
di Paolo Zanotto
Collateral Beauty, diretto da David Frankel, è un dramma emozionante e riflessivo che esplora il dolore, la perdita e la bellezza nascosta che si cela dietro le esperienze più difficili che la vita riserva. La storia ruota attorno a Howard Inlet (Will Smith), un brillante dirigente pubblicitario che, dopo la tragica morte della figlia, cade in una profonda depressione. Incapace di affrontare il lutto, si isola dal mondo e dal lavoro, cercando un minimo sollievo solo con lo scrivere lettere non a persone, ma a concetti astratti: Amore, Tempo e Morte.
Inaspettatamente, questi concetti prendono vita. Amore (Keira Knightley), Tempo (Jacob Latimore) e Morte (Helen Mirren) si manifestano come personaggi reali, affrontando Howard e costringendolo a confrontarsi con i suoi sentimenti più profondi. Nel frattempo, i suoi amici e colleghi cercano di aiutarlo, orchestrando questa esperienza per riportarlo alla realtà e salvare la sua carriera e la sua umanità. Il film culmina in un viaggio catartico, in cui Howard scopre che anche nella sofferenza più profonda si cela una “bellezza collaterale” che può guidarlo verso la guarigione e la riconciliazione con la vita.
Collateral Beauty è una pellicola toccante e visivamente suggestiva, che offre una prospettiva originale su temi universali come il lutto, l’amore e il significato della vita. La regia bilancia abilmente momenti di introspezione profonda con tocchi di magia surreale, creando un’esperienza cinematografica che è allo stesso tempo intima e trascendente. Il cast di altissimo livello fornisce performance memorabili, con un Will Smith che offre una delle sue interpretazioni più vulnerabili e potenti. Helen Mirren, Keira Knightley e Jacob Latimore portano vita e profondità ai loro ruoli simbolici, incarnando con grazia i concetti astratti che definiscono la nostra fragile esistenza.
La sceneggiatura, pur basandosi su una struttura narrativa non convenzionale, colpisce il cuore dello spettatore, offrendo messaggi universali di speranza e resilienza. La bellezza collaterale, che emerge anche nelle circostanze più buie, è un invito a riflettere sulla capacità dell’essere umano di trovare luce nell’oscurità. In definitiva, Collateral Beauty è un film che tocca corde emotive profonde, incitando lo spettatore a riconsiderare il proprio rapporto con il dolore nell’intento di scoprire l’armonia profonda occultata in ogni frammento dell’esperienza umana. Il mistero del male rimane insondabile per l’uomo comune, ma cercare un significato superiore nascosto dietro agli eventi più dolorosi della vita può indubbiamente rivelarsi un’operazione liberatoria di cui, nondimeno, ciascuno di noi vorrebbe poter fare a meno.





