Obiettivo: tutelare la libertà di navigazione e contenere il rischio di escalation
Il Mar Nero sta diventando un punto di pressione strategica sulla sicurezza europea, perché la guerra non si limita più a colpire porti e infrastrutture direttamente coinvolti nel conflitto, ma espone, progressivamente, al rischio anche le rotte commerciali che attraversano il settore occidentale del bacino, in prossimità delle coste della NATO.
L’attacco del 28 ottobre alla portacontainer Contship Jet, colpita da tre droni marittimi mentre navigava nella zona economica esclusiva bulgara, diretta dal porto israeliano di Haifa a Costanza, in Romania, rende evidente questa estensione geografica della minaccia.
L’equipaggio di 18 persone è stato tratto in salvo dalla Marina bulgara e dalle forze di frontiera; la responsabilità dell’attacco, tuttavia, non risultava ufficialmente accertata.
La geografia è il primo elemento da comprendere, il Mar Nero è uno spazio chiuso, collegato al Mediterraneo attraverso il Bosforo e i Dardanelli, e rappresenta un passaggio fondamentale per i flussi di cereali, fertilizzanti, energia e merci industriali.
Sul suo versante occidentale, Bulgaria e Romania costituiscono la cerniera tra il bacino marittimo, il fianco orientale della NATO e le reti logistiche dell’Europa centrale; più a sud, la Turchia controlla il passaggio degli stretti in base alla Convenzione di Montreux.
Un attacco contro una nave commerciale in prossimità della costa bulgara non interessa quindi soltanto la sicurezza di un singolo Stato, ma introduce un fattore di rischio in un corridoio che connette il teatro della guerra ai mercati internazionali.
La riunione tenutasi a Sofia il 28 ottobre, proprio mentre si verificava l’attacco, tra Bulgaria, Romania e Turchia, tre Paesi NATO che occupano posizioni geografiche complementari nel bacino, hanno condannato gli attacchi contro le navi commerciali e concordato di rafforzare lo scambio d’informazioni, la sorveglianza marittima, la consapevolezza situazionale e i sistemi di allerta precoce.
Hanno inoltre ribadito la necessità di coordinare le rispettive forze armate, proseguire la cooperazione per individuare e neutralizzare le mine marine e proteggere le infrastrutture critiche, comprese quelle sottomarine.
L’obiettivo dichiarato è tutelare la libertà di navigazione e contenere il rischio di escalation.
La rilevanza dell’intesa sta nella geografia operativa dei tre Paesi, la Bulgaria presidia il settore occidentale del Mar Nero, la Romania rappresenta un nodo logistico e portuale strategico attraverso Costanza e il delta del Danubio, mentre la Turchia controlla l’accesso al bacino dal Mediterraneo.
Il coordinamento tra questi tre punti può migliorare la capacità di individuare le minacce e condividere tempestivamente le informazioni, senza che ciò equivalga alla creazione di un comando navale congiunto o all’annuncio di una scorta permanente per tutte le navi mercantili.
La decisione di Sofia è, dunque, un rafforzamento della cooperazione regionale, non la prova che sia già stato definito un nuovo dispositivo operativo integrato.
Il Mar Nero è diventato una frontiera della sicurezza commerciale europea, dove la protezione della navigazione si intreccia con la deterrenza, la sicurezza delle infrastrutture e la tenuta delle catene di approvvigionamento.
La decisione assunta a Sofia da Bulgaria, Romania e Turchia risponde precisamente a questa vulnerabilità: proteggere i collegamenti che mantengono il Mar Nero connesso ai mercati globali significa difendere non soltanto le navi, ma una parte essenziale della sicurezza economica europea.





