Home editoriali In azione il partito di Chiàrchiaro

In azione il partito di Chiàrchiaro

0
partito di Chiàrchiaro

Iettatori all’assalto per elezioni anticipate e governicchio tecnico

Il termine iella, deriva probabilmente dal verbo napoletano iettare (gettare, lanciare), indicando l’azione di “lanciare” il malocchio.

Famoso lo iettatore descritto da Luigi Pirandello nella novella “La patente”, il quale, nel timore di essere assolto ad un certo punto sbotta e chiede la patente.

“Il Chiàrchiaro ebbe un prorompimento di stizza per la durezza di mente del giudice D’Andrea; si levò in piedi, gridando con le braccia per aria: – Ma perché io voglio, signor giudice, un riconoscimento ufficiale della mia potenza, non capisce ancora? Voglio che sia ufficialmente riconosciuta questa mia potenza spaventosa, che è ormai l’unico mio capitale! E ansimando, protese il braccio, batté forte sul pavimento la canna d’India e rimase un pezzo impostato in quell’atteggiamento grottescamente imperioso. Il giudice D’Andrea si curvò, si prese la testa tra le mani, commosso, e ripeté: Povero caro Chiàrchiaro mio, povero caro Chiàrchiaro mio, bel capitale! E che te ne fai? che te ne fai? – Che me ne faccio? – rimbeccò pronto il Chiàrchiaro. – Lei, padrone mio, per esercitare codesta professione di giudice, anche così male come la esercita, mi dica un po’, non ha dovuto prender la laurea? – La laurea, sì. – Ebbene, voglio anch’io la mia patente, signor giudice! La patente di iettatore. Col bollo. Con tanto di bollo legale! Jettatore patentato dal regio tribunale”.

Nel campo inquinato della politica gli iettatori patentati sono molti, insieme a saltimbanchi, trasformisti, voltagabbana.

Matteo Renzi, che di trasformismo se ne intende, attacca la Meloni e ne chiede le dimissioni. Ricordiamoci che chiese le dimissioni del Conte Uno, Governo gialloverde (M5S e Lega) quando stava nel Pd, poi mise in essere il Conte 2 (giallo rosso, ossia M5S e Pd), per poi uscire subito dopo dal Pd per fondare Italia Viva.

Grandi manovre, come quella che mandò a casa il Governo Conte 2 per dare spazio al Governo Draghi, sono la specialità di Renzi.

La conclusione è che il suo partito naviga al di sotto del 2%.

Ad abboccare all’amo di Renzi fu Matteo Salvini, il quale nell’agosto 2019, allora Ministro dell’Interno e leader della Lega, ha aperto la crisi del primo governo Conte (alleanza Lega-M5S) dichiarando conclusa l’esperienza “gialloverde” e chiedendo elezioni anticipate.

Invece delle elezioni anticipate si trovò all’opposizione del Governo Conte due, grazie all’azione di Sergio Mattarella.

Non contento, Matteo Salvini, che non pare essere un grande stratega, ha preso in mano la vicenda dell’elezione del Presidente della Repubblica, con il risultato di rieleggere Sergio Mattarella.

Francesco Giavazzi, consigliere di Mario Draghi, chiede le dimissioni della Meloni, in quanto pensa evidentemente che Mattarella non dia il via a nuove elezioni anticipate, ma ad un governicchio d’emergenza, così che possa rientrare sulla scena il super Mario, le cui ricette sono fallite ovunque.

Francesco Saverio Garofani, ex Dc, ex Margherita, poi Pd, direttore de Il Popolo per designazione di Gerardo Bianco e di Sergio Mattarella, diventato nel 2018 consigliere per le questioni istituzionali del Presidente della Repubblica e nel 2022 consigliere del Presidente della Repubblica per gli affari del Consiglio superiore della Difesa, durante una cena sulla Terrazza Borromini, divenuta celebre grazie al film “La grande bellezza”, ha detto, papale papale, che al Governo Meloni si doveva dare uno scossone.

Il campione mondiale del trasformismo politico, in arte Giuseppi, ha detto che l’Europa dovrebbe rafforzare la difesa comune europea”, come se non esistesse la NATO e come se lui, che è avvocato ed è stato presidente del Consiglio, non sapesse che l’integrazione della difesa europea è una fola, in quanto l’Unione europea è un grumo di potere burocratico al servizio di lobby. Poi, sempre Conte, ci spiega che “di fronte all’allettante e conveniente gas russo non dobbiamo piegarci”.

Frangar, non flectat. Lo dice uno che di flessioni è il maestro assoluto. Governo con la Lega, poi con il Pd, poi leader del Movimento Cinque Stelle passato dalla lotta alla casta a diventare l’incarnazione della casta.

Agli iettatori patentati che vorrebbero le dimissioni della Meloni, ricordiamo che un Conte tre sarebbe una disgrazia nazionale peggio della peste del ‘600.

Vi ricordate i banchi a rotelle? Vi ricordate di essere stati carcerati inutilmente per mesi, alla mercé del semaforo di un ministro della salute di scuola fabiana?

Vi ricordate che ogni sera, prima della cena, vi siete sorbiti il sermone dell’ennesimo DPCM? O avete perso la memoria causa malocchio? Siete masochisti?

Buona morte.

Della Schlein inutile parlare, anche perché non si capisce cosa dice.

Amo Rosy Bindi come si può amare la nebbia in Val Padana, ma devo dire che la senese questa volta, da scafata democristiana, l’ha detta giusta.

Di fronte agli entusiasmi di Giuseppe Conte ed Elly Schlein per l’esito del referendum, non solo ha tirato il freno a mano, come hanno già fatto altri, ma è andata all’attacco, sostanzialmente lasciando intendere di trovarli inadeguati.

«Ho provato un moto di fastidio davanti a chi, a spoglio ancora in corso, si è messo a parlare di primarie», ha detto la Bindi in un’intervista a “La Stampa”, con un chiaro riferimento prima di tutto a Conte.

«Anche questa fretta – ha sottolineato – dimostra che non si è capito il voto. Sovrapporre immediatamente il risultato al consenso all’opposizione e intestarsi la vittoria rischia di far imboccare una strada sbagliata. Nemmeno il tempo di finire lo spoglio, ci metti il cappello sopra?”.

Per creare un’alternativa, spiega la navigata democristiana, “prima bisogna fare la fatica di chiarire le antinomie che conosciamo, a cominciare dalla politica internazionale».

Tradotto: con chi stiamo? Con gli Stati Uniti? Con la Cina? Con tutti e due difficile stare. Conte sta con la Cina. La Schlein sta con gli Usa? Ma mi faccia il piacere. Con i Dem fuori gioco? Con la Svizzera?

Dice la Bindi che per creare un’alternativa ci si siede ad un tavolo e si dice al Paese: “Ci proponiamo per governare con questa visione. Siamo in grado di superare le divisioni, anche tra i nostri militanti ed elettori?».

Vien da ridere. Pensate a Bonelli e Fratoianni che stilano un programma credibile per questa o quella potenza estera con la quale vogliamo essere alleati. La Salis va a Cuba. Escludiamo quindi gli USA. Che fanno? Sono cinesi? Posto già occupato. Rimane l’Ungheria. Li stanno aspettando.

Sul fatto che si possa trovare una quadra Bindi si dice fiduciosa, parecchio meno lo appare sul fatto che la possano trovare Giuseppi ed Elly. Servirebbe, dice, «forse il sostegno di un’autorevole personalità che accompagni il percorso». «Un federatore o un papa straniero?». «Non è una eventualità da escludere».

Quanto al fatto che Schlein è stata molto esplicita nel dire di considerare finita l’epoca dei federatori, l’ex presidente del Pd rivolge un suggerimento al vetriolo all’attuale segretaria: «A un anno dal voto, consiglierei di non essere troppo assertivi e rimanere aperti a qualunque soluzione».

A un anno dal voto, significa niente elezioni anticipate. Gli iettatori sono serviti.

A volte persino la nebbia in Val Padana ci fa vedere la realtà meglio di tanti saltimbanchi.

E vai Rosy. La nebbia è meglio della iella.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui