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ARMAMENTI OCCIDENTALI, DAL JUST-IN-TIME AL JUST-IN-CASE

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Questo tragico momento storico, soprattutto per noi europei, che vede nuovamente il Vecchio continente percosso dai colpi di cannone, risveglianti coscienze assopite e cullantesi in una sorta di illusione da riserva, necessita di una ripresa della coscienza critica, per non perdersi negli scenari allucinati, peraltro subitamente cangianti a comando, propostici da élite debosciate che elaborano teorie manicomiali.

Per evitare di finire nel manicomio woke, ossia nella follia maoista in versione americana, e per tornare alla realtà, è necessario fare un piccolo sforzo di andare a vedere, cosa possibile per chiunque, le fonti, i dati, cosa pensano i think tank e cosa dicono di sé i vari soggetti in campo.

E’ necessario, umilmente, tener conto di cosa dicono gli esperti dei vari settori, senza farsi condizionare.

E’ necessario, in buona sostanza, esercitare la voglia di conoscere e usare lo spirito critico.

Se non eserciti la voglia di conoscere sei una pecora destinata alla tosatura e al macello.

Fatta questa premessa, vediamo cosa ci racconta, ad esempio “The military balance 2024”, redatto annualmente dall’International Institute for Stragic Studies.

Anzitutto, la pubblicazione dell’IISS ci avverte che “i rinnovati combattimenti tra Israele e Hamas, la riemersa minaccia missilistica degli Houthi, le crescenti tensioni nell’Indo-Pacifico e nell’Artico, i disordini nell’Africa sub-sahariana, insieme alla guerra della Russia contro l’Ucraina che si sta avvicinando al suo terzo anno, hanno creato un ambiente di sicurezza altamente instabile”.

In secondo luogo, l’IISS ci dice che “l’attuale situazione di sicurezza militare preannuncia quello che probabilmente sarà un decennio più pericoloso” e che “i governi stanno cercando di bilanciare l’appetito per le armi avanzate con la necessità di ricostruire la capacità di produzione di munizioni su scala industriale”, in una situazione dove “la fine del Trattato sulle forze convenzionali in Europa ha evidenziato una mancanza di interesse per il controllo degli armamenti”.

Lo studio dell’IISS entra poi nella descrizione dei vari teatri dove esistono o possono esistere consistenti frizioni (Europa, Medio Oriente, Pacifico, Africa, ecc.) per arrivare alla considerazione che i vari Paesi interessati “hanno chiarito che la sicurezza nazionale non è più un pensiero secondario e che le sfide incombenti richiedono una seria attenzione. Hanno anche sottolineato, a diversi livelli, che la Cina sta diventando una preoccupazione sempre maggiore in termini di sicurezza, corrispondendo, almeno in una certa misura, al tono di Washington”.

“Il risultato – scrive l’IISS – è stato un aumento delle spese per la difesa” e che “i governi, da Canberra a Washington, a Oslo, si sono resi conto che le loro scorte di munizioni sono scese troppo e la capacità di rifornimento deve essere aggiustata”.

Da qui la correzione in base alla quale “una mentalità just-in-time, che persiste da quasi tre decenni, sta lasciando il posto a un approccio just-in-case, anche se realizzare queste ambizioni è impegnativo”.

Cosa significa just in case?

Il just-in-case (JIC) è un modello di gestione dello stock la cui caratteristica principale consiste nel disporre di un inventario sufficiente per coprire tutte le eventualità e funziona in contrasto diretto al modello just in time, secondo il quale si fabbrica e si stocca solo a fronte di un ordine.

È meglio ridurre i costi di stoccaggio con il rischio di non avere armi sufficienti alla bisogna, o garantire tutte le necessità in cambio di un investimento maggiore nello stoccaggio?

La strategia di gestione dell’inventario just-in-case consiste nel produrre, rifornire o stoccare materia prima e prodotti finiti in anticipo, disponendo di scorte sufficienti in ogni momento.

L’inventario in eccesso si conserva nei magazzini dell’azienda, evitando possibili rotture di stock nel caso si producessero interruzioni nella catena di fornitura (supply chain).

Il metodo just-in-case permette di avere stock disponibile in caso di volumi di domanda inaspettati, poiché il magazzino dispone di riserve sufficienti per soddisfare i nuovi ordini.

Il just-in-time si basa su una strategia reattiva alla domanda del cliente: l’azienda produce il prodotto solo in funzione agli ordini del consumatore (sistema pull), senza mantenere uno stock di sicurezza. Nonostante la produzione just-in-time consenta di diminuire i costi di stoccaggio, chi utilizza questo metodo tende ad essere più vulnerabile di fronte ad aumenti inattesi della domanda, ad interruzioni nella supply chain o agli errori nella pianificazione logistica.

Eccoci al punto: supply chain e logistica.

Armamenti just-in-time presuppongono una supply chain di breve raggio, non la delocalizzazione in Cina e la logistica presuppone un controllo totale dei colli di bottiglia.

Vale per i commerci e vale tanto più per gli armamenti.

Ora, le menti degli “illuminati” che hanno elaborato le teorie della delocalizzazione, conseguente alla globalizzazione, hanno dimostrato e dimostrano, di avere attuato, in questi ultimi trent’anni, una serie di errori strategici colossali, tipici di menti ammalate o, scelgano loro, vendute al concorrente e al nemico.

Chi ha sviluppato queste idee e attuato queste strategie perdenti in questi ultimi trent’anni?

Negli Stati Uniti d’America i Dem del Clan Clinton, in lieta compagnia con i Rino (republicans in name only) dei Bush, strumenti di una finanza speculativa che oggi si dimostra stupidamente perdente.

In Europa, in questi ultimi trent’anni, a dare fiato alle trombe dell’idiozia autolesionista ci hanno pensato i progressisti (Socialisti & Democratici convertiti al fabianesimo), in stretta alleanza con verdi e con il Partito popolare europeo.

Se andiamo a vedere chi ha diretto la banda dei pifferai magici europei negli ultimi trent’anni troviamo tutti gli autori del recente disastro.

Mentre l’America si corrompeva il cervello con le teorie woke, gender, green, arcobaleno, cancel culture e idiozie varie, Cina e Russia e altri soggetti nel mondo con loro hanno pensato bene di appropriarsi dei centri nevralgici delle materie prime e dell’energia.

Un esempio eclatante della stupidità con cui si è agito politicamente ed economicamente in questi ultimi trent’anni da parte di élite debosciate è che oggi l’Ucraina chiede all’Europa produzione di munizioni ed esplosivi, ma per produrli è necessaria nitrocellulosa, ingrediente fondamentale prodotto in Cina e della quale sono fedeli importatori i Paesi europei.

L’occidente dei nababbi, che al contempo babbei, ha consegnato le chiavi della catena di approvvigionamento alla Cina, ossia al paese che volevano fabbrica del mondo al loro comando. Il ragionamento vale per una enorme quantità di materie, di semilavorati e di lavorati.

Cornuti e mazziati, ora, i nababbi babbei e i loro servi sciocchi, cercano di tirare i remi in barca, ma passare dal just-in-time, che andava bene quando si sparava ai talebani, al just-in-case, necessario per affrontare guerre simmetriche, non è cosa da poco, così come assicurare la catena di approvvigionamento e la logistica, atteso che in una guerra ibrida, come quella che stiamo vivendo su più fronti, anche quattro Huthi possono metterti in brache di tela.

Blaterare, come si fa, da parte di bellicisti e di pacisfisti, tramite una stampa ormai incapace di qualsiasi analisi che parta dalla realtà, di una guerra tra Russia ed Europa è semplicemente demenziale.

La Russia, come spiegano tutti gli analisti, non ha la forza, oggi, di andare oltre il Donbass.

L’Occidente, per i motivi di cui sopra, grazie ai nababbi babbei e ai loro scherani, non può affrontare guerre simmetriche senza rischiare di perderle.

Il tema da affrontare, seriamente, è come superare la questione della catena di approvvigionamento e della logistica e come passare dal Just-In-Time al Just-In-Case in tempi che siano tali da attuare una credibile deterrenza convenzionale.

E’ del tutto ovvio che una strategia di tal fatta implica buttare a mare tutte le idiozie trentennali che una certa logica politica ci ha propinato.

Rimane una domanda inevasa che è fondamentale. Chi in questi trent’anni è riuscito a elaborare idiozie che, attuate, ci hanno portato sull’orlo dell’impotenza bellica e della incapacità a controllare le catene di approvvigionamento e la logistica, è scemo o è venduto?

Visto il maoismo dilagante in America sotto forma di woke, cancel culture e via discorrendo, qualche dubbio è assolutamente lecito.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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