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DA JOHN RAWLS AI NOSTRI GIORNI

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di Savino Di Scanno

Uno dei libri più gelosamente custoditi nella biblioteca di famiglia, posta in locali diversi, è “Una Teoria della Giustizia” di John Rawls, acquistato in prima edizione in lingua italiana decenni orsono. Il testo è tra i primi nella sezione di “Filosofia Politica” insieme ai classici greci di Platone e Aristotele.

Scrivere di John Rawls è un privilegio pur nella economia concessa da un articolo.

Nato a Baltimora il 21 febbraio 1921 da bravo giovanotto “Yankee” partecipa alla Seconda guerra mondiale, sul fronte del Pacifico. Al suo ritorno rifiuta ogni incarico presso le amministrazioni statali statunitensi.

La sua carriera accademica è da manuale. Dottorato di Filosofia Morale a Princeton ove si avviò all’insegnamento, borse di studio all’Università di Oxford, per poi passare all’Università di Cornell, insegnante in Massachusetts al MIT e nel 1962 titolare “ex cathedra” come insegnante di Filosofia Morale e Politica ad Harvard.

Presidente della Società Statunitense di Filosofia Politica e del Diritto nel 1972/73, viene poi eletto Presidente della Società Statunitense di Filosofia.

Insignito di molti riconoscimenti fino a giungere alla Casa Bianca per ottenere un ultimo riconoscimento da Bill Clinton.

Pensatore “Liberal”, approfondisce i temi sulla “giustizia sociale” partendo dalla tradizione neo classica occidentale di Locke, Rousseau e Kant.

L’opera che porterà Rawls sugli altari dei giganti del pensiero del ‘900 è il Suo “A Theory of Justice” del 1971, tradotto in quasi tutte le lingue, sintesi del pensiero sociale liberale impreziosito dai principi della Teoria dei Giochi. Rawls lascia la vita terrena nel 2002 a Lexington.

Si invitano tutti a leggere il libro, capolavoro del pensiero sull’etica e la politica attualizzato con le dinamiche sociali ed economiche di questo ultimo secolo.

Non vi è lo spazio per riportare i principi del Testo. Bensì vi è lo spazio per alcune riflessioni di merito e di metodo su come sia stato possibile attraversare qualche decennio e giungere alla situazione attuale.

Siamo passati da un John Rawls, autentico esponente di una sana, capace e competente “élite” di intellettuali, a coloro che in Italia vedono in Massimo Cacciari un autorevole rappresentante, i quali ci che ci dispensano “perle varie” che si leggono ogni giorno.

E’ di qualche sera fa l’epilogo teatrale del dibattito tra Donald Trumph e Joe Biden, rguardo al quale sembrava di assistere ad uno show della “Corrida”.

Negli anni ’70 anche le spie erano “Liberal” come quella interpretata da Robert Redford nei panni dell’agente Turner nel film “I 3 giorni de Condor” fino a giungere ai nipotini poveri e straccioni della Stasi di Fanpage.

Siamo passati alla elaborazione di dottrine sociali, economiche e politiche che hanno segnato un secolo fino a giungere alla filosofia woke, al pensiero unico, all’abominio del transumanesimo e quanto a seguire già scritto in passato.

Cosa è successo? E’ possibile che si sia passati nel discutere di cosa sia “giusto” in una società pluralista alle demenze dei Tik Tok?

Parliamo poi delle responsabilità. E queste le dobbiamo andare a trovare a Wall Street, dove già a fine anni ’90 la consueta FBI segnalava che le decisioni manageriali erano condizionate da importanti quantitativi di “sniffate” di cocaina.

In Italia non abbiamo nulla da imparare, perchè quella che doveva essere una élite colta e capace è divenuta la élite dei Rolex, barche a vela ed infradito dal costo di una rata di mutuo prima casa.

Abbiamo ancora gli anticorpi culturali, sociali e politici per difendere i valori della democrazia occidentale, che non è quella che ci hanno “venduto” i “venduti” allo straniero ed alla finanza globalista?

Siamo un Continente in guerra, ove da un lato abbiamo lo zar Putin con tutto il complesso del KGB/FSB mentre da noi ci siamo inventati tale Mark Rutte (omen nomen) come segretario generale della Nato, senza dimenticare il dragone cinese che compera a mani basse tutto.

Andiamo al mare, come sempre chi scrive tende a concludere, ma stiamo attenti perchè potremmo incontrare i “cattivoni”, come quei tali ex reparti speciali di chissà quale nazione, che giorni fa hanno realizzato una operazione da manuale a Sassari, caratterizzata da raffiche brevi, coperture nei movimenti tattici, tranquillità operativa nello svaligiare un fortino di guardie giurate, il tutto senza danni, morti e feriti, perchè “questi” sanno sparare, come lo dimostra la raffica sulla “verticale” sul parabrezza dell’auto dei Carabinieri che erano accorsi per impedire l’assalto.

Dimenticavo: non dimentichiamoci le paperelle gialle come salvagente e le pinne.

Autore

  • Redazione

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