Secondo gli ultimi dati di Bankitalia, il Debito Pubblico, alla fine di giugno, è aumentato di 30,3 miliardi rispetto al mese precedente, mostrando un ammontare pari a 2.948,5 miliardi di euro. Un ulteriore “record”, che porta la dimensione debitoria vicino alla sogli psicologica di 3.000 miliardi. Ciò nonostante le entrate pubbliche hanno visto un afflusso acccresciuto di 42 miliardi (+9,9%).
L’incremento del debito, stando a quanto reso noto sempre dalla Banca d’Italia, «riflette il fabbisogno delle amministrazioni pubbliche (15,3 miliardi), la crescita delle disponibilità liquide del Tesoro (13,5 miliardi, a 45,4), nonché l’effetto degli scarti e dei premi all’emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e della variazione dei tassi di cambio (1,4 miliardi). Il debito degli enti di previdenza è rimasto pressoché invariato. La vita media residua è lievemente diminuita a 7,7 anni».
Come al solito, i commenti dei politici riflettono una logica prevalentemente propagandistica. La maggioranza coglie positività, per cui secondo Filini l’andamento «demolisce la narrazione della sinistra: la cura Meloni sta funzionando alla grande». Per non parlare di Foti, il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, il quae afferma che «negli ultimi cinque anni scende drasticamente l’evasione fiscale dal 21% al 16%», ciò anche grazie a «uno Stato finalmente amico e alleato dei contribuenti, grazie alle riforme del governo Meloni che hanno semplificato efficacemente il Fisco». Il PD naturalmente, attraverso Antonio Misiani, responsabile economico del partito, critica il governo che «non sta facendo nulla» riguardo la crescita «inarrestabile» del debito.
Al di là dei cennati commenti e quelli di altri, che come sempre appaiono scontati e certamente non ispirati a un minimo di oggettività, appare indispensabile che la spesa pubblica cominci ad essere gestita con logiche oggettive, sempre ichiarate ma mai concretamente applicate, cominciando ad affrontare gli sprechi e l’evasione fiscale, altrimenti si arriverà a un punto di non ritorno, nel quale tutti saranno vittime.




