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Il segno della “qualità della comunicazione” di Vannacci

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qualità della comunicazione

Nessun rischio nelle posizioni del Generale che nel suo ultimo video esplicita il suo riconoscimento dei ruoli istituzionali

Berlusconi con il supporto politicamente attivo di Bettino Craxi diede forma concreta a Mediaset per trasmettere in chiaro, la DC di De Mita impose come condizione di vincolare l’ok alla trasmissione di informazione e TG in diretta.

De Mita pensava con questa mossa politica di produrre un fallimento in Mediaset, a fallire furono, invece, le TV private dei gruppi industriali – Rizzoli, Parmalat, Mondadori, ecc…

Fininvest le acquistò e di seguito li rilanciò con successo, facendone uno strumento di promozione per le medie e piccole imprese del made in Italy.

Il duo Craxi – Berlusconi aprì così la strada per una nuova stagione politica. Anche a quei tempi la sinistra si collocò in una postura politica «antistato» come lo e oggi.

La postura dell’«antistato» ha radici profonde, carsiche e trasversali anche sul versante della politica di sciacallaggio.

Lo si è ben visto anche dalla politica del Britannia, che calò la carta trasversale delle privatizzazioni dell’economia pubblica di tutto il possibile e anche dell’impossibile: IRI, Banche, SME… fino ad arrivare a Telecom. Tutto con una continuità impressionante nel tempo.

I tempi cambiano, ma i giochi carsici restano e sono in molti a proporsi per il salto della quaglia.

È la logica che ha imposto il primato della finanza internazionale in contrasto con il primato della politica con le sue regole di mandati di democrazia diretta. L’UE di Maastricht come aveva intuito Craxi ha rappresentato l’opposto.

Oggi Mediaset, con i figli di Berlusconi, ha cambiato completamente pelle e mission. La scelta di accordi con la baronessa Ursula segnala come il mercato TV Mediaset sia nell’assoluta dipendenza dai budget pubblicitari delle grandi multinazionali (intuito dal vecchio Berlusconi).

Risultato: confusione totale all’orizzonte. Le forze dell’«antistato» segnalano che vogliono, pur con obbiettivi e priorità diversificati, coalizzarsi.

Il Generale Vannacci, con un intuito politico non da poco, ha scelto di entrare in campo in modo diretto, cercando attraverso il consenso di costruirsi un leadership (cosa alquanto difficile in un Paese come l’Italia delle clientele) attrezzato con forme di comunicazione molto professionali (mossa che lo mette al riparo dall’accusa di avventurismo).

Vannacci, con modalità pubblica non certo improvvisata in un video riconosce il ruolo del Capo dello Stato e da ex Generale dichiara che si mette a disposizione e direttamente chiede di riconoscere il ruolo di uno Stato, quello italiano, che le forze «antistato» hanno continuato a saccheggiare in mille forme.

Roberto Vannacci propone un esame di realtà e un consuntivo lineare con obbiettivi prioritari: strategia energetica lineare, ordine pubblico, difesa delle forze dell’ordine, controllo della politica dell’immigrazione, efficienza dei servizi di pubblica utilità…

Un approccio, il suo, di preparazione alla campagna di consultazione elettorale futura nel solco di una normalità e nel rispetto dei ruoli istituzionali.

Gli apparentamenti futuri alla vigilia delle elezioni saranno tutti da considerare anche secondo regole elettorali.

È a questo punto che sale la capacità di comprende l’orizzonte futuro, ma, ancora di più, la capacità di gestire “ansie e incertezze”.

Questo è, però, il naturale gioco dove emergono le caratteristiche nei vari schieramenti delle forme reali politiche di leadership.

Un gioco che, visto in positivo, per schieramento di maggioranza e opposizione dovrebbe rappresentare una vera opportunità per un confronto trasparente.

Ognuno proponga una visione alternativa con programmi fattibili e realistici oppure espliciti alla luce del sole le teorie dell’«antistato».

Non vedo il rischio politico di Vannacci. Vedo mediocri tifoserie che si dimenano vedendo o inventandosi fantasmi di comodo. Le sfide si accettano democraticamente e lealmente con una postura propositiva.

Criminalizzare ciò che non si comprende è solo farsi del male per autoconvinzione.

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