Tra cadute dal terrazzo e manifestazioni per la Palestin
«Oggi, a “L’inclusione che tira” abbiamo ospiti Giancrosta e Mariazella, una coppia di ragazzi che vive nelle case occupate del comprensorio Ilaria Scleris. Da quanto tempo abitate qui?».
«Abbiamo occupato nel duemilaventicinque, insieme ai compagni in emergenza abitativa del centro sociale migrante “Vuitton».
«Io e Giancrosta avevamo appena intrapreso un percorso di condivisione esistenziale con beneficio erotico reciproco».
«Cioè?».
«Io e Mariazella ci eravamo appena messi insieme».
«Dopo aver fatto sesso tantrico nell’ascensore della RSA dove sta mia nonna, abbiamo scelto consapevolmente di sovrapporre, in condivisione, una porzione delle nostre bolle di conforto per un tempo indeterminato».
«Cioè?».
«Io e Mariazella abbiamo deciso di andare a vivere insieme».
«E come mai in questo comprensorio?».
«Ho subito pecepito che in questo luogo convergevano energie sottili, creando un nexus da dove poter accedere alle varie forme di elevazione animica».
«Cioè?».
«C’è la fermata della metro, il supermercato e la piazzetta di spaccio, tutto a due passi».
«Ho capito, come sono stati i primi anni?».
«Si è formata una comunità profondamente progressista, fondata sull’amore e l’inclusione, dove le uniche regole erano comprendere le diversità, accettare la molteplicità e empatizzare con il diverso».
«Questo grazie al fatto che eravamo tutti antifa e la pensavamo tutti esattamente alla stessa maniera».
«Poi per la sinistra l’immigrazione è diventata la priorità, nella lotta al fascismo, no?».
«Sì, abbiamo iniziato ad ospitare migranti climatici e migranti giuridici».
«Cioè?».
«Persone che fuggivano dal clima del loro paese, troppo caldo o troppo freddo, dipende dal metabolismo, e altri che fuggivano dalle leggi dei loro paesi, che punivano i reati, a differenza di quelle italiane che puniscono solo il fascismo».
«Abbiamo aperto i cuori e offerto loro temperature piacevoli e immunità totale».
«Poi, una sera, c’è stato uno spiacevole incidente. Estragon Lascivia, l’attivista gay dell’attico, stava dando una festino quando parecchi degli invitati, incluso Estragon, sono caduti dal terrazzo».
«Abbiamo organizzato una manifestazione per la Palestina, e siamo andati avanti».
«Dopo qualche mese, l’attivista climatico dell’ultimo piano, Pietrobonello dell’Adige, che voleva abolire l’ascensore per rinfrescare l’Artico, è caduto dal terrazzo».
«Abbiamo organizzato una nuova manifestazione per la Palestina, e siamo andati avanti».
«Ad oggi, quasi tutti i vecchi occupanti sono caduti dal terrazzo».
«Avremo organizzato, sì e no, una ventina di manifestazioni per la Palestina, negli ultimi mesi».
«Ma una recinzione, in terrazzo, no?».
«C’è un’inferriata di due metri, ma è stata allargata in un punto, proprio sopra la nostra finestra della cucina. Io e Mariazella abbiamo il sospetto che siano stati i piripiristani a gettare gli altri occupanti di sotto».
«Giancrosta crede che l’abbiano fatto per metterci le centinaia di parenti con i quali si stanno ricongiungendo».
«Come mai questo sospetto?».
«Abbiamo trovato impronte di ciabatte, resti di kebab e peli di capra, sul luogo degli incidenti».
«Dei vecchi compagni originari siamo rimasti io, Mariazella e Annapiaga, l’attivista per i diritti dei caganti nelle aiuole pubbliche».
«Ma sono state fatte indagini, a riguardo?».
«Certo, stanno processando il Governo, la polizia, i vigili del fuoco, la norcineria all’angolo e anche la gattara di zona. Confidiamo nel lavoro della magistratura».
«Cos’è stato questo tonfo?».
«Mariaze’, da’ un po’ un’ occhiata…».
«Era Annapiaga, deve essere caduta dal terrazzo».
«Ora siete rimasti solo voi, nel palazzo, ad essere inclusivi, cosa si prova?».
«Quando sarà il mio turno, affronterò la cosa come un vero antifa».
«E come?».
«Scalcerò come un somaro, griderò come un suino e piangerò come un sumaoro».
«E lei, Mariazella?».
«Quando sarà il momento di fondermi di nuovo nell’Uno, di trasformarmi in goccia che abbandona l’ego, per tornare a essere Oceano, ringrazierò la mano del fratello migrante che mi spinge in basso, per portarmi finalmente in alto, su in montagna, sotto l’ombra di un bel fior».
«Bene, sento già i vostri fratelli piripiri che stanno venendo a prendervi, io vado. Un’ultima cosa da dire ai nostri lettori?».
«Mariazella ha composto una poesia per quando sarebbe giunto il nostro tempo».
«La ascoltiamo».
«Ognuno sta solo sul terrazzo condominiale
trafitto da uno sguardo migrante:
ed è subito asfalto».





