
di Giuseppe Augieri
L’attivismo di Macron è una lezione da imparare.
Parigi è’ stato un flop totale nei contenuti, una catastrofe sul piano dell’immagine.
L’incontro ha riguardato solamente 7 dei 27 stati comunitari: la fotografia dell’inesistenza dell’ Europa. Le posizioni degli stati baltici sono state delegate alla Danimarca, anziché a Ursula von der Leyen e Antonio Costa: alla faccia della fiducia nell’Europa.
Le divisioni sull’utilizzo delle truppe di pace in Ucraina ufficializza divisioni tra Stati membri: a contenuti e geometria variabili. E, ciliegina sulla torta, la proposta francese, appoggiata dall’Italia, di un debito comune per finanziare il riarmo è stata messa in un angolo.
Il segnale “tecnico” ai mercati è impressionante per la sua forza. Ma in negativo. Nessuno ha mai messo in dubbio che Bruxelles disponesse della capacità di indebitarsi per conto dei propri Stati membri, pur se sprovvista di entrate fiscali proprie: gli Eurobond sono lo strumento per un pizzico di impegno di spesa comune e godevano di una qualche fiducia. Insomma, una speranza.
Le perplessità sul ruolo dell’Europa già avevano visto i principali provider internazionali di servizi finanziari escluderli, nei mesi scorsi, dai rispettivi indici.
Ora, dopo la prova esibita che l’UE non esiste nei fatti, nel senso che è un’istituzione svuotata di qualsivoglia significato pratico, ed inoltre latitante quando serve, ha ancora senso acquistare il suo debito?.
Il segnale politico si assomma a quello tecnico. E dunque bisogna imparare dalla fregola di Macron di inventarsi appuntamenti impossibili: perché anche sapere cosa non fare mai più è comunque imparare.
NdA: il commento è tratto da dati pubblicati su “InvestireOggi”





