Tutte le incongruenze di una decisione
Dunque, Meloni ha preso una scivolata.
Era inopportuno esprimere pareri, lei che è il Capo di Governo, sulla sentenza del GIP di Milano Tiziana Landoni che ha messo in libertà Youssef Siher.
E questa inopportunità deriva dal suo incarico istituzionale che non prevede un confronto politico – specie se aspro – con altre istanze. A maggior ragione se esse sono “poteri” Costituzionali.
Ma che si sia avviato – e spero concluso – un confronto politico non vi è dubbio. La sentenza per prima ha molto di politico.
Mi interessa poco che la GIP abbia un passato un pizzico “militante” e sia stata una dei firmatari dell’Appello per Gaza.
La cosa che non mi convince è la costruzione della motivazione per la quale Siher è stato liberato dalla detenzione preventiva, istituto a me odioso e che – vorrei ricordare – è stata l’arma di ben altro periodo nel quale è stato utilizzato espandendolo a scopi del tutto diversi da quelli previsti.
Ed era applaudita da vaste platee.
La gip avrebbe potuto fermare il suo giudizio alla insussistenza dei pericoli di reiterazione del reato, dell’inquinamento delle prove e della possibilità di fuga. Perché doveva pronunciarsi sulla legittimità della detenzione e non su altro.
Ha preferito invece affrontare la questione della mancanza di gravi indizi di colpevolezza. Mi sembra sovrabbondante, ma è del tutto legittimo.
Il problema nasce quando si citano le motivazioni per la mancanza di indizi. Le metto in fila.
Le azioni svolte dall’imputato sarebbero una “modalità di protesta” contro le “attuali politiche governative” portata avanti evocando “azioni di ‘disobbedienza civile’ “. Nessuna intenzione di generare terrore, ma l’idea di “contribuire alla formazione di una coscienza collettiva”.
Dunque, la GIP ha ritenuto che non solo che non fossero ravvisabili gravi indizi di colpevolezza rispetto alle esigenze cautelari ma – nel merito, rispetto alle accuse mosse dalla Procura di Milano – che l’azione compiuta da Siher non potesse essere sanzionata per niente. Non sarebbe reato.
Non so se questa “procedura” sia corretta: a me risulta che per accuse di questo genere non sia consentito un giudizio monocratico, che invece c’è stato. Peraltro la “forma” è salva: l’imputato resta indagato. Vorrei capire però quale giudice avrà il coraggio di sostenere cose diverse da queste della gip quando giudicherà nelle sedi giuridicamente previste.
E poi il cappello lo mette l’ANM: inaccettabili gli attacchi alla “persona a cui compete di giudicare in un contesto sociale obiettivamente complesso”. In verità non mi risulta esista nessuna norma di codice e né alcuna legge che guardino ai “contesti sociali” che possa mettere in imbarazzo un giudice nel definire sentenza.
Un reato è reato: le condizioni a contorno riguardano l’eventuale consistenza della pena non la valutazione del reato. Il 72nne Roggero, quello che ha sparato ai ladri, lo sa bene e si farà quasi 15 anni di galera.
Non sono un giurista; ma un cittadino che guarda e difende i valori, sì.
Metto assieme l’affermazione – che è vera – del “contesto sociale complesso” in cui viviamo con quello di legittimità di azioni per “contribuire alla formazione di una coscienza collettiva”.
Dunque, dice la GIP, di questi tempi è un valore quello che Siher ha difeso: altro che rivolte.
Ebbene, io credo in questo valore. E credo giusto che anche chi la pensa diversamente da Siher contribuisca, con le sue azioni, a formare una “coscienza collettiva”.
Inviterei a leggere con grande attenzione tutto quello che Siher ha fatto – perché non si può sbagliare – e ripetere virgola per virgola le stesse cose fatte da lui e che hanno aiutato la cittadinanza a “capire” e “farsi una coscienza”, magari diversa da quella che lui sostiene, poiché il “contesto sociale è obiettivamente complesso”. Non uno, ma cento e mille di questi nuovi eroi.
N.B.: Solo una marginale nota: poiché talvolta non si brilla per intelligenza, vorrei sia chiaro che la mia è amara ironia. Che copre una preoccupazione e il senso di disgusto per quanto sta accadendo.





