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CHARLIE HEBDO NON E’ SERVITO A NULLA, BASTA LA PUBBLICITA’ DI UNA PATATINA

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Di Francesco Pontelli

Sono risultati sufficienti nove anni per annullare in un sol colpo l’idea di democrazia liberale.

Furono dodici (12) le vittime a Parigi per la strage alla redazione della rivista satirica Charlie Hebdo colpevole, secondo i terroristi musulmani, di blasfemia per avere ironizzato sulle prime pagine in relazione alla figura di Maometto.

In quel terribile ottobre del 2015 tutte le menti illuminate europee, comprese quindi anche quelle italiane, in risposta alla strage di innocenti di Parigi, rivendicavano il fatto che la nostra società fosse secolarizzata, di conseguenza che non esistesse nessun limite alla satira in quanto espressione della stessa democrazia, la  quale ovviamente non poteva non dileggiare quindi anche i simboli di ogni religione mussulmana e non.

Tutti sembravano granitici nelle proprie democratiche convinzioni, di come il diritto alla satira rappresentasse una delle fondamentali libertà come  caratteristica essa stessa del DNA democratico, nello stesso modo in cui venisse parallelamente garantita la critica ai contenuti, come alle immagini di origine religiosa proposte in qualsiasi contesto.

In altre parole, la critica ad una ipotetica prima pagina che ironizzasse in relazione a qualsiasi simbolo religioso di un giornale satirico si doveva intendere libera e relativa al buon gusto, ma non certo ad una salvaguardia dell’oggetto della satira e né tantomeno poteva racchiudere una volontà di censura.

In quanto la religione come i suoi simboli all’interno di una società secolarizzata può essere tranquillamente dileggiata esattamente al pari di ogni altro simbolo istituzionale, proprio come da decenni sta facendo la rivista satirica Charlie Hebdo, che ha pagato cosi cara la propria libertà di espressione.

Viceversa, sono stati sufficienti solo  nove anni ed ora risulta sufficiente una semplice pubblicità di una patatina per arrivare azzerare in un sol colpo la macchina della “retorica liberale e democratica” di cui era intrisa il mondo della cultura italiana contemporanea, arrivando alla censura dello stesso spot pubblicitario con la sua sospensione.

Nessuno contesta forse il cattivo gusto e probabilmente anche il disvalore in termini di comunicazione proposto all’interno dello spot (un problema che avrebbe dovuto valutare il committente), ma sia chiaro la sua sospensione ci mette allo stesso livello di una qualsiasi teocrazia musulmana.

Autore

  • Redazione

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