
di Vito Schepisi
Se c’è una cosa che appare evidente è che le stars che promuovono la beneficienza sono tutt’altro che credibili.
Ricordo vecchie indagini ed anche inchieste televisive in cui emergeva che solo una piccola parte dei ricavi della beneficienza finiva con l’essere messa a disposizione di chi ha bisogno.
La raccolta di danaro (a qualunque titolo) non dovrebbe essere lasciata del tutto priva di verifiche finanziarie e di controlli.
E ci vorrebbero anche regole.
Se, ad esempio, si raccolgono 1000 euro e 900 finiscono per pagare i costi organizzativi e gli spazi pubblicitari, meglio non farla la beneficienza.
In ogni caso con la dichiarazione dei redditi (730 e 740) è sempre possibile destinare (inserendone la partita IVA) una percentuale ai tanti enti che provvedono alla cura di malati e soggetti bisognosi.
In ogni caso è miserevole osservare che persone baciate dalla fortuna usino mezzucci così squallidi per gabbarci ed arricchirsi sempre più.





