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I cattocomunisti bombardarono Belgrado e violarono la Costituzione

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aerei da bombardamento

Rutte, parole al vento di uno che non sa quello che dice

Senza memoria e senza vergogna, la cosiddetta sinistra italiana, che sinistra non è, ma accozzaglia regressista, ha sbraitato immediatamente all’annuncio dell’inconsistente blaterante Rutte che l’Italia aveva mandato ben 500 voli verso l’Iran.

Immediatamente smentito dai fatti, il povero Rutte è la dimostrazione della pochezza dei leader allevati nel pollaio europeo degli ultimi decenni. Rutte è segretario della NATO e non sa quello che dice.

Giorgia Meloni è stata svillaneggiata da Donald Trump per aver rispettato la Costituzione e il Parlamento, non concedendo l’uso delle basi USA e NATO che ci sono in Italia e il nostro Paese è stato considerato dal presidente USA come un alleato che si è comportato male perché ha fatto rispettare i trattati, la sua Costituzione e il suo Parlamento.

Evidentemente Donald Trump ha pensato che l’Italia fosse quella con la quale aveva a che fare il democratico Bill Clinton, ossia quella governata dal team catto comunista Massimo D’Alema – Sergio Mattarella. Un team che si inchinò all’aggressione alla Serbia da parte della NATO, nella più indecorosa acquiescenza alle logiche dei Dem USA.

Nel 1999, durante l’Operazione Allied Force della NATO (24 marzo – 10 giugno), il governo italiano, in formato cattocomunista o, se si preferisce “ulivista”, guidato da Massimo D’Alema (vicepresidente Sergio Mattarella) partecipò attivamente ai bombardamenti sulla Repubblica Federale di Jugoslavia (Serbia e Montenegro), inclusa Belgrado, senza autorizzazione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

Non solo. Il governo cattocomunista D’Alema – Mattarella non chiese un voto preventivo del Parlamento prima dell’inizio dei bombardamenti NATO il 24 marzo 1999.

I bombardamenti iniziarono la sera del 24 marzo 1999. Il 26 marzo 1999 (due giorni dopo) D’Alema si presentò in Parlamento per una comunicazione alle Camere.

Solo il 27 marzo la Camera dei Deputati votò una mozione di sostegno (o comunque di fiducia sul proseguimento dell’azione) con un ampio margine (318 – 188), anche grazie a un accordo dell’ultimo minuto con i comunisti.

In pratica, il Parlamento fu consultato a cose fatte (ex post).

Tuttavia è interessante ricordare chi votò la mozione di sostegno alla violazione della Costituzione.

Quasi tutti i partiti principali votarono a favore della mozione di sostegno all’intervento NATO. Il governo D’Alema ottenne il sostegno della sua coalizione (DS – PDS, PPI, RI, UDR, Verdi, ecc.).

A favore votarono anche Forza Italia (Silvio Berlusconi, all’opposizione) e Alleanza Nazionale (Fini).

Furono contrari Rifondazione Comunista (PRC) e i Radicali.

Non ci fu un voto formale di “dichiarazione di guerra” (art. 78 Cost.), ma l’approvazione delle mozioni sulle comunicazioni del governo fu interpretata come via libera politico al proseguimento dell’impegno italiano (basi e missioni aeree).

Questa ampia convergenza resta uno dei motivi per cui la partecipazione italiana non fu messa in discussione in Parlamento in seguito, nonostante le polemiche sulla mancanza di autorizzazione preventiva e sul rispetto della Costituzione.

Quello del bombardamento della Serbia fu il primo intervento militare offensivo della NATO senza esplicita approvazione del Consiglio di Sicurezza e per l’Italia rappresentò la prima partecipazione diretta a una guerra offensiva dopo il 1945 (violando l’art. 11 della Costituzione italiana).

L’Italia fornì basi aeree fondamentali (Aviano, Gioia del Colle, Amendola, Ghedi, ecc.) da cui decollarono la maggior parte degli aerei NATO. Aerei italiani (Tornado, AMX, F-104, Harrier della Marina) parteciparono direttamente a missioni di bombardamento, ricognizione e supporto.

Tra gli obiettivi colpiti ci furono anche infrastrutture a Belgrado, come la sede della televisione di stato serba (RTS) e altri siti. Fu bombardata anche l’ambasciata cinese.

L’intervento fu illegittimo ai sensi della Carta ONU (che vieta l’uso della forza senza autorizzazione del Consiglio di Sicurezza o legittima difesa). La NATO lo giustificò come eccezione umanitaria.

I bombardamenti causarono centinaia-migliaia di morti (civili e militari), danni estesi a infrastrutture e polemiche durature in Serbia.

Non solo, la NATO (Depleted Uranium – DU) durante l’Operazione Allied Force del 1999 fece ampio uso di munizioni all’uranio impoverito.

I dati principali indicano circa 31.000 colpi (alcune fonti parlano di 30.000-50.000) contenenti uranio impoverito, per un totale di circa 10 – 13 tonnellate di materiale. Furono colpiti principalmente 85 siti in Kosovo (su un totale di circa 112 tra Kosovo, Serbia meridionale e Montenegro).

L’Italia non usò direttamente munizioni all’uranio impoverito (non erano in dotazione dei suoi aerei: Tornado, AMX, Harrier ecc.), ma fornì basi e supporto logistico all’intera operazione NATO e la zona del Kosovo sotto responsabilità del contingente italiano (settore ovest, intorno a Đakovica/Gjakovë) fu tra le più interessate: circa 50 siti e oltre 17.000 proiettili.

Gli effetti sono devastanti. L’impatto ad alta velocità genera nanoparticelle di uranio ossidato (polveri fini) che possono essere inalate o ingerite.

Tra i militari italiani emersero casi di tumori e la cosiddetta “Sindrome dei Balcani”. Diverse sentenze italiane hanno riconosciuto il nesso causale con esposizione a DU e metalli pesanti, condannando lo Stato per mancata tutela. Una commissione parlamentare d’inchiesta concluse però che non esisteva un nesso scientifico dimostrato su larga scala.

Ne sa qualcosa il generale Roberto Vannacci, il quale ha denunciato pubblicamente l’uso di uranio impoverito e le omissioni nella tutela dei militari, anche se il suo intervento più noto e formale riguarda soprattutto l’Iraq, con riferimenti comparativi ai Balcani (inclusa la guerra del 1999 in Kosovo).

Nel 2019/2020 Roberto Vannacci presentò esposti alla Procura della Repubblica e alla Procura Militare di Roma, in cui denunciava “gravi e ripetute omissioni nella tutela della salute e della sicurezza” dei contingenti italiani, con esposizione a uranio impoverito senza informazioni né misure di mitigazione.

Nel denunciare l’uso in Iraq (dove parlava di 300-450 tonnellate di DU, circa 30 volte di più rispetto ai Balcani), citava esplicitamente i precedenti dei Balcani (Bosnia 1994/95 e Kosovo 1999) come contesto noto.

La questione non è se sei di destra o se sei di sinistra, ma se sei bugiardo e senza pudore e senza spina dorsale o se sei corretto e hai la spina dorsale.

Il Governo cattocomunista di D’Alema-Mattarella, andando contro le norme costituzionali e gli interessi del Paese, si stese a tappetino di fronte ai desideri dei Democratici USA, dei quali copiavano il format e dai quali imploravano la legittimazione.

Il Governo Meloni – Tajani – Salvini, pur essendo in sintonia con quello USA repubblicano, ha fatto rispettare l’Italia, i trattati internazionali, anche a costo di uno scontro con l’alleato USA.

Lo fece, meglio ricordarlo, uno che era di sinistra, quella vera, ossia Bettino Craxi.

La differenza è enorme e riguarda la dignità del nostro Paese.

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