queste masse) avviene legalmente ora in Germania (…)».
Nazismo in purezza.
È impressionante, fa notare Rossi, come i temi che Huxley tratta nel suo romanzo ‘Il Mondo nuovo’, siano gli stessi che oggi le élite del capitalismo della tecno-finanza propongono sotto le vesti di progressimo liberale.
I temi di Huxley sono gli stessi che animano le ricerche e le proposte del progressimo liberale, “ossia il sovrappopolamento e il controllo delle masse anche attraverso una vera e propria politica eugenetica: «Nella seconda metà del ventesimo secolo noi non organizziamo sistematicamente la riproduzione; e il nostro sregolato capriccio non solo tende a sovrappopolare il pianeta, ma anche, sicuramente, a darci una maggioranza di umani di qualità biologicamente inferiore. Ai brutti tempi andati di rado sopravviveva un bambino che avesse qualche spiccato, o anche lieve, difetto ereditario. Oggi invece, grazie all’igiene, alla farmacologia moderna e alla coscienza sociale, quasi tutti i bambini venuti al mondo con difetti ereditari giungono a maturità, e si moltiplicano. Date le condizioni oggi dominanti, ogni progresso della medicina sarà frustrato da un corrispondente aumento del tasso di sopravvivenza degli individui che dalla nascita portano con sé una qualche insufficienza genetica. Nonostante i nuovi farmaci meravigliosi, nonostante le cure migliori (anzi, in certi casi, proprio per via di queste cose), la salute fisica della popolazione media non migliorerà, anzi andrà peggiorando. Alcuni autorevoli studiosi affermano che il declino è già cominciato»”.
Aldous Huxley, così come molti altri fabiani, fu anche un frequentatore del Partito Fascista britannico di Oswald Mosley.
George Bernard Shaw, ci informa Rossi, “poteva insistere sul fatto che «l’unico socialismo fondamentale e possibile è la socializzazione dell’allevamento selettivo dell’uomo», anche suggerendo, in una frase che fa gelare il sangue, che i deficienti siano trattati per mezzo di una «camera letale». Tale pensiero non era estraneo al grande titano liberale e mente del welfare state, William Beveridge, il quale sosteneva che a coloro che avevano «difetti generali» dovesse essere negato non solo il voto, ma «la libertà civile e la paternità»”.
Se non è nazismo questo che cosa è? Forse l’incarnazione del Male.
Lucio Caracciolo, su Limes (6/2024) scrive: “Il giovane Winston Churchill segnala in privato al primo ministro Herbert Henry Asquith l’eccessivo tasso di natalità dei «deficienti mentali» e il «ridursi della progenie tra tutte le razze rigogliose, energiche e superiori, pericolo quanto mai terribile per la razza». (L’eugenetica è uno degli orrori meglio rimossi in Europa, specie settentrionale.) Non debbono stupire le vaste simpatie che Hitler suscita in Europa e in America almeno fino al 1941. Specie nelle destre conservatrici, nella borghesia spaventata dal bolscevismo e fra gli industriali, che ne apprezzano l’anticomunismo pratico: il Führer espone nel suo ufficio un ritrat- to di Henry Ford. Così pure nell’aristocrazia e in alcune corti reali del Nord, come la britannica, di ceppo germanico (Sassonia-Coburgo-Gotha)”.
Veniamo all’oggi.
Siamo nel Canada del progressista Justin Trudeau, premier ed esponente del Partito Liberale del Canada.
Giulio Meotti, su Il Foglio (6 dicembre 2022) scrive: “Simons, un importante rivenditore di moda canadese, ha realizzato un filmato di tre minuti per sostenere l’eutanasia di una donna di 37 anni, Jennyfer Hatch. In un’intervista al National Post canadese, il capo di Simons ha affermato che il film voleva “costruire le comunità in cui vogliamo vivere domani e lasciare ai nostri figli.” Il messaggio del video è chiaro: la santità dell’eutanasia. “Negli ultimi anni, il Canada ha stabilito alcune delle leggi sull’eutanasia più permissive al mondo, consentendo agli adulti di cercare il suicidio assistito dal medico o l’eutanasia diretta per molte forme diverse di sofferenza grave, non solo per malattie terminali” scrive Ross Douthat sul New York Times”.
Il liberale Canada è nazismo in purezza. O incarnazione del Male?
Aveva ragione Vladimir Sergeevic Soloviev? Evidentemente si.
Un altro aspetto del nazismo che affiora ormai senza ritegno dalla finta pelle progressista e liberale è la propaganda associata alla censura.
Goebbels, studioso del padre della propaganda Edward Louis Bernays, aveva nella sua biblioteca Crystallizing Public Opinion, pubblicato nel 1923 e da lui utilizzato per le campagne del partito nazionalsocialista.
Gli 11 principi di Goebbels sono diventai un classico per chi si occupa di propaganda, di censura, di manipolazione delle masse.
Il primo principio di Goebbels è la “semplificazione del nemico”. Goebbel suggerisce di adottare una sola idea, un unico simbolo, di identificare l’avversario come un nemico responsabile di tutti i mali e di riunire gli avversari in un sola categoria.
Principio applicato perfettamente dal progressimo che ha riunito nell’unica etichetta di “fascismo” tutto quanto non corrisponde al pensiero unico politicamente corretto dell’orwelliano (fabiano) mondo diretto dalle élite della tecno-finanza globalista.
Tutto ciò che non è progressismo è fascismo. Regola nazista perfetta.
In un mondo nel quale la leadership è decisamente in crisi, chi manipola le masse non può fare riferimento ad un leader carismatico.
Pertanto, come insegna Edward Louis Bernays (Propaganda, Fausto Lupetti Editore), quando “la folla non può regolare il suo comportamento su quello di un leader, ma deve decidere da sola, allora ricorre a cliché, slogan o immagini che simbolizzano un insieme di idee o di esperienze”.
Oggi il clichè è: fascista.
Il riferimento al fascismo utilizza un’altra delle regole della propaganda: ricondurre il nemico ad uno stereotipo.
C’è un’altra regola, tratta da Bernays, ed è quella che coloro “che tirano le fila”, che “controllano l’opinione pubblica, sfruttano le vecchie forse sociali esistenti, inventano altri modi per organizzare il mondo e guidarlo”.
C’è qui un punto essenziale che riguarda quella che è stata la sinistra, antagonista o riformista, la quale, diventando liberal-progressista, è passata armi e bagagli a coloro i quali “tirano le fila”.
Veniamo alla censura degli ottimati che si muovono in assonanza con le direttive di chi “tira le fila.
Donald Trump è tornato su X e ha fatto il pieno di nuovi follower. Complice l’intervista con Elon Musk, l’ex presidente ha raggiunto quota 89,1 milioni di follower su X.
Il commissario dell’Unione Europea Thierry Breton ha inviato una lettera a Elon Musk, proprietario di X (già Twitter), ricordandogli le sue responsabilità legali secondo il Digital Services Act (Dsa) dell’Unione Europea (una normativa censoria). La lettera è stata diffusa poche ore prima dell’intervista di Elon Musk a Donald Trump.
“Poiché i contenuti in questione sono accessibili agli utenti dell’Ue e vengono amplificati anche nella nostra giurisdizione, non possiamo escludere potenziali ricadute nell’Ue“, ha detto Breton in una dichiarazione pubblicata proprio su X. Breton ha aggiunto che “qualsiasi effetto negativo dei contenuti illegali potrebbe portare Bruxelles a intraprendere ulteriori azioni contro X, utilizzando tutti gli strumenti provvisori a disposizione “.
Puntuale e secca è arrivata la dura risposta del Ceo di Tesla e proprietario di X che, rivolgendosi direttamente a Thierry Breton, ha scritto testualmente: “Fai un grande passo indietro faccia di c..”.
Nella diatriba è intervenuta ufficialmente la presidenza della Commissione Ue sconfessando pubblicamente il suo rappresentante: “Quello che il commissario Breton ha espresso nella lettera – ha detto la portavoce della Commissione europea, Arianna Podestà – è una preoccupazione generale, sottolineando che le regole ai sensi del Digital Services Act devono essere rispettate dalle grandi piattaforme. Per quanto riguarda i tempi e la formulazione della lettera, queste non sono stati né coordinati, né concordati con la presidente von der Leyen, né con il Collegio dei commissari”.
A difendere Elon Musk è intervenuto staff di Donald Trump, chiedendo all’Europa di non intromettersi nelle vicende americane. L’Unione europea “dovrebbe farsi gli affari propri” invece di cercare di intromettersi nelle elezioni presidenziali statunitensi. A scriverlo su X è stato Steven Cheung, portavoce del candidato repubblicano Donald Trump. “Cerchiamo di essere chiari – ha aggiunto Cheung – l’Unione europea è nemica della libertà di parola e non ha alcuna autorità per dettare il modo in cui facciamo campagna elettorale”.
Le esternazioni europee e britanniche hanno sollevato una reazione sferzante negli Stati Uniti. Reazione che va oltre lo scudo fabiano e lo Scudo Rosso macroniano e arriva al cuore del problema: la censura di marca nazista e stalinista.
Un duro, violento commento alla logica censoria europea è arrivato dal columnist repubblicano Kurt Schlichter su Townhall.
https://townhall.com/columnists/kurtschlichter/2024/08/15/europe-can-buzz-right-off-n2643376
“Ottimo lavoro, Europa – ha scritto Schlichter -. No, davvero, stai andando bene. Ci sono leccapiedi britannici che minacciano di estradare cittadini americani per aver parlato liberamente e qualche idiota dell’Unione Europea che minaccia un cittadino americano per aver osato fare un’intervista online con uno dei due principali candidati presidenziali americani. Questo andrà a genio. Bella idea perché l’Europa può sicuramente permettersi di alienare i membri di uno dei due partiti politici americani”.
“Arrivano i russi? Ehi – aggiunge Schlichter – sembra un problema personale, Monsieur Pierre Le Beau e Sir Adrian Wellington Smythe-Grimbsy. Spegnete l’Eurovision Song Contest e andate a combattere le vostre dannate guerre. O semplicemente sottomettetevi. Avete più cose in comune con l’Orso che con l’America, oggigiorno. Arrestate entrambi le persone per aver parlato liberamente. Gli Stati Uniti e i suoi presunti alleati europei avevano qualcosa in comune. Ora, gli europei sono sudditi decrepiti che opprimono i loro cittadini nativi affinché la cricca al potere mantenga il potere, e gli americani sono cittadini orgogliosi e liberi che si rifiutano di inginocchiarsi con le armi per assicurarsi che non dobbiamo mai farlo noi. C’è una grande disconnessione tra noi e loro, o meglio tra noi e la loro classe dirigente globalista che non ha alcun interesse nella democrazia effettiva. Gli europei possono sottomettersi come servi vili e piagnucolosi. Noi no, e non chiamateci di nuovo per salvarvi”.
“Io e milioni di americani – continua Schlichter – abbiamo trascorso anni a risolvere i problemi dell’Europa. Ma non ci importava. Stavamo proteggendo il Mondo Libero. Il Mondo Libero si è opposto con fermezza al Mondo Non Libero, il mondo in cui le persone venivano arrestate per aver detto cose in prigione per aver avuto convinzioni non autorizzate e il cui governo ignorava la volontà del popolo. Oggi, è abbastanza ovvio che l’Europa non fa più parte del Mondo Libero e che non vuole esserlo. È orgogliosa della sua mancanza di libertà di parola. Ora, l’Inghilterra sta alla libertà di parola come sta all’igiene dentale”.
“Il partito laburista, al potere con una schiacciante maggioranza di seggi basata solo su circa un terzo dei voti – afferma caustico Schlichter -, ha ora chiarito che hai il diritto di dire qualsiasi cosa pensi, finché il partito laburista lo approva. Attualmente sta perseguendo le persone per aver detto delle cose. Pensaci. Siamo alleati e obbligati a versare il nostro sangue per un paese che mette le persone in prigione per anni, con processi di un giorno, un giorno dopo il loro arresto, per aver parlato. Per le parole. È barbaro, come qualcosa uscito da un inferno del Terzo Mondo. Peggio ancora, credono in qualche modo di poter applicare lo stesso meschino fascismo che tiene i loro sudditi sotto il loro tallone ai cittadini americani. Un poliziotto inglese ha minacciato gli americani con il pieno potere della legge inglese. Bene, questo non sta accadendo. Non sono più esattamente le temute giubbe rosse. Sono più simili a delle femminucce amanti dei Coldplay. E sapete cosa abbiamo fatto ai punk inglesi che cercavano di far rispettare la loro legge quando avevamo solo i moschetti. Ora abbiamo gli AR15, e un bel po’ di loro. Forza, idiota inglese”.
Schlichter non rispermia critiche pesanti anche ai suoi compatrioti. “Naturalmente – scrive -, alcuni presunti americani, e con questo intendo i democratici, concordano sul fatto che la libertà di parola è una cosa meravigliosa finché non è affatto libera. Uno dei tanti videoclip squalificanti del falco blu Tim A-Walz lo vede spiegare come il Primo Emendamento non protegga dalla disinformazione e dal discorso dannoso. In effetti, il Primo Emendamento è progettato per proteggere “la disinformazione e il discorso dannoso” perché fascisti come Tim Walz chiamano tutto ciò che non gli piace “disinformazione e discorso dannoso”. Non escluderei che il nostro governo schifoso possa collaborare con un tentativo di estradare un cittadino americano che va online qui per esprimere che continente spazzatura è l’Europa. Sarebbe molto brutto. Ma ci occuperemmo dei nostri aspiranti dittatori a modo nostro. Fortunatamente per noi e sfortunatamente per gli europei, l’America ha ancora un partito che crede nella libertà. E tra i repubblicani, gli europei sono ormai popolari quanto Kamala Harris alla festa di anniversario di Willie Brown. Ci sono buone probabilità che il GOP prenda il potere e Washington a novembre. L’Eurotrash avrebbe probabilmente dovuto pensarci bene prima di iniziare a fare la figura di chi ha un po’ di calore. Oltre a sembrare ridicoli, gli europei hanno ulteriormente alienato metà degli USA. E hanno bisogno degli USA. Disperatamente”..
“Oggi – afferma sferzante Schlichter- , stiamo difendendo i paesi che mettono le persone in prigione per aver detto cose che al governo non piacciono da… paesi che mettono le persone in prigione per aver detto cose che al governo non piacciono. A parte il fatto che difendere l’Europa non sembra valerne la pena per gli europei veri e propri, perché dovremmo versare il nostro sangue e spendere i nostri tesori per difendere paesi in cui puoi andare in prigione perché hai scritto che non ti piace che stranieri non invitati entrino nel tuo paese? Dove puoi essere incarcerato per “retorica anti-establishment”. Alla fine della giornata, Vladimir Putin mette le persone in prigione per aver detto cose che non gli piacciono, e lo stesso fa Kier Starmer”.
Stoccata finale: “Avevamo un rapporto speciale con la Gran Bretagna. Perché dovremmo averne ancora? La Gran Bretagna non è più speciale. È solo un altro squallido piccolo regime autoritario con una pessima cucina locale. Mia madre, figlia di prima generazione di un immigrato scozzese, aveva ragione sugli europei: tutti quelli buoni se ne sono andati”.
Se Schlichter sferza europei e britannici, negli Usa c’è chi fa concorrenza a Starmer.
Un giornalista del Washington Post ha apertamente suggerito alla Casa Bianca di Biden di censurare la cosiddetta “disinformazione” contenuta nell’intervista tra il proprietario di X, Elon Musk, e l’ex presidente Trump.
Durante la conferenza stampa di lunedì, Cleve Wootson Jr. del Washington Post ha evocato l’attesissima conversazione virale tra Musk e Trump quella sera, insistendo sul fatto che la disinformazione non è un “problema della campagna elettorale”, ma anche “un problema dell’America”.
ttps://www.foxnews.com/media/wapo-reporter-suggests-white-house-censor-misinformation-trump-musk-interview-press-briefing
“Quale ruolo hanno la Casa Bianca o il presidente nel fermare o fermare la diffusione di ciò o intervenire in questo? Parte di ciò riguardava la disinformazione della campagna, ma, sai, è una cosa più ampia, giusto?” ha chiesto Wootson Jr. alla segretaria stampa della Casa Bianca Karine Jean-Pierre.
Jean-Pierre ha risposto dicendo al giornalista che le aziende di social media hanno la “responsabilità” di reprimere la disinformazione sulle loro piattaforme, aggiungendo che l’amministrazione Biden è “consapevole” del fatto che si tratta di aziende private.
Il Washington Post e il suo reporter sono stati poi duramente criticati sui social media per aver suggerito che la Casa Bianca avrebbe censurato la cosiddetta “disinformazione” contenuta nell’intervista tra Trump e Musk.
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