
“Da questo confronto emerge in modo evidente e incontrovertibile che Joe Biden non è più in grado di essere il presidente degli Stati Uniti, sempre che lo sia mai stato, ma di certo non è più neanche in grado di capire quello che dice, quello che sta facendo, quello che succede intorno a lui. È chiaramente molto al di là del livello di declino personale che ci si può aspettare da un politico anziano. Quindi la prima domanda che sorge spontanea è chi sta veramente governando gli Stati Uniti e la seconda domanda è che cosa succederà dopo Joe Biden”.
Chi pone le domande è Roberto Mazzoni, giornalista italiano che scrive dalla Florida e che conosce da vicino le dinamiche americane.
La domanda sorge dopo il confronto alla CNN di Biden e di Trump. Confronto, scrive Mazzoni “che sarebbe dovuto servire, in qualche modo, per attenuare le critiche nei confronti di Biden, che aveva dimostrato decisamente grossi problemi cognitivi anche nel viaggio in Italia, in Francia, recente, nelle diverse apparizioni pubbliche, ha fallito. E’ chiaro che non soltanto è confuso, ma è proprio incapace di seguire un discorso in un contesto poi così importante come quello di un confronto presidenziale”.
Mazzoni riporta il parere di un commentatore americano, il quale afferma che chiunque avesse ascoltato il dibattito, anche via radio, “non avrebbe avuto dubbi sul fatto che Biden è cotto e non è più recuperabile. Qualsiasi cosa gli abbiano dato per tenerlo su non ha funzionato o non ha funzionato correttamente”.
Dopo il dibattito, Mazzoni trae la seguente conclusione: “Ormai siamo allo sbando. […]. Da questo evento il Partito Democratico esce massacrato. Le maggiori critiche vengono proprio dal fronte dei donatori del Partito Democratico, dai giornalisti che hanno finora sostenuto a livello di propagandisti ufficiali il Partito Democratico e anche diversi politici del Partito Democratico. Il Partito Democratico esce disfatto”.
Non diversa la valutazione del Time.
Scrive, infatti, il Time che mentre il “presidente Joe Biden stava ripassando gli ultimi appunti con la sua cerchia ristretta e si preparava a discutere con Donald Trump il 27 giugno ad Atlanta, sua moglie si è intrufolata in un incontro lì vicino dei maggiori donatori del Partito Democratico. Il Biden Victory Fund e i pezzi grossi della finanza del Democratic National Committee si erano tutti riuniti al Ritz Carlton come parte di un briefing politico di due giorni che prevedeva discorsi motivazionali emozionanti e incontri faccia a faccia con i VIP. “Joe è pronto a partire”, ha detto la dottoressa Biden [la moglie,ndr] al gruppo. “È preparato”. Verifica dei fatti: falso”.
“Prima di mezzanotte – prosegue infatti il Time – Joe Biden avrebbe affrontato 90 minuti di dibattito contro Trump che anche i più stretti alleati di Biden hanno ammesso in privato essere un disastro. Biden sembrava in tutto e per tutto il nonno di 81 anni che è, balbettando con una voce sottile con argomenti incomprensibili e spesso fissando il vuoto, a bocca aperta, mentre Trump lanciava un attacco verbale dopo l’altro”.
“Panico – aggiunge il Time – non è una parola troppo forte per descrivere il sentimento che ha attraversato il Partito Democratico da cima a fondo mentre si svolgeva il dibattito”.
Il dibattito, rivela Time, “non assomigliava affatto a ciò che Biden e la sua squadra avevano pianificato mentre si ritiravano nel ritiro presidenziale di Camp David, sulle montagne del Maryland, per sei giorni interi di prove nell’hangar di un aereo e in un cinema”.
Time, rivista americana con sede a New York City, non risparmia critiche. “Quando un candidato sbatte a terra – scrive – ci si aspetta che un suo fedele collaboratore ne subisca la caduta. E pochi hanno più esperienza di Joe Biden nel gettare la gente sotto l’autobus. Quando la sua prima campagna implose nell’estate del 1987, un giovane collaboratore e futuro presidente del Comitato nazionale democratico di nome David Wilhelm si prese la colpa per aver passato i discorsi di un leader laburista britannico che Biden aveva copiato su un palco di dibattito. Quando la sua terza candidatura per l’incarico si concluse al quarto posto nell’Iowa di testa, Biden rimosse il suo collaboratore di lunga data e responsabile della campagna Greg Schultz mentre l’entourage percorreva lentamente le strade ghiacciate del New Hampshire in direzione di un luogo di dibattito. Con le indagini senza fine sul coinvolgimento di suo figlio con loschi soci in affari, Biden accusò il suo staff di non aver segnalato prima i potenziali conflitti di interesse. E quando furono recuperati documenti classificati in suo possesso personale, la colpa fu di nuovo del collaboratore. Ma questa volta, la colpa non può che andare ben oltre il presidente stesso e i suoi familiari più stretti. Nessuno può dire che quello che è successo ad Atlanta sia stato inaspettato”.
Insomma, che Biden sia inadatto è cosa ormai certa, ma, a quanto sembra, non è di questo avviso la moglie che, secondo alcuni osservatori, tiene le redini della Casa Bianca.
Chi l’ha eletta? Nessuno. Abbiamo un presidente della più grande potenza nucleare del mondo sotto tutela della moglie?
Dove siamo finiti? Se lo chiederanno anche gli americani che hanno ascoltato il dibattito.
Secondo i dati Nielsen Fast National citati dalla conduttrice CNN, oltre 51 milioni di persone hanno seguito il dibattito televisivo del 27 giugno tra il presidente Joe Biden e l’ex presidente Donald Trump.
Secondo la CNN, dei 51,3 milioni di telespettatori, 9,5 milioni si sono sintonizzati sul canale principale della CNN, 9,3 milioni su Fox News, 9,2 milioni su ABC News e 4,1 milioni su MSNBC.
Pertanto la verità nuda e cruda è stata ascoltata e vista, senza filtri della solita stampa di regime che ha teso continuamente a dire, come fa notare Roberto Mazzoni che “no, Biden in realtà sta bene, quello che vedete sono in realtà dei video truccati, non c’è modo di capire come sono le cose se non siete direttamente coinvolti nel lavoro di tutti i giorni nella Casa Bianca, Biden è intensamente coinvolto, sa quello che fa, eccetera eccetera”.
“Gli americani – commenta Mazzoni – e in particolare l’elettorato democratico hanno dovuto confrontare il fatto che la propaganda è arrivato a livelli tali da fornire solo spazzatura”.
Fatto il quadro della situazione, rimane il dramma internazionale che, con la possibilità che scoppi una terza guerra mondiale, l’America ha un presidente che non c’è, “con una Casa Bianca – sottolinea Mazzoni – che sentendo diciamo gli addetti ai lavori è in totale confusione, con il presidente o meglio con lo staff che circonda il presidente che accoglie consigli sulla politica estera da persone che sono esterne alla Casa Bianca. Quindi non si capisce chi sta governando, sembra che la politica estera venga in parte dettata dal complesso industriale militare, naturalmente che ha tutti gli interessi a vendere più armi, sempre più scadenti, e in parte da gestori di sondaggi di opinioni, quindi gente che non ha la peccata idea di quello che sta facendo, di quello che sta dicendo e di dove sta andando”.
Siamo davvero in un mare di guai.
Scrive un osservatore attento che il NSC, il National Security Council (il Consiglio per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti d’America è il principale organo che consiglia e assiste il presidente degli Stati Uniti d’America in materia di sicurezza nazionale e politica estera)
non può essere guidato da persona non ‘compos sui’. Aggiungiamo nemmeno dalla moglie.
Mandare a casa Biden non è facile.
Le regole del Partito Democratico, avverte Time, rendono quasi impossibile sostituire Biden in cima alla classifica a meno che non si faccia da parte volontariamente. Biden ha attualmente 3.894 dei quasi 4.000 delegati promessi finora, la maggior parte dei quali è tenuta a restare al suo fianco durante il primo turno di votazioni, che si terrà virtualmente online prima della Convenzione Nazionale Democratica.
L’America è allo sbando. God bless America.





